sabato 18 maggio 2024

PUBERTA' MARIA LUZ

MARIE LUZ

Pubertà: diario di un'alunna

Traduzione Giorgio Marangoni

Prefazione

 

Nel pubblicare il diario psicoanalitico di una ragazzina austriaca, il professor Sigmund Freud lo ha presentato al pubblico in questi termini:

Credo davvero che mai prima d'ora siamo penetrati con tanta chiarezza e sincerità nei movimenti dell'anima che caratterizzano, negli anni della pubertà, lo sviluppo della bambina della nostra società, nello stato attuale della nostra civiltà.

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Vediamo qui l'aspetto originariamente presentato dai rapporti tra genitori, tra fratelli e sorelle; le amicizie nascere e poi rompersi; la tenerezza che cerca, a tentoni, i suoi primi oggetti; vediamo soprattutto come il mistero sessuale emerge, dapprima impreciso, poi, a poco a poco, si impossessa completamente dell'anima infantile.

Tutto ciò susciterà necessariamente il massimo interesse negli educatori e negli psicologi.”

 

È un documento dello stesso livello che mi è stato dato di portare oggi al pubblico. Quando qualche settimana fa una giovane donna venne a portarmi i quaderni dove ella aveva consegnato le sue impressioni, i suoi pensieri, i suoi desideri di allieva, tra il suo dodicesimo e quindicesimo anno d'età, di certo non sospettavo le rivelazioni che contenevano.

 

Ho letto, mi disse, nel vostro romanzo Il Serraglio, le pagine dove sono descritte le prime emozioni amorose di un giovane ragazzo. Ho pensato che forse questa confessione di una ragazzina vi interessava.

 

 

Essa mi ha interessato al punto che – con l'autorizzazione dell'autore – mi sono deciso a pubblicarla. In nessun libro francese avevo trovato fino ad ora la nascita, la crescita e la fioritura della sessualità nell'anima e nel corpo femminile esibite sotto la stessa luce.

Oltre al mistero freudiano, vi si scoprono delle impressioni d'infanzia che il più accorto degli psicologi non può più ritrovare, una volta sopraggiunta la maturità; poiché le ha, come tutti noi, dimenticate; che non riesce più a tradurre, nella totalità dei casi, con la stessa spontaneità.

Quelle riguardanti le malattie, i viaggi, gli spettacoli della natura, l'emulazione, la civetteria, hanno una penetrazione singolare. Niente è più osservatore di un bambino.

 

 

L'allieva parigina ha annotato tutto, quasi giorno per giorno, all'inizio con ingenuità; poi con più malizia; ma sempre con una accuratezza, una precisione inaudite.

Visibilmente questo diario era il solo confidente di questo piccolo essere ardente, sensibile e, come dicono i genitori, “chiuso in sé”.  Esso non le ha nascosto nulla.

Se la sincerità fa, come credo, il principale valore di una confessione, questa è, da Jean Jacques Rousseau in poi, il documento più completo e più inquietante che sia stato offerto ai lettori.

 

Louis Charles Royer

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23 giugno

Siamo arrivati da ieri e trovo che è alquanto triste qui. Le falesie sono sempre deserte.

Non ci sono che capre e asini; credo che non mi divertirò molto questa  estate.

Il proprietario ha 3 gatti. C'è una gattina grigia che è dolcissima e che mi viene sempre vicino. Fortunatamente potrò divertirmi con questi.

 

24 giugno

Andando a cercare dell'acqua sulla falesia ho incontrato una ragazzina che abita esattamente accanto a noi. Siamo tornate insieme. Lei si chiama Dédé. Accanto alla fontana c'è sempre un gruppo di ragazzi sporchi e maleducati che fanno schizzare l'acqua, uno se ne va via tutto bagnato. Che insopportabili mocciosi!

 

25 giugno

Quando sono uscita dal giardino, Dédé mi ha chiamata e mi ha chiesto se volevo giocare con lei. Siamo salite sulle falesie, corso per lungo tempo. Io corro molto più veloce di lei perché ho le gambe più lunghe.

Poi, rimaste senza fiato per continuare, siamo passate sul filo spinato di un giardino, per rubare delle fragole.

Siamo rientrate a casa quando è cominciato a imbrunire e le lumache sono uscite. Dédé mi ha baciata sulle due guance dicendo: “a domani”.

 

26 giugno

Non posso proprio correre oggi. Stamattina ci sono quei ragazzi che ci hanno scagliato le pietre, ne ho presa una alla tempia.

 

Ho inciampato cadendo sopra una pietra di selce. Avevo il ginocchio tutto sbucciato; il sangue colava sul mio calzino. Cosa mi sono fatta! Per non cadere di nuovo abbiamo colto dei fiori per intrecciare delle ghirlande e delle corone. Solo che, non sapendo io farle, Dédé mi ha dato delle sue. Ne abbiamo messe alcune in testa, intorno al collo, alla vita.

Abbiamo danzato; ma questo non mi piace, perché non è divertente farlo in due.

 

27 giugno

Abbiamo fatto altre ghirlande di margherite e delle corone fatte di ranuncoli;  molto graziosi i ranuncoli, ma appassiscono velocemente.

Ne abbiamo messe intorno alle corna della capra di madame B... e intorno al collo. Era pure molto graziosa; essa scuoteva la testa ogni tanto per far cadere i fiori, ma quelle restavano al loro posto.

Dédé ha detto che era come alla festa dei fiori. Ma la pioggia è caduta forte di colpo. Ci siamo rifugiate sotto un capannone. Ci siamo bagnate lo stesso. Cosa prenderò mai ancora! Sperando che ci asciughiamo prima che arrivi mamma!

 

28 giugno

Sono andata con Dédé a fare una commissione per sua mamma. Al porto c'erano dei ragazzi che si spintonavano e che ci hanno spinte al nostro passaggio. Dédé è caduta e ha pianto come una bambina di 6 anni. A Dédé non piace giocare con i ragazzi perché sono troppo brutali. Quanto a me, non gioco con i ragazzi perché non ne conosco.

La mamma di Dédé ci ha dato della marmellata sopra il pane per aver fatto la commissione. Ma Dédé è stata obbligata a stare con sua mamma per aiutarla. Che sfortuna!

 

30 giugno

Oggi domenica ho potuto indossare il mio abito in taffetà grigio. Come ero elegante! Dédé e sua sorella di 13 anni hanno osservato che era vergognoso avere un abito senza maniche e così corto; mi ha chiesto perché non indossavo le calze ma dei calzini come i ragazzi. Le risposi che le calze erano per le signore o per le signorine, ma che ero ancora troppo giovane per portarle; che gli abiti senza maniche e molto corti erano molto più chic degli altri. Le ho chiesto perché era vergognoso. Lei mi ha risposto: “perché lo ha detto mamma, non bisogna mostrare le gambe quando si ha una istruzione così elevata!” Ho risposto che era bene per le ragazze di campagna avere dei grembiuli a pieghe e le calze, che a Parigi sapevano ciò che era bello meglio che al suo sporco Tréport. Lei era se ne è andata risentita.

Stupidina! Và là. Se crede che la cosa mi importi!

 

 

3 luglio

Dédé è tornata a giocare con me. Mi ha detto che il mio abito di lana rosso andava benissimo. Le piacerebbe altroché provare il mio grande cappello di paglia. Questa cosa non mi piace, potrei prendere i pidocchi.

Ha rotolato le calze per farne dei calzini come a Parigi. Le sarebbe di sicuro piaciuto togliersi il grembiule; ma avendo paura di sporcarsi se lo tiene ancora. Si mette una cinghia sopra, è molto più grazioso.

Abbiamo incontrato i ragazzi dell'altro giorno.

Ci hanno detto: “Ehi ragazzine volete giocare con noi?” Dédé ha detto no. Io ho gridato “fatevi sotto”. Loro hanno risposto “fatevi sotto” e tutti abbiamo giocato al gioco dei 4 cantoni. Il più vecchio che si chiama Maurizio si è sempre scambiato con me. Quando lui è andato via Dédé mi ha detto: “è un tuo buon amico Maurizio?”. Cosa vuol dire questo? Anche lei è una mia buona amica.

 

4 luglio

Dédé mi ha detto che “buon amico” significa del tutto un'altra cosa. Le sue sorelle ne hanno uno. Non bisogna dirlo ai genitori perché non lo permetterebbero. Le sue sorelle prenderebbero delle sberle se la loro madre sapesse che vanno con i ragazzi. Perché? Dédé pure ha un buon amico. Si chiama Roger ed è l'amico di Maurizio. Ma è molto più giovane. Ha solo 12 anni mentre Maurizio ne ha 13 e mezzo. Proprio 15 mesi più di me. Un buon amico vi bacia e vi dà sempre qualche cosa. Madeleine, la sorella di Dédé, ne ha uno, si baciano tutto il tempo, lui gli ha dato delle caramelle e anche una collana. Lui la chiama mia cara. Dédé dice che è perché lei è graziosa che ha un buon amico; che, quando sarà una signorina, ne avrà uno. Se lei pensa che alla nostra età non possiamo dirci giovani ragazze! Non adulte, questo è sicuro! E poi io che sono molto più bella di Madeleine potrei bene avere un buon amico. Innanzitutto, ne ho uno, è Maurizio. Non mi ha ancora baciata ma forse non osa. Vorrei proprio averne uno poiché fa tutto ciò che una vuole, e poi la cosa farebbe infuriare Dédé e Madeleine!

 

5 luglio

I ragazzi sono tornati a giocare con noi. Maurizio ha voluto giocare a nascondino. Quello alla tana è Raymond, Maurizio mi ha portata in un bel nascondiglio che già conosceva.

Eravamo talmente ben nascosti che gli altri non ci trovavano.

Maurizio mi ha presa tra le braccia domandandomi: “Vuoi essere la mia buona amica?”. Ho detto sì, lui mi ha baciata sulla spalla dicendomi “ti amo”.

Poi abbiamo giocato ai ritratti. Ho avuto 4 penitenze ma Maurizio se le è accollate lui perché non mi annoiassi. Lui è molto gentile. Dédé è fuori di sé. Questo le insegnerà a non impicciarsi di me per i miei abiti corti.

 

9 luglio

Oggi ci siamo divertiti un mondo. Eravamo seduti sulle falesie e Maurizio mi ha riempito d'erba nel collo. Lui ha voluto togliermela e mi ha fatto il solletico allo stesso tempo. Era molto divertente. Abbiamo ricominciato. Roger ha fatto altrettanto con Dédé. Ma Raymond, tutto solo, era ben contrariato. Allora mi ha pizzicato le gambe. Abbiamo talmente riso che avevamo le lacrime agli occhi.

Fortuna se ritornano domani! Mi sono procurata una lavata di capo perché sono rientrata troppo tardi e perché la cena era già servita. Se domani non potessi uscire dal giardino sarebbe molto seccante.

 

10 luglio

Sono uscita, per fortuna! Sono troppo felice perché Maurizio mi ha detto che sono carina, molto più di Dédé, e che vorrebbe sposarmi e che avremmo avuto molti bambini. Ho avuto voglia di chiedergli come nascono i bambini ma non ho osato perché è un ragazzo. Mi ha baciata sulla bocca come al cinema. Poi è andato perché doveva uscire con i suoi genitori. Mi sono annoiata tutto il resto del tempo con Dédé che mi parlava di Roger. Se crede che m'importi! Ho voluto dirle quello che c'è stato con Maurizio; ma lei parla sempre, allora tanto peggio! Almeno con Maurizio posso parlare.

 

12 luglio

Adesso so come nascono i bambini. Me lo ha detto Dédé. Lo sa da parte di un'operaia che lavora da lei. Mi hanno già detto che i bambini sono nel ventre della loro madre, ma ciò che non riesco a spiegarmi è come fanno a uscire. Ebbene! Dédé mi ha annunciato trionfalmente che aprono il ventre della madre con un coltello apposta. È il dottore che lo fa o una ostetrica. E pare che il bebè resti 9 mesi nel ventre della madre. Come può respirare? Dalla bocca della madre senza dubbio. Ciò deve essere allarmante. Ci penso sempre.

 

13 luglio

Non sono andata più avanti, al contrario. Dédé è una piccola stupida; vuole fare quella che sa tutto. Perché agita la mano dicendo: “sai piccina mia, e questo e quello”, crede di impressionare. Che sbruffona! Ma io sono lo stesso più intelligente; ciò che dice non può essere vero. Innanzitutto gli animali fanno i loro piccoli arrangiandosi da soli. Le gatte e le cagne per esempio. Le femmine fanno davvero i loro piccoli nei treni, perché l'ho sentito dire. In treno nessuno comunque apre loro la pancia. Ho anche sentito raccontare che una femmina aveva avuto il suo piccolo in un campo, tutta sola, allora come avrebbe fatto?

Tutto questo non mi spiega per dove passano. Mi sono certo fatta un'idea, ma è impossibile che una cosa così grossa che vi fa un ventre così grosso possa passare per un buco così piccolo! Ne riparlerò con Dédé.

 

14 luglio

Non ne ho il tempo oggi, perché ceniamo prima per andare a vedere i fuochi d'artificio. Non c'è bel tempo, speriamo che non piova. Anche Maurizio ci va con i suoi genitori. Mi piacerebbe molto incontrarlo. L'ho incrociato poco fa sul pontile. Era con suo papà, è rimasto un po' indietro per lanciarmi un bacio. Spero di vederlo stasera...

 

15 luglio

Faceva molto freddo ieri sera; la mamma non ha voluto uscire per vedere i fuochi d'artificio.

Sono delusa e ho il muso da ieri. Non ho foruna! Dédé c'è andata; ha visto Maurizio con sua sorella, sua mamma, suo fratello e Raymond C..., avevano portato anche Roger. Lui non ha potuto parlarle perché i genitori di Maurizio l'avrebbero detto ai suoi. Sembrava molto carino. C'erano i razzi, le girandole e il gran finale che è durato molto. Ho visto i razzi dalla mia finestra. Non ne vedrò più prima del 15 di agosto.

Se fanno lo stesso di questo ne vale la pena...

Non fa niente, bisogna essere cattivi per non lasciarmici andare!

 

18 luglio

L'idiota che abita nel primo seminterrato al fianco nostro ha una bella gatta di tutti colori. Ha avuto 6 micetti e me ne ha promesso uno.

Ho scelto il più bello, il più forte. È rosso a strisce. Potrò prenderlo quando non succhierà più il latte. Sembra che non veda chiaramente all'inizio.

Vorrei già averlo.

 

23 luglio

Sono andata a vedere il mio piccolo gattino. È così carino quando succhia. Ha una boccuccia tutta rosa e un amore di nasino. Lo avrò presto.

 

25 luglio

Ho il mio gatto; è una meraviglia, molto selvatico e graffia già magnificamente. L'ho battezzato Limone, ma la cosa lo lascia completamente indifferente. Dédé non esce questi giorni, essendo troppo raffreddata; sua madre non vuole nessuno che vada a farle visita. Mi piacerebbe molto che guarisca. Maurizio è tornato a Parigi per alcuni giorni con suo padre.

Sono sfortunata, mi annoio tutta sola.

Passo le giornate sulla falesia con le capre e l'asina della casa di famiglia. Si chiama Pasticcino. È una bestia molto testarda. Quando vanno a cercarla per andare alla stazione, al mercato o alla scuderia essa si rifiuta ostinatamente. Si innalza con le zampe davanti e abbassa la testa imbronciata; c'è bisogno di un tempo interminabile per farla avanzare.

 

30 luglio

Maurizio torna domani con sua zia e sua sorella. Favoloso, si può far casino di nuovo.

 

30 luglio sera

Dédé esce un po', ma ancora non viene a giocare. Ora che Maurizio ritorna, lei potrà uscire; come se lei non avesse potuto aspettare, per ammalarsi, il ritorno di Maurizio!

 

31 luglio

Maurizio è qui.

 

1 agosto

Sono andata a passeggiare con Maurizio dopo cena. Il tempo era splendido.

Sono riuscita ad ottenere il permesse di uscire a condizione di non allontanarmi e di rientrare quando mi avessero chiamato. Ma invece siamo corsi fino al mare. Ho strappato il vestito contro i rovi e ho le gambe tutte graffiate. Maurizio non parlava molto, nemmeno io. Ma le poche cose che mi ha detto mi hanno fatto un bel gran piacere.

Mi ha detto: “Hai degli occhi incantevoli. Sono verdi, mutevoli come il mare... E poco dopo: “Tu cammini divinamente bene, sei sottile e flessibile come una vite... “. Al mio ridere mi ha risposto: “No, no, ti assicuro, non sto scherzando. Papà lo diceva a mio zio stamattina quando ti hanno incontrata al porto. Sei la ragazza più carina della tua età che ci sia qui. Sono fiero di averti come amica”.

Mi ha baciata sulla bocca. Mi ha promesso che per il 15 di agosto saremmo andati ai fuochi d'artificio e alla festa insieme. Sono contenta!!! Vorrei vedere la faccia di Dédé quando le racconterò tutto questo.

 

2 agosto

Dédé è venuta a giocare oggi, è diventata un po' pallida. Ieri sua mamma è uscita tutto il giorno per andare a fare grandi pulizie e Roger ha approfittato per venirla a trovare. L'ha baciata sulla bocca e sul collo. Ha anche avuto il coraggio di carezzarle il petto. Voleva spogliarla ma lei non ha voluto. Lei si è fatta guardare appena dalla scollatura del suo corpetto. Lui le ha detto – sembra - “sono molto belli, fatteli baciare”. È stata lei a farmi un racconto di questo, ma forse se l'è aggiustato un po'.

Innanzitutto non è vero che lei ha delle belle tette. Non le ha più grandi di una bambina. Cosa lei non pensa!

 

3 agosto

Maurizio, Dédé, Roger e io siamo andati in spiaggia per sguazzare in acqua. Roger si è ferito a un piede su un ciottolo. Abbiamo raccolto dei ciottoli meravigliosi. Ne ho preso uno violetto che brilla come mica, ma solo quando è bagnato.

 

4 agosto

Stamattina siamo salti sulle falesie. Camminavo davanti con Maurizio, Dédé correva dietro con Roger e Raymond spintonandosi come degli imbecilli. Il mare si stava alzando. Il vento soffiava molto forte. La cosa mi piaceva molto perché i miei capelli volavano e mi piaceva sentire il fresco sotto il vestito.

Maurizio mi ha detto che vedeva le mie mutande e Dédé ne era contenta credendo che io ero risentita; io gli ho detto: “non fa niente, ho delle mutandine chiuse!” Maurizio, Roger e Raymond se la ridevano forte. Lei non può dire altrettanto, lei che non porta mutande per niente.

 

7 agosto

Ieri di ritorno dalle falesie abbiamo riso un sacco. Discendevamo dalle vecchie scalinate di pietra, quando i ragazzi hanno avuto l'idea di scivolare giù per le rampe. Naturalmente ho fatto come loro e, con il pretesto di aiutarmi a non cadere, Maurizio mi teneva per i fianchi.

Come mi disponevo a cavallo della rampa (era una rampa doppia) per scivolare, le gambe divaricate, Maurizio mi ha messo le mani sulle ginocchia, poi, poiché non mi muovevo, mi ha tirato su la gonna  e mi ha baciato la coscia, chiamandomi la mia piccola cara donna...” Mi ha chiesto di lasciarlo guardare ma io non ho voluto. Avevo le orecchie caldissime.

Gli altri arrivavano sempre come dei pazzi. Dédé crede che non l'ho vista baciarsi sulla bocca con Roger. È per questo che ci hanno messo tanto per raggiungerci.

 

8 agosto

È uno spasso!!!

Stamattina Dédé non è venuta, Maurizio non può quasi mai venire prima del pomeriggio, dunque ero sola.

Ho giocato con Maunours, il grosso cane della banca. Lui correva dietro a Pépette la cagnolina che mi adora. Lui è un San Bernardo, lei un fox-terrier.

Maunours annusava sempre sotto la coda, Papette scappava. Ma è riuscito a prenderla tra le sue zampe anteriori. Aveva tirato fuori una lingua grande così.

Avevi voglia di chiamarlo, non voleva venire. Io avrei tanto voluto che non scappasse, perché è divertente quando i cani sono incollati. La padrona di Maunours lo ha attaccato alla sua sedia pieghevole. Ansimava forte e aveva una cosa rossa che gli usciva.

 

10 agosto

Maurizio era in punizione e non è potuto venire. Roger e Dédé cantavano tutto il tempo, io ero annoiata. Hanno fatto cadere Dédé che è arrossita fino a divenire scarlatta perché Roger ha visto la sua... Sono stata io a dire a Roger che Dédé non portava mutande. È per questo che lui l'ha fatta cadere.

 

11 agosto

Oggi eravamo ancora tutti e quattro insieme. Roger e Maurizio hanno buttato Dédé a terra e hanno alzato i suoi vestiti. Mia cara, si vedeva tutto! Maurizio ha detto che lei era proprio una bambina e, poiché lei diceva che non era vero, lui ci ha spiegato che quando una è donna o una ragazza adulta, allora ha peli in quel posto là e sotto le ascelle.

Ora so perché i miei genitori ce li hanno e io invece no.

 

13 agosto

Maurizio è davvero depravato.

Eravamo nel piccolo sentiero, tra due siepi, che passa vicino alla capanna del padre Julien, quando mi ha stretto forte a sé domandandomi se l'amavo molto.

Io gli ho risposto di sì. Allora ha sbottonato i pantaloni per farmi vedere il suo coso. Voleva a tutti i costi che io lo toccassi. Ah! Bene allora!

 

14 agosto

C'è un giovanotto che ha 18 o 20 anni almeno, che viene da noi con una macchina cisterna a prendere l'acqua dalla presa. Non è bello, ma è molto più adulto di Maurizio; e poi lui è un vero uomo fatto. Dicono che ha fatto un bambino con una ragazza del porto.

L'altro giorno lo stavo guardando mentre prendeva l'acqua; mi si è avvicinato domandandomi l'età. Dodici anni! Allora mi ha detto che mi avrebbe mostrato qualcosa nella casa in costruzione lì accanto.

Sono entrata con lui, mi ha spinta contro il muro in un angolo, poi ha fatto come Maurizio dicendomi: “ti piace? Sai cosa è? Sei simpatica, te lo metterei bene...” Non osavo muovermi. Ma sentivo che ero tutta rossa. Ha ascoltato se veniva nessuno e non sentendo rumori mi ha preso la mano con forza e me l'ha messa sul suo coso. Non racconterei questo a nessuno; neanche a Dédé perché, se lo sapesse mamma, non so cosa gli succederebbe”

 

15 agosto

Sono stata alla festa con Maurizio e tutto il gruppo. Siamo saliti sulla calcia-in-culo. Non venivo più giù talmente mi piaceva. Si gira in aria. Passando sopra il porto ho una paura matta di cadere nel fango.

Ciò mi chiude il cuore forte forte. È una delizia.

Maurizio mi paga dei giri di giostra e delle barrette di torrone. Sono salita con lui su un grande dondolo da equilibrio. Si stava in alto tutto. Che spavento”

Stasera fuochi d'artificio. Stavolta ci vado.

 

16 agosto

I fuochi erano stupendi. Mi sono molto divertita. Rientro a casa all'una del mattino.

 

22 agosto

Il giovanotto si chiama Marcel Jacquin. Ha 18 anni. È l'amante di una che sta sotto il lampione e fa le notti al porto. È stata la domestica di madame Durant a dirmelo.

 

23 agosto

Marcel è tornato. Mi ha fatto l'occhiolino e mi sono avvicinata. “Ti darei volentieri una botta, piccole viziosetta, mi ha detto, ma sei troppo giovane. Sarebbe uno spreco. Vattene a giocare con le bambole, va!”

Che imbecille! Se crede che mi piace giocare alle bambole!

Sono ritornata arrabbiata. Ho letto una storia d'amore che mi ha prestato Dédé. Lei l'ha rubata a sua sorella maggiore.

 

 

25 agosto

Maurizio mi sembra stupido, adesso che ho conosciuto Marcel.

Purtuttavia gioco ugualmente con lui. Ma penso sempre a Marcel.

Che tipo aggressivo sei, Marcel!

 

 

26 agosto

Marcel è di nuovo tornato. L'ho avvistato dall'alto della costa; sono rientrata subito alla casa dell'altra volta. Facevo quella che mena il cane per l'aia. Quando mi ha vista ha riso mentre mi raggiungeva. “Ti è piaciuto l'altra volta?” Siccome non rispondevo, mi ha tenuto le mani sollevandomi la gonna: “oh hai le mutande mia cara!”.

Ha baciato le mutande , mi ha toccato con l'altra mano. Mi ha pure baciato sulla bocca! Ha continuato per bel po', vorrei che venisse tutti i giorni.

 

 

2 settembre

Siamo tornati a Parigi. Cosa che mi infastidisce. Non ho rivisto Marcel che una volta e da lontano.

 

 

3 settembre

Maurizio mi ha spedito una cartolina. Sono ancora là, loro.

Dédé non mi scrive nemmeno, io che le ho regalato una collana prima di partire!

 

 

10 settembre

Come mi annoio, mio Dio, come mi annoio!

 

 

28 settembre

Ho avuto l'angina, ma sono guarita completamente. Sono ancora così annoiata! C'è un giovanotto in un angolo, là dabbasso, tutte le sere. Quando vado a comprare il pane lui mi guarda sempre.

 

 

30 settembre

Mia mamma ha detto che le ragazzine non sono sempre come sono io adesso.

Quando sarò un po' più grande, al momento di diventare donna, mi capiterà una cosa. Perderò del sangue, tutti i mesi, da quel posto... Bisognerà dirlo a mamma che mi dia un fazzoletto per non macchiare. Non bisogna fare il bagno né lavarsi i piedi in acqua fredda quando si è in quello stato. Quella cosa si chiama mestruazione e quando una le ha si dice che è “indisposta”.

Non l'avrei mai sospettato una cosa simile! È dunque per questa cosa che i fazzolettini di mamma non sono mai stati usati per riservarli a me.

 

 

3 ottobre

Siamo tornate in classe da 4 giorni. La maestra mi sembra molto gentile. Si chiama madame Labranche.

Siamo in 39 allieve. Le altre non riescono a credere che, per il primo anno dove io vado a scuola, io rientri direttamente in prima, ovvero nella classe del diploma.

Sono a fianco di Pluvier, una bionda molto allegra e molto attiva. Io sono la più adulta e per questo mi fanno aprire e chiudere le finestre.

 

 

8 ottobre

Pluvier scherza sempre. Si fa espellere dalla classe in ogni momento. Germaine Dupuis assomiglia alla Gioconda. Le ho dato questo soprannome. Quasi tutte abbiamo un soprannome. Mi piace molto darlo. Eccone alcuni. Pluvier è la Furfantella; Werranch la Grande Tacchina perché si pavoneggia come quell'uccello; Lavienne l'Innocente; Grandi la Sciattona; Brut la Spilungona; Grandpin la Sorpresa perché fa solo rare apparizioni a scuola; Gilmous la Giudea; Nimois che assomiglia a un neonato molto saggio, molto ordinato, dalla vocina flebile, è la Modella; Fonce è la Flaccida dai lunghi capelli; che scemotta, quella! Rénouère è Panico. Lei non c'è mai; perde di continuo la testa, non sa mai se ha fatto bene o male, né sa che deve fare. A parte ciò è graziosa, tutta riccia, bruna, piccola e vivace. I suoi grandi occhi neri brillano, ma non capiscono mai cosa c'è intorno. A me mi chiamano I Flauti a causa delle mie gambe esili. Bene” mi piace di più come io sono piuttosto di avere dei prosciutti come Dupuis.

 

 

11 ottobre

Domani mercoledì composizione di francese. Mi piace molto quel giorno, sono la migliore in scrittura.

 

 

12 ottobre

Naturalmente ho fatto una figurona. Tutte le correzioni, me le hanno fatte fare a me. È incredibile gli errori che si possono incontrare in un compito di questo tipo.

Tutto il pomeriggio è speso prima a scrivere, poi a correggere.

Ho sempre finito per prima perché non faccio minute. I miei testi sono più lunghi delle altre. Lavienne aveva copiato il testo di una poesia di chi non so più. Olga la russa aveva mescolato la primavera con l'autunno, è di un effetto sorprendente. Quelle ochette hanno tutte, eccetto me, copiato almeno una frase di un autore qualunque, ma sempre molto conosciuto. Ci siamo divertite a scoprire a quali passi esse appartenevano, di che autori fossero. Che plagio!

Ho preso 9 su 10 per la mia composizione. Oggetto: la primavera. Dite ciò che vedete in primavera. Impressioni sonore. Conclusioni.

Ho avuto le congratulazioni della maestra; delle scolare e anche della direttrice (ma sì mia cara!).

 

 

17 settembre

Lunedì, giorno di disegno. Ancora un giorno gradevole. Io e Nimois siamo le più forti. Dovevamo disegnare la testa di un'allieva, poi colorarla ad acquarello.

Loro avevano tutte fatto delle teste come quelle che i ragazzi della materna disegnano sui muri. Io ho preso la testa di Angèle Liégel vista da dietro. Essa occupava quasi tutto il foglio, mentre le altre avrebbero potuto metterne 60 di teste come erano quelle che facevano. Congratulazioni e disegno dato come modello.

Ciò ha sconvolto Nimois che ha pianto dalla rabbia.

 

 

25 ottobre

Abbiamo fatto un dettato e dei problemi. Ho fatto 6 errori nel dettato. È molto meglio di prima; ma a confronto di Andrée Jacques e di Jacqueline Nimois è pietoso!

È una fortuna che mi rifaccia in aritmetica. Non ho avuto che un problema di sbagliato su 10 e ancora era un errore di calcolo! Sono talmente sbadata.

 

 

26 ottobre

Mercoledì. Finalmente. Di nuovo composizione. Soggetto: Fate il ritratto di una persona di vostra conoscenza (naturalmente).

Nimois ha fatto il ritratto di sua mamma Completamente idiota. Delle frasi di questo tipo: “la mia mammina è meravigliosa, ha denti abbaglianti, capelli splendidi. Nessuna è così bella come la mia cara mammina”, e via di questo passo. Non risulta se sia grassa o minuta, bionda, rossa o bruna, né quanti anni abbia, né di che colore siano i suoi occhi, la sua carnagione, né quale la sua voce, né le sue maniere. Niente di tutto.

Io ho fatto il ritratto di papà. Riuscito benissimo, senza esagerazioni, preciso, chiaro e gradevole da leggere. Non si trovano cose come “i suoi capelli sono così, i suoi occhi cosà” ecc.

Ho preso 9 e mezzo su 10, il voto più alto, senza contare me ovviamente, è stato 5. Nuoto letteralmente nell'orgoglio. Come le guardo dall'alto le altre, quel giorno!

 

 

3 novembre

Ci siamo, sono arrivate!

Per fortuna lo sapevo. Avrei avuto una bella paura senza saperlo.

Abbiamo spostato dei mobili; ho dato una bella mano e tutto d'un colpo, mentre spingevo il letto, ecco che sento qualcosa di caldo che mi cola lungo le cosce. Corro al gabinetto. Era quella cosa.

Ho gridato: “mamma, mamma, ci siamo, sono indisposta”.

Mamma, contenta, mi ha prestato uno dei suoi fazzolettini ed è uscita a comprarne per me la sera.

Sono felice di essere una donna. Maurizio può pure mandarmi delle cartoline, me ne infischio, un pivello del genere!

Potrei sposarmi,adesso, potrei avere figli.

 

 

5 novembre

Venerdì, giorno triste, nefasto, giorno di orrori, di punteggi bassi, di umiliazioni, di nuvoloni neri! Giorno di lezione di storia francese, per finire!

Ho preso 6 su 10. Molto dolorosamente, farfuglio. Scompiglio le date. Non me le ricordo bene, ma faccio della gran confusione.

È il giorno di gloria per Fonce, la flaccida con i capelli lunghi. 10 su 10. Mando uno schiocco! Dato che è la peggiore in disegno e in composizione, mi ha lanciato una di quelle occhiate! Trionfante vendetta su me!

Aspetta, vecchia mia, la prossima volta, prenderò 10, allora sì sarà pazzesco.

 

 

14 novembre

Sono andata al cinema con mia zia. Avevo al mio fianco 3 giovanotti. Il biondino accanto a me aveva circa 18 anni. Mi guardava sempre. Io facevo finta di non accorgermene. Sembrava a posto, ma... ma sentivo lo sfregamento di una gamba contro la mia. Subito non ho capito. Poi, a poco a poco, poiché non mi ritraevo, mi ha preso la gamba nelle sue e la sua mano è arrivata sulle mie ginocchia. Mi accarezzava lentamente, dolcemente, senza guardarmi. La sua mano è salita sotto il mio vestito, per fare sosta fissa... in quel posticino caldo, così gradevolmente sensibile alle carezze. Mi ha detto: “metti il tuo cappotto sulle ginocchia”, e io ce l'ho messo...

Per tutta la durata del film mi ha accarezzata così, la sua mano tremava un po'. Io chiudevo gli occhi dal piacere. Non ho visto quasi niente del film, talmente avevo la mente altrove. Era un film d'amore, una bella storia,; non così bella come la mia che comincia.

Ritornerò tutte le domeniche al cinema.

 

 

16 novembre

Lunedì. Di nuovo disegno. Soggetto: mazzo di viole. Tremendo. Successo. Il mio era ancora il migliore poiché gli altri non assomigliavano a niente.

 

 

24 novembre

Mercoledì. Composizione. “Conoscete un animale, gatto o cane, descrivetelo. Caratteristiche”. 9 su 10. Molto bene, un complimento a me.

 

 

27 novembre

C'era dabbasso un gruppo di giovani, quando sono scesa a comprare il pane.

Mi hanno fatto delle battute mentre passavo. Avevo il mio capotto grigio con il mio cappello di velluto marrone. Mi ancheggiavo più che potevo.

Io li guardavo senza alcun imbarazzo. Con i miei occhi che, lo so bene, attirano gli sguardi. Adesso scendo il più spesso possibile! Ma non è spesso, ahimè!

 

 

28 novembre

Ho fatto la conoscenza con una specie di rasta. Nero di capelli, olivastro di carnagione, ha un'aria sospettosa e inquietante.

Quando può mettermi in un angolo mi prende il braccio passandomi sul corpo le sue mani magre.

Ha occhi di bragia, denti bianchissimi. Non parla bene francese. Oggi pomeriggio viene al cinema dove gli ho dato appuntamento. Gli ho detto che vi andavo con mia zia, che quello che doveva fare solamente  entrare, aspettarmi e poi sedersi accanto a me.

 

 

La stessa sera

Il mio spagnolo è venuto al cinema e tutto è andato come previsto.

Mi accarezzava molto meglio del biondino. Devo dire che è pressappoco un 35enne.

Mi diceva, vedendomi fremere, gli occhi chiusi, le labbra secche: “signorina, vi amo alla follia, mi sono davvero innamorato di voi. Siete calda e voluttuosa come una gatta. Vi amo signorina. Farò tutto ciò che volete, delle carezze folli, che non conoscete. Io so un sacco di belle cose”.

I suoi occhi brillavano nell'ombra. Mi ha preso nervosamente la mano dicendomi: “procura di contraccambiar! Tocca, lo voglio! Sei una piccola...” (non so quella parola in spagnolo). Sono uscita dal cinema con il mal di testa, ma con la voglia di passeggiare da sola.

Quando sono andata a letto mi sono guardata allo specchio tutta nuda e ho trovato che ero davvero bella. Ho dei piccoli seni gonfi. Il ventre piatto, le gambe lunghe, nervose. Ho la vita arcuata, flessuosa, i fianchi elastici, stretti ma ben definiti. Sono graziosa, che dire di più!

Capisco che lo spagnolo si è innamorato di me.

Lui non mi piace, ma mi piacciono le sue carezze e farlo impazzire, come dice lui.

 

 

1 dicembre

Ho portato la conversazione, in classe, su una faccenda che mi preoccupa da un po' di tempo. Volevo sapere quante in classe mia erano sviluppate. Dalla mia piccola inchiesta ho concluso che ero molto più avanti delle altre da questo punto di vista. Ce n'è una sola, Werranch, che lo è da 2 mesi, ma lei ha 4 mesi più di me.

Ciò ci dà un prestigio che ci invidiano molto.

Noi siamo “le mature” come quelle della classe del pre-apprendistato. E ancora! Ce ne sono molte che non “lo” sono. A tutte e due ci fanno tante domande su questo argomento. Lucie Pluvier mi ha chiesto se la cosa faceva male quando venivano. Le ho risposto di no; ma Werranch le ha detto il contrario. Ne ho concluso che ciò dipendeva dalle persone.

Lavienne credeva che veniva giù a fiotti e che non si poteva uscire in quei momenti.

Grendix ne ignorava completamente l'esistenza.

Come ha potuto non saperlo, stando a scuola dall'età di 7 anni? Sono compiaciuta di sapere che una sola è come me in classe.

6 dicembre

Werranch mi racconta delle storie dato che sono come lei.

Lei trova che non se ne può parlare con “le piccole”. Che ci sono certe cose che quelle non possono capire. Lei si fa le unghie, i  cappelli ondulati, non gioca con le ragazzine, le altre lo giudicano un comportamento affettato.

Lei ha un “buon amico”, un flirt. Si chiama Georges, ha 17 anni. È abbastanza timido.

Si vedono la sera, dopo i corsi. Lui le ha chiesto di fare l'amore. Naturalmente lei non ha voluto.

 

 

Domenica 5 dicembre

Siamo arrivate in ritardo al cinema, ciò che fa che né il biondino né lo spagnolo si siano potuti sedere accanto a me. Solo che, dietro, si trovava un gran tipo, magro, biondo, occhi blu dolcissimi, l'aria di una piccola canaglia ma non si può avere tutto.

Subito non mi prestato attenzione.

È stato quando è tornato a sedersi, dopo l'intervallo, che ha avvicinato la sua testa alla mia. Sentivo il suo respiro caldo accarezzarmi la nuca; vedevo di sottecchi i suoi occhi chiari che mi guardavano. Con molta cautela mi ha sfregato dietro con il suo ginocchio. Le sue mani azzardano, poi hanno mi hanno stretto in vita, sono salite fino ai miei seni e li hanno stretti. Sono scivolata un po' sulla mia sedia affinché nessuno se ne accorgesse.

Ha continuato così fino alla fine. Non ho mai provato tanto piacere. Prima di partire mi dato dei baci, lunghi, deliziosi, sul collo, tra i capelli. Lo racconterò a Werranh. Sono sicura che proverà della gelosia.

 

 

Mercoledì 8 dicembre

Decisamente penso sempre a Ernest, il tipo del cinema, l'ultimo.

Ho raccontato il fatto a Werranch che mi ha detto di trovare un'idea validissima quella di andare tutte le domeniche al cinema con Georges e mamma.

Ma se è sempre lo stesso compagno sua madre finirà per sospettare qualcosa.

Non è furba.

 

 

Giovedì 9 dicembre

La mia composizione di ieri è andata benissimo. Ho preso 9 e 3 quarti. “per non darti 10”, mi ha detto madame Labranche, “Ti piace scrivere, non è vero?”.

Werranch mi ha chiesto se non scrivevo un diario. Io le ho chiesto la stessa cosa. Anche lei ne scrive uno. Non so cosa questa ragazza secca, brutta e abbastanza stupida possa metterci dentro.

Se mi occupo di lei è perché, credoo, voglio allontanare da me il ricordo di Ernest. È un uomo sposato e padre di famiglia; sua moglie è di nuovo incinta. Ha proprio del coraggio a venirmi dietro. Ma gli uomini sono così disgustosi!

Tuttavia l'avrei rivisto volentieri. Essere di nuovo massaggiata, toccata da lui. Non sono più...vorrei rivederlo, ma non può essere mio marito perché è già sposato.

Non dormo più. C'è qualcosa che mi manca. Ho voglia di una cosa che non conosco. È come essere in un sogno dove le immagini sono molto fluide, vaghe, che non possono focalizzarsi nella visione. Mi piacerebbe coccolarmi nelle sue braccia, nascondere la mia testa tra il suo collo, sentire la sua bocca sul mio corpo.

Mi piacerebbe averlo vicino nel mio letto, dato che sono coricata, ma non riesco a dormire.

C'è una luna magnifica che rischiara talmente che non altro paragone per descriverla. Ho voglia di alzarmi, cantare o piangere, e non posso fare altro che restarmene là, senza fare rumore affinché nessuno sospetti che sono sveglia. Domenica forse lo rivedrò...

 

 

La notte stessa

Che ora è? Mi sono rimessa a letto ma non riesco a dormire. Ascolto i miei vicini che si baciano. C'è solo una porta a separarci. Sento la rete del letto che scricchiola come per dei lamenti; poi dopo, l'acqua che scroscia, delle risate soffocate, delle pantofole che si trascinano sul parquet.

Sono in due e io sono sola, sola con tutti i miei desideri, i miei sogni, le mie speranze...

Proprio adesso la camera è piena dei bagliori del fuoco nel caminetto. Ero bene al caldo, stesa sul letto, le braccia piegate sotto la testa, gli occhi semichiusi, il tempo passava lentamente, lentamente, come sembra stillare la notte.

 

Pensavo a Ernesto, o piuttosto a un uomo che aveva i suoi tratti, vedevo i suoi occhi, le sue labbra, il suo collo sottile, le sue mani, grandi mani... Io le vedevo avvicinarsi a me sempre più grandi, e inconsciamente ho ritirato le mie da sotto la mia testa e mi accarezzavo i seni, il ventre con tanto piacere. Ho cominciato a provare piacere nel giocare con ciò che è proibito, con ciò che si suole nascondere pudicamente e di cui non si parla. Nella mia mente addormentata queste carezze così piene di malia mi erano fatte dall'uomo a cui stavo pensando in quel momento.

Ho finito per addormentarmi finché un rumore insolito mi ha risvegliata. Avevo ancora le mani nello stesso posto e ero piena di sudore...

Mi alzo perché credo che nevichi; vorrei ben sapere se non sia una illusione.

Effettivamente nevica. Domenica indosserò la giacca di talpa con il mio cappello rosso per andare al cinema. È mezzanotte meno dieci. Mi rimetto a letto per davvero.

 

 

Domenica 12 dicembre

L'ho rivisto, mi ha sorriso sedendosi accanto. Lo spagnolo che era là era furioso. Mi ha fatto di nuovo provare le sensazioni così belle come lui mi fa provare. Vorrei essere sola con lui, essere alla sua mercé, vederlo sospeso sopra di me con i suoi occhi pieni di desiderio, le sue labbra fresche tese verso la mia bocca, le sue grandi mani accarezzare il mio corpo alla stregua di un animale che ha bisogno di essere tranquillizzato.

Sognavo tutto questo guardandolo, mentre lui, lo sguardo nel vuoto, mordendosi le labbra con i denti, mi accarezzava quel posto così sensibile ai toccamenti che fino ad allora non aveva osato esplorare.

Le sue azioni si facevano sempre più esasperanti e, al mio chiudere le cosce, mi ha affondato le unghie nella pelle. Io ho ceduto. È tornato là da dove l'avevo allontanato per un istante. Questa sensazione di cedere a una forza più grande, come anche quella di persistere o di rifiutare una cosa desiderata, è per me una rivelazione di cui non sapevo. Ho molta più soddisfazione a rifiutare, per poi a accordare ciò che uno mi chiede (le carezze soltanto) che a offrirglielo o lasciarglielo prendere senza opporre resistenza.

Che giornata incredibile! Come vorrei essere a letto, sola nella mia camera per rivivere un po' quel che è avvenuto oggi.

 

 

14 dicembre

C'è Renouère, quella che va in panico, che si infila sempre vicino a me. È coccolona e frivola come un cane. Lei mi guarda con i suoi grandi occhi tondi e ridenti scuotendo i suoi boccoli bruni. Le ho chiesto perché mi gira sempre intorno. “Perché tu assomigli a un ragazzo”. Tu hai i capelli pettinati come loro, hai la voce più forte delle altre; quando litighi non gridi; quando hai brutti voti non piangi; tu non parli quasi mai; tu non ridi mai e prendi in giro tutti, poi dici delle storie che fanno arrossire...”

Lei è veramente stupefacente... A proposito, stamattina in classe ho preso l'astuccio di pelle del mio temperino, ho messo dentro un pastello grande, tagliato a cilindro e terminante a cono. La fine del pastello oltrepassava di poco l'astuccio che a quello formava una guaina con una piccola frangia tutto intorno. Ho gridato: “psst... Werranch, Pluvier, guardate. Loro hanno guardato, le altre pure ben inteso! Loro si sbellicavano.

Madame Labranche ha detto: “Che c'è dunque di così divertente? È Maria-Teresa che vi fa ridere così? Che può mai dirvi di così spiritoso?”

Era così buffo che non potevamo smettere di ridere. C'era Renouère che diceva disorientata: “che cos'è eh? Che cos'è?”

Come aveva capito, quella!

 

 

20 dicembre

No, decisamente, non ho fortuna! Ho la faringite. Da sabato sono a letto con la febbre, Mi fa male la gola e la testa.

Malgrado tutto sto bene a letto.

Fuori c'è freddo, la pioggia sferza i tetti, si schianta sul vetro. Fa scuro (sono appena le 5). Non è giorno di cinema, non perdo un gran che. Qui è bene, il fuoco crepita nel camino; il mio letto è caldo. Ho due libri nascosti sotto il cuscino: L'Avventura di Teresa Beauchamp e Lo Scorpione. Le palle d'oro delle arance, le mimose riempiono la camera di un profumo mediterraneo che mi mette nel di cuore una sorta raggio di sole e un angolo di mare blu. La notte conquista poco a poco tutti gli angoli della stanza. Ci sono solo le fiamme a rischiarare cantando dolcemente. Sto bene, sono calma, riposata, sento che dormirò bene.

 

 

24 dicembre

Stasera, vigilia di Natale, festa dappertutto... I negozi sono illuminati. Non so se è il riflesso di quelle luci su tutte le facce o la gioia interiore che ciascuno prova, ma tutti sono sorridenti, contenti, felici, tutti sorridono o ridono anche sinceramente ai balenii delle luci.

I più fortunati passano con le braccia cariche di pacchetti o con le mani piane, distese sotto un vassoio di ostriche fresche, portando fiori, dolciumi. Le bottiglie di buon vino si svuotano. Lo champagne spumeggia, brilla, diffonde la gioia con il suo flusso dorato; la sua schiuma bionda mette allegria ovunque. Si odono grida, risate, forchette che sbattono sui piatti. I bambini sono sovreccitati, impazienti di vedere cosa porterà loro Babbo Natale. Stasera delle persone si sveglieranno; faranno pazzie fino al mattino. Altri in famiglia mangiano a mezzanotte il tacchino farcito e la salsiccia tradizionale; le torte, la frutta, i liquori, i piatti di gala saranno serviti.

Ma io non esco. Non festeggerò il veglione neanch'io. Resto con mia zia, seduta fino alle 7 accanto alla finestra, la testa appoggiata ai vetri freddi, grondanti di nebbia, a guardar passare coloro che escono.

Abbiamo cenato come tutte le sere, tranquillamente. Ho mangiato la mia zuppa di latte, poi ci siamo divise una dozzina di ostriche. Per festeggiare un po' stasera abbiamo preso ciascuna una frolla alla crema. So pressappoco quello che mi daranno da mangiare domani.

 

 

La stessa sera, più tardi

I rumori si fanno più rari. Le strade sono ridiventate nere; più scure per essere state più illuminate. I negozi chiusi sono tristi e brutti. La neve cade poco, si contano i fiocchi. Le finestre fanno delle macchie vive nella notte fitta. Mi annoio. Sono le 10 meno un quarto. Me ne vado a letto.

 

 

25 dicembre

Natale. La neve cade fitta, tappezzando i tetti di ermellino immacolato.

Ho avuto da mamma una collana di perle appena rosee, in uno scrigno. Papà mi ha dato del denaro per comprarmi un cappello, una sciarpa e una scatola di cipria di riso. Ho anche un bastoncino di phitolacca per le labbra, ma non lo uso quasi mai, sennò me lo prenderebbero. Ho anche un fard per le guance ma per la carnagione molto pallida e per metterne pochissimo, questo non si vede. Mia zia mi ha regalato un piccolo flacone di profumo e un libro. Non vuoterò il flacone in fretta perché non mi piace. Preferisco i profumi naturali. Questo pomeriggio andremo forse al cinema. Preferisco andarci domani che è domenica.

 

 

1 gennaio

Oggi è un momento anche più allegro. Abbiamo mangiato bene. Abbiamo avuto cosciotto con fagioli e dei dolci. Abbiamo pranzato con champagne, cara mia! Il tempo è bello. C'è il sole. Andremo a passeggiare.

Mi annoio ancora. Mi annoio sempre.

 

 

10 gennaio

Mi diverto di più, comunque, quando sono in classe. Domani abbiamo composizione. Non ho brillato in storia né in scrittura. Scrivo male. “le tue lettere danzano sulle righe”; innanzitutto non so a cosa servono dal momento che scrivi al di sotto”, mi ha detto la maestra. Se sapesse come me ne frego! Che esse danzino o non danzino!

Werranch non c'è. Ha il raffreddore. Credo piuttosto che sia pigra! Ogni volta che è in vacanza ha una crisi di pigrizia che le dura quasi fino al rientro. A meno di essere in vacanza lei non vede più tanto spesso Georges, il suo innamorato.

Madame Labranche è abbastanza indulgente, come tutte le volte che ha potuto riposarsi un po' e distendere i nervi.

Non ho saputo bene la mia lezione di storia. Ma mi ha dato 7 lo stesso.

Non so cosa ho, sono stordita.

Sono spesso intontita in questi giorni, cosa strana.

Vorrei essere al tempo delle vacanze estive. Andare su una bella spiaggia assolata, dove sarei felice e potrei avere un innamorato, essere con lui, stare stesa senza far niente tutto il giorno in spiaggia con lui vicino, gli occhi persi nell'immensità del cielo, accarezzata dal vento, cullata dal canto del mare...

Sarebbe bello, ma ahimè, 3 volte ahimè! Siamo solo in gennaio!

 

 

11 gennaio

Mi hanno mandato da Werranch per avere sue notizie. Va un po' meglio ma non rientrerà ancora in classe. Lei ora si mette del rossetto sulle labbra. 

Si fa delle camicie con ricami e merletti. Ciò è per Georges. Lui passa davanti alle sue finestre e quando lei sa che i genitori sono usciti per un certo tempo, gli fa segno di salire.

Mi ha raccontato di amarlo, che vorrebbe diventare sua moglie. Questa piccola viziosa non vorrebbe fare l'amore con lui, anche potendo farlo liberamente. Lei preferisce farsi palpare le tette e altro. Solo che lui sembra stare cominciando a spazientirsi. Anche lui si fa toccare. Ha anche voluto farsi baciare il... Lei mi dice che non ha voluto, che si è arrabbiata; ma non ne sono sicura.

Lei non voleva raccontarmi nulla; me l'ha confessato a spizzichi; ho quasi dovuto succhiarglielo. Ecco come è successo: suono al suo campanello e lei stessa mi apre con il fard in faccia (senza dubbio lo stava aspettando) vestita con una vestaglia arancione (brutta per una bionda), delle scarpe alla polacca ai piedi, unghie fatte, ben pettinata.

Ehi ciao Marité, eccoti qua, che succede?

Sì, eccomi, è madame Labranche che mi manda per sapere come stai. Tua madre è fuori?

Sì, lei non torna prima delle 8, papà nemmeno; va meglio, ma ancora non vado fuori, ho avuto il raffreddore. Che novità da voi?

Niente, hai visto Georges?

Sì è venuto ieri.

Ah! che ti ha detto?

Oh niente, sempre la stessa cosa.

Parla dunque, Rolande, ti bacia bene?

Lei arrossisce e torce la cintura della vestaglia.

Niente male. Come sei indiscreta!

Non sono indiscreta, solo curiosa.

Silenzio per almeno 3 minuti; io riprendo, senza scoraggiarmi: eri vestita così quando è venuto?

Si sono sempre vestita così in casa (ma va' rompiscatole!).

Ah credevo che fosse una vestaglia di tua mamma. Perché una vestaglia di seta arancione a 13 anni, mia cara?

Oh no, è mia, come sei asina.

Questo è, ho fatto centro. Sembra risentita. È una vestaglia di sua mamma. Che pollastra alla fine!

Georges mi ha detto di essere molto graziosa così, lei continua.

Sì... Non te l'ha tolta?. Per vedere se non sei più bella tutta nuda?

Oh, come sei viziosa. Lui voleva ma non ho accettato!

Pensa un po'!, ti ha baciata sulla bocca?

Sicuro!

E poi dove?

Sul collo, tra i capelli... tutto qui.

No, e poi ancora? Sulle tette?

Sì.

E poi su... Ti ha baciata là, vero?

Sì là, come sei curiosa e voleva anche che gli facessi altrettanto, ma non ho voluto, che pensi!

Mi forzava, mi diceva: “ti prego mia piccola Rolande, fallo, io te lo faccio bene, io. Non vuoi? Ti faccio schifo?

Perché non hai voluto in realtà?, la cosa ti disgustava?

N.oo, ma mi sarei vergognata troppo. Pensa un po'! Ero già troppo imbarazzata! Fare questa cosa a un ragazzo, diciamo la verità!

E dì dunque, Rolande, ti ha messo il dito eh?

Sì, ma finito lì. E poi tu mi chiedi tutto questo, ti domando forse qualcosa io a te?

Puoi chiedermi, lo faccio anch'io, non ne faccio mistero. Tu hai l'aria di una piccola viziosa. Scommetto che anche tutta sola... Non scomodarti. Lo fai... sì? Sì o no?

Oh, no! Dove vuoi arrivare, tu lo fai?

Sì... oh! Anche tu lo fai, se credi che non si veda!

Si vede? Come fa a vedersi?

È perché hai gli occhi infossati, come me.

Beh sì, la notte, quando vado a letto. Una sarebbe scema a privarsene dato che è così piacevole. Non lo credi anche tu?

Sì di sicuro... Senti, Rolande, se mi prometti di non riferirlo ti direi qualcosa.

Cosa,dillo

Prometti? Non dirai nulla?

No, no, ti prometto, dillo.

Hai una boule nel tuo letto?

Dove te la metti?

Diavolo, ai piedi!

Ma io non me la metto più ai piedi. Un giorno per scaldarmi le cosce l'ho messa tra le gambe fino in alto, mi piaceva, piccola mia, era calda, era pazzesco. Stringevo le gambe, il calore saliva dentro di me; ciò mi agitava, era...

Non ti dico altro! Sono rimasta a giocare così fino a addormentarmi. Vecchia mia, lo faccio tutte le sere. Io che non volevo la boule, ora sono decisa a privarmene.

Senza scherzi, è così fantastico?

Devi crederlo. Chiudevo gli occhi. Stringevo i denti, avevo voglia di mordere, di graffiare, fremevo di piacere.

Rolande è sognante...

Voglio provare. Chi ti ha insegnato questa cosa?

Nessuno ti dico, è perché volevo riscaldarmi... Me ne vado, sennò non avrò il tempo di fare i compiti. Abbiamo composizione, non posso mancarla... arrivederci... a presto.

A presto, non raccontare ciò che ti ho detto di Georges.

Nemmeno tu di quello che riguarda la boule.

No ciao.

Ciao.

Sono tornata a casa per lavorare. Il tema era: “scrivi una lettera a una delle tue amiche ammalate”.

Ciò non mi piaceva gran che perché non scrivo alle mie amiche. Provo orrore a farlo.

 

 

Giovedì 12 gennaio

Sono andata da una merciaia a comprare del nastro; ritornando incrocio un ciclista, grande, biondo, sui 20 anni. Lui mi guarda, ho la netta impressione che ritorni. Io ritorno. Aveva sempre gli occhi addosso a me. Fa un mezzo giro e viene vicino a me.

Sei carina sai?

Sì lo so

Mi permetti di fare un po' di strada con te?

Se vuoi

Dove stai andando così?

A casa

Abiti distante?

No

Camminiamo per alcuni minuti, poi esito a entrare nella mia strada in sua compagnia.

Non vuoi fare un giro con me, potremmo parlare, conoscerci meglio...

Come ti chiami

Maria-Teresa

Bel nome, quanti anni hai?

Questo! Non lo dico mai, indovina.

15 anni?

Se ti pare (“Sono lusingata, non ne ho ancora 13).

Lavori?

Sto facendo un corso

Ora devo lasciarti perché io invece lavoro e farei arrabbiare … Potremmo rivederci?

Non so

Oh! non sei gentile. Tu mi piaci tanto. Ti prego. Hai forse un amico?

No. non è questo

E allora dimmi, su!

Lui si avvicina, mi afferra la vita con il suo braccio.

Dimmi di sì, mia cara, vedrai come ti amerò bene.

Ho detto di sì, gli ho dato appuntamento, mi ha stretto a sé per baciarmi sulla bocca.

Lui mi ha insegnato bene, ora vedo che non sapevo baciare sulla bocca, Mi ha detto: “non tirare via la lingua”.

L'ho rivisto presto.

Sono tornata a casa un po' più contenta. Si chiama Roberto.

Lo vedo in adorazione davanti a me, pronto a fare tutto ciò che mi piace. Ma non sarà ancora quello che  mi farà impazzire. Vorrei essere di un uomo bello, forte, intelligente, buono, innamorato, un uomo che amerei. Un uomo che mi difenderebbe, mi abbraccerebbe, per il quale io sarei tutto e lui tutto per me. Un uomo che, senza comandare o esigere come un imbecille, otterrebbe da me ciò che vuole. Un uomo che mi darebbe dei bei bambini, per il quale io sarei la moglie e non la sua bambola o la sua sgobbona.

Tutto ciò è divertente; ma in fondo mi sento  sempre abbastanza sola. E dire che serviranno ancora anni per sperare di trovare il principe azzurro dei miei sogni!

 

 

14 gennaio

Lo vedo stasera, Roberto. Ho detto a mia zia che dovevo portare dei compiti a Werranch. In tal modo potevo uscire. Posso vederlo solo dopo le 6 perché alle 6 finisce il lavoro. Ho perciò fatto i compiti prima per non perdere tempo. Mia zia mi ha detto: “sbrigati , sai che non mi piace saperti per strada tutta sola”. Io le ho detto che finivo i miei compiti e che uscivo.

Spero che ci sarà.

Andrò pure da Werranch perché lei non dica che non sono andata da lei.

Mi sono affrettata a uscire.

 

 

Lunedì 16 gennaio

Ho visto Roberto l'altro ieri. Mi aspettava. “Avevo paura che me la davate buca”, mi ha detto.

Non capisco perché mi dà del voi di nuovo. Mi ha preso il braccio, abbiamo camminato dritto avanti.

Ogni tanto mi baciava. Mi parlava tristemente, confidandomi un po' della sua vita.

Sono solo, non ho più i genitori, non ho donne né amiche. Lavoro tutto il giorno, la sera torno nella mia camera vuota sempre solo. Oggi è uguale a ieri, ho paura che domani non andrà diversamente.

“Non posso sperare di sposarmi prima di qualche anno perché non ho di che mettere su casa.

“La vita è proprio triste, sapete. Almeno, quando sono con voi, sono felice, voi non siete troppo allegra, né turbolenta, ma voi riempite la mia vita da giovedì. Ho uno scopo ora, attendo il momento di vedervi con una tale impazienza, sapete? Siete giovane e gentile a conoscervi. Ma perché avete l'aria seria e triste? Allora siete sempre così senza sapere il perché? Non si sta bene alla vostra età. Mai avrei creduto che voi aveste solo 13 anni. Ve ne facevo almeno 15. Voi non potete essere per me nient'altro che una piccola amica, una compagna che uno può permettersi di baciare, nulla di più. Voi siete intelligente, si sta bene in vostra compagnia, anche se siete molto giovane. Permettetemi di vedervi di tanto in tanto, di passeggiare come stasera tenendo il vostro corpicino soffice contro il mio. Ho voglia di voi, vi desidero e voi siete solo un'adolescente. Con voi mi sento felice; ma quando vi lascio mi sento ancora più solo”.

Ha parlato così tutto il tempo. Lasciandomi mi ha baciato a lungo sul collo e sono stata io a offrirgli le labbra. Mi baciò gli occhi chiusi dolcemente.

Inforcando di nuovo la sua bicicletta aveva un'aria stanca. Mi ha salutato con la mano.

Povero vecchio, mi fa l'effetto di un cane randagio.

Sono andata da Werranch, le ho raccontato.

Lei mi ha detto: “questo non è molto divertente eh?”

I tipi che non sono troppo scemi, lei non li capisce,

Lei ha provato la faccenda della boule, ma aveva l'aria imbarazzata e mi ha detto: “ti prego non insistere su quella cosa, non mi diverto a fare quelle cose!”

Bugiarda va là! L'altra volta non era così virtuosa. È indubbio che è andata male con Georges, allora è di cattivo umore, mi manda via. È anche un'idiota!

Ieri sono stata al cinema. Mi sono messa apposta vicino a una vecchia signora e davanti a un ragazzo; per non essere accarezzata.

Solo che davanti a me è venuto a prendere posto un tizio che mi ha fatto il solletico alle ginocchia. Io l'ho trattato da imbecille, poi l'ho pizzicato. Così mi ha lasciato stare.

Ernest non c'era e ero un po' triste a causa delle confidenze di Roberto.

Faceva molto caldo in sala. Mi è venuto mal di testa. Sono subito andata a letto dopo cena. Appena a letto mi sono addormentata. Stamattina c'era disegno. Ho preso 8 su 10 più 2 brutte note perché ho avuto una lite... come dice Robert, con il professore di disegno.

Volevo cambiare posto perché la colonna mi impediva di vedere bene il vaso che dovevo disegnare.

Dove vai? Mi dice madame Caudet (è il professore di disegno).

Cambio posto perché non vedo la brocca.

Che brocca?

Oh! il vaso accidenti, fatta eccezione per una sfumatura

Come?

Dico a eccezione di una sfumatura, non voglio contrariarvi!

Dì dunque, piccola mia, credo bene che vuoi prendere in giro le altre, tu!

Oh no signora, non più di questo!

Ah bene! Vi do due brutte note per insegnarti a essere così indulgente.

Stroncata!

 

 

17 gennaio

Visto Roberto. Sempre così triste! Werranch, tornata in classe, non mi ha quasi parlato. Pretenziosa! Me ne sbatto. Ho messo ancora la boule nel mio letto, è il più bel momento del giorno. Non mi addormento più prima di mezzanotte. Sento la TSF (radio) dei vicini fino a che cessano i programmi. Tutte le sere, voglio dire: “signore, signorine, signori... sono adesso, all'osservatorio di Parigi, la tal ora, tanti minuti. Buonasera signore, buonasera signorine, buonasera signori”.

Non ho altre distrazioni all'infuori dei miei appuntamenti con Roberto e le mie veglie nella mia stanza nera, sotto le lenzuola.

Non ho più voglia d'altro; non mi piacciono i giochi delle mie compagne. Leggo forsennatamente: amo molto Lo Scorpione, Il Rifugio Ardente, Le Sorelle Rondolli, La Casa Tellier, Caro, L'Ostacolo, ecc...

Tutti questi libri li prendo dalla biblioteca di papà. Ho strappato la copertine della mia grammatica; essendo di formato fumetti, credono che io leggo i miei articoli, sostantivi e tutto il resto. In realtà assaporo senza preoccuparmi i libri che non mi lascerebbero prendere in mano se me li vedessero.

E mia zia che mi compre tutte le settimane La Settimana di Suzette!

 

 

 

18 gennaio

Ho visto donne che fumavano al cinema. Vorrei farlo anch'io. Ho rubato una sigaretta, l'altro giorno, a papà, ma non ho potuto servirmene perché mia zia avrebbe sentito l'odore di tabacco, e quel che mi sarei presa!

Ho visto anche donne in camicia da notte, o in pigiama o ancora in vestaglia.

Ne vorrei di simili. Parlando di camicie da notte, ho delle camicie di cotone bianco; non sono gran che. Vorrei delle camicie senza maniche. Di seta, con merletti dappertutto, delle vestaglie di tessuto cinese ondulato rivestite di piume di struzzo o di cigno, delle pantofole di raso, calze di seta, pagliaccetto di seta rosa con merletti ocra o bianchi. Ahimè!... Non ho che un pettine in duvetina stampata, pantofole a quadri grigio e verde, camicie americane, mutandine corte e maglieria di cotone. Non ho nemmeno un abito di seta. Mia zia trova che non è né bello né caldo, per una adolescente della mia età. Ho un bel vestito di velluto di cotone, nero, ricoperto di bordatura malva, un altro in jersey marrone rivestito di beige. Ho anche una gonna a pieghe di jersey di lana blu marino con un pullover a strisce rosse e beige; ma mia zia non vuole che io lo metta ora perché il pullover non ha maniche e non è abbastanza caldo.

In classe ho una camicetta come tutte, perché è obbligatorio. Non porto il collare bianco come le altre perché trovo che la cosa è contadinesca.

Tolgo la camicetta alle 11 e mezzo e alle 4 in uscita da scuola perché non mi piace che tutti vedono che vado ancora in classe: ciò fa troppo bambinesco.

Ho anche una giacca di talpa e un cappello rosso per andare in classe. Ho anche un soprabito beige che è molto chic. Mi piacerebbe portare tacchi più alti, ma sono ancora troppo giovane. Ho scarpe sportive marrone dentro la scatola, con i tacchi a spillo. Porto ancora calze di filato.

 

 

21 gennaio

Domani domenica. Non andrò al cinema perché vado a comprarmi dei calzini bianchi. “Quelli” devono chiedersi cosa sono diventata.

Andremo, io e mia zia, forse al Jardin des Plantes o ai grandi viali. Se andiamo a vedere gli animali bisognerà che io paghi l'ingresso e i calzini bianchi resteranno al bottegaio. Non voglio nemmeno io domandare a Lucie di venire a giocare con me, le farebbe troppo piacere non sapere che fare.

 

 

Lunedì 23 gennaio

Come mi sono scocciata ieri! Non sono stata al Jardin des Plantes perché mia zia trovava che faceva molto freddo per dondolare goffamente davanti agli orsi bianchi. Ero furiosa perché avevo l'idea di andarci. Quando l'ho saputo ho rifiutato la sua proposta di andare a passeggiare sui viali. Ho preso un libro, ma ero talmente arrabbiata che non ho potuto leggere, e verso le 4 sono stata da Lucie per provare a finire la giornata meglio di come l'avevo cominciata. Sono tornata ancora più delusa. Lei aveva appena finito di passeggiare con Dupuis la Gioconda. Decisamente questa giornata era persa! Ho lo stesso il denaro che avrei speso se fossi uscita; il mio paio di calzini diventano più alla mia portata. Ancora una domenica senza spendere e avrò i miei calzini.

 

 

30 gennaio

Sono riuscita a non andare al cinema. Davano Graziella. Mia zia desiderava tanto vederlo. Ho dovuto dire che avevo mal di testa per restare a casa.

Ho comprato i miei calzini uscendo alle 11 e mezza per essere sicura di trovarli.

Avrei voluto pure vedere Grazielle. Ma non si può avere tutto... Forse vedrò quel film quando lo daranno in un altro cinema

 

 

31 gennaio mezzanotte e mezzanotte

Sono appena tornata dal vedere Grazielle. È molto bello, le ambientazioni sono incantevoli e gli autori pure. Ho rimpianto a voce alta davanti alla zia di non esserci andata ieri, allora lei mi ha detto: “ci andiamo stasera?”.

Non posso, ho comprato dei calzini stamattina; non mi resta più niente!

Non so se ha capito, ma ha pagato per me. Così ci ho guadagnato. Farò di nuovo questa piccola astuzia ma evidentemente non subito; per riuscirci bisogna che ci sia un film che mi preme molto vedere..

Se l'altra domenica mi sono annoiata, ho rimediato. Bisogna proprio essere stupidi a incazzarsi come ho fatto io l'altro giorno!

Adesso, se la cosa dovesse ripetersi, leggerò, o meglio scriverò il mio diario; ma non voglio perdere un'altra giornata così completamente.

 

 

1 febbraio

Questo pomeriggio alle 4 all'uscita da scuola ho visto Roberto che mi aspettava. Sono tornata a casa, costretta a farlo perché mia zia era venuta a prendermi come sua abitudine.

Appena arrivate a casa, ho detto a mia zia: “devo andare a comprare della carta traslucida, penne e quaderni”. Ho detto, rientrando, che ero dovuta star fuori a lungo perché la merceria di sotto casa non aveva più penne e avevo dovuto trovarne un'altra più lontano. Ho visto Roberto.

Mi ha stretto a sé e mi ha baciata. “Avevo paura che non venissi, mia cara. Ti avrei aspettata fino a sera e sarei andato via, tutto solo, ancora più triste del solito”.

Abbiamo camminato, avvinghiati, parlando come sempre. Lui diventa più intraprendente, vorrebbe che io andassi a casa sua.

Sono rientrata tristemente. Ogni volta che lo vedo sono un po' più malinconica. Lui lo è talmente, lui! Ma tuttavia, vederlo infelice quando ci separiamo mi procura una strana soddisfazione. Vorrei vederlo pazzo di me, implorante; io insensibile e orgogliosa di non concedergli nulla. Non mi piace far soffrire gli animali; ho un cuore d'oro, solo che con le persone è un'altra storia. Vorrei vederle ai miei piedi, docili e schiave, divertirmi a farmi desiderare, a rifiutarmi quando crederebbero di possedermi. Vederle piangere di rabbia o di disperazione. Ho per loro una specie di odio e amore. Vorrei approfittare di ciò che hanno di buono e di non lasciare loro altro che la loro meschinità.

Non sono invidiosa, né gelosa; ma amo sentirmi invidiata, oggetto di gelosia da parte degli altri.

Amo che mi facciano la corte; tuttavia derido apertamente chi non me la fa. Mi diletto a ascoltare le loro parole menzognere, i loro giuramenti; però non ci credo. E malgrado tutti questi flirts, queste carezze prese di frodo, queste passeggiate sentimentali, sono triste, stufa di tutto questo che non mi fa approdare a nulla.

Come mi piacerebbe invece avere un amico, un innamorato, uno solo, sempre quello, che sia sincero, amante, che non sia solo capace di dire cose senza senso e di accarezzare coscienziosamente ciò che gli si permette di toccare.

Nonostante ciò ritorno a questi amoretti, ma solo perché mi annoio troppo. Ho in me 2 nature, 2 esseri. Una ama i rumori, la folla, la luce, le belle toilette, la musica, gli uomini desiderosi tutto intorno, i numerosi e piacevoli flirts. L'altra ama la solitudine, i buoni libri, il vento forte, il canto del mare, gli animali domestici e amorevoli, i grandi alberi fruscianti, la presenza silenziosa di un amico buono e forte, di un uomo capace di capirvi senza scambiare parole, di sentirsi in perfetta sintonia con voi.

Infine, credo di essere in piena crisi da depressione.

Non tengo così tanto a rivedere Roberto. Forse non andrò al nostro prossimo appuntamento.

 

 

7 febbraio

Ieri sono andata al cinema con mia zia e Lucie Pluvier. Ero seduta al suo fianco e avevamo l'aria di due innamorati.

Lucie aveva messo la testa sulla mia spalla e mi divertivo a seguire sul suo viso l'impressione che le facevano le mie carezze. Passavo la mano sulla sua gola, che è abbastanza grassa, tenendola addosso a me. Lei chiudeva a metà gli occhi mormorando “no, no finisci, guardiamo là!”; ma era più che altro per darsi un tono.

Mia zia ha  visto e ci ha detto: “comportatevi bene, guardiamo là, ma guarda che bei modi; non so cosa vi direi!”.

Ho tolto il braccio che abbracciava Lucie dicendole di mettersi il cappotto sulla ginocchia. Le ho accarezzato le gambe, senza osare di salire di più, poiché non la conoscevo ancora bene. Questo non le ha dispiaciuto, se ha di nuovo appoggiato la testa teneramente al mio collo.

Quando siamo uscite dal cinema lei mi ha dato il braccio chiamandomi il suo innamorato.

Se c'è un modo, tornerò con lei la prossima domenica.

 

 

19 febbraio

Stanotte ho sognato di essere in una camera senza porte e finestre. Dappertutto tappeti, stoffe soffici, cuscini e stesa accanto me c'era Lucie. Io la spogliavo e lei lasciava fare. Poi ci siamo ritrovate nude l'una di fronte all'altra. Aveva una pelle bianca e fine, i capelli biondi e gli occhi pervinca. Io la accarezzavo dolcemente dappertutto; un leggero vello dorato faceva capolino sul suo basso ventre; stavo su quel punto affondando le dita su quei peli fini. Succhiavo come un neonato le mammelle dalle estremità rosa. Ho pensato a questo sogno per tutta la notte. Domanderò a Lucie se vuole venire a giocare con me questo pomeriggio. Mi sbrigo a vestirmi per recarmi da lei.

 

 

La sera stessa

Lucie non era in casa. Sua mamma mi ha detto che era al cinema con Germaine Dupuis. Non ho fortuna, sarà per domenica!

 

 

10 febbraio

Ho domandato a Lucie se poteva venire domenica al cinema con me e mia zia. Mi ha detto che avrebbe chiesto il permesso a sua mamma. Storia: 8 su 10. Va meglio. Fonce è furiosa.

Werranch è arrabbiata con Georges. Lei che credeva che sarebbe stato per la vita!

La piccola Andrée Jacques che è così riservata sembra tornare a parlarmi un po' di più. Oggi mi ha detto: “non va bene l'amore di Rolande”. Incassa, incassa piccola cagna, lei tace; non credo di meno.

Mi fa l'effetto di una vecchia portinaia che spia dietro i vetri tutto ciò che fanno gli altri. Di ritorno a casa c'è un giovanotto in bicicletta che mi ha detto: “buongiorno bella”. Fortuna che mia zia era davanti con madame Labranche.

Non è granché bello, il giovanotto!

 

 

13 febbraio

Sfortuna ahimè! Sfortuna! Lucie non è venuta. Mi sono stufata al cinema. Dietro di me c'erano 2 giovani abbastanza calmi. Mi sembra che ce ne fosse uno che mi guardava molto. Ma nulla di nuovo. Che matta quella Lucie! Perché non è venuta? L'episodio dell'altra volta sarebbe già dimenticato? Non le piaceva tanto quanto pensavo? Stamattina non l'ho vista; forse è malata.

 

 

14 febbraio

Lucie è venuta in classe ieri pomeriggio. Non c'era di mattina perché si era svegliata troppo tardi. Per non farsi punire ha portato una giustificazione di sua mamma dicendo che era andata dal dentista. Sua mamma non ha voluto che lei andasse una seconda volta al cinema nella stessa settimana; è dunque rimasta a casa tutto il giorno a annoiarsi.

Ci siamo messe d'accordo per passare la giornata di giovedì insieme a casa mia. Spero che mia zia Marie uscirà un po' per fare le commissioni e che resteremo noi due sole in casa. Sentitamente giovedì.

 

 

ore 15

Ancora un giorno! Mio Dio come è lunga!

Andrée Jacques mi ha chiesto se vedevo sempre il mio innamorato. “Quale? le ho detto. Lei a l'aria investigativa . Mi ha risposto: “un biondo alto che ha una bicicletta.

Ah! sì, lo so, è che, lo capisci, non essendo il solo, ho bisogno di precisazioni. Sì, lo vedo sempre, perché?”

Si è trovata rintronata, ha messo su un'aria sdegnata e piccata, poi ha fatto inversione a U.

 

 

15 febbraio mattina

Ho fatto un gran fuoco nel caminetto. Ho ben sistemato e ordinato la mia camera. Un mazzo di narcisi si riflette sul vetro del caminetto. Ho messo sul mio letto laccato bianco una coperta di colori vivi, con sopra le mie due bambole di pezza. Quella che ha i capelli blu di seta si chiama Chiffonette, la bruna Clorinda.

Ho messo una tovaglietta sul mio tavolo di lavoro e l'ho preparata per prendere la cioccolata alle 4.

Ho messo la mia vestaglia rossa, poi ho messo un po' di fard. C'è solo una sedia per sedersi e una poltrona di ufficio; ma penso che a lei piacerà di più sedersi sul letto, come me. Ho fissato al muro con 4 puntine una incisione che rappresenta una donna nuda, stesa su una pelliccia di orso, che legge alla luce delle fiamme. Passano veloci 3 ore prima del suo arrivo.

 

 

La sera stessa

È venuta. Era molto allegra, gentile. Aveva fin dal suo arrivo un'aria strana...

Mia zia è uscita come previsto per andare a comprare del pane per il quale ha aspettato un po' perché non era stato ancora cotto. Non appena ho udito la porta chiudersi ho detto a Lucie: “mio piccolo pasticcino, non hai un costume da bagno per andare in piscina?

No, quando ci vado ne affitto uno.

Senti, ne ho uno, provalo; se ti va bene te lo do.

Si è spogliata e anch'io, per indossare i nostri costumi da bagno e vedere quello che ci andava bene”. Una volta tutte e due nude e i costumi gettati sul letto dopo averli provati, mi sono avvicinata a lei. I suoi seni erano grossi, ma i capezzoli così pallidi che si vedevano appena. Mi accorsi che non era come nei miei sogni, aveva il ventre di bambinetta. Niente peli, nemmeno l'ombra. Stuzzicavo il suo corpo che si muoveva sotto le mie dita, il ventre ben teso, le cosce rotonde. Ero tutta sopra di lei, comparavo la sua pelle con la mia scura, i miei piccoli seni ma duri, i capezzoli grandi e scuri, esponevo orgogliosamente il mio triangolo nero tutto riccioluto che mostrava la mia femminilità. Lei era paffuta e bianca mentre io esile e bruna.

“sembri un ragazzo”, lei mi dice.

“e tu una grossa bambina”. Non sei dunque sviluppata? È tutto strano vederti senza peli, sai?”

Ci siamo rivestite in fretta per paura del ritorno di mia zia, Lei si è fatta gatta e desiderosa di carezze per tutta la sera. Mi ha domandato un mucchio di spiegazioni su cose del tutto intime.

Le ho detto di lasciarmi il costume, che glielo avrei sistemato la prossima volta che saremmo state sole a casa mia. . Lei ha annuito arrossendo.

È strano, mi piacerebbe molto essere la sua innamorata. Vorrei essere con lei su un letto, in tranquillità, e poter fare tutto ciò che voglio. Sono sicura che mi amerebbe come fossi un ragazzo. Ma la cosa non si farà mai, perché mai potrò essere sola con lei tutta una giornata. Andando via mi ha baciata sulla bocca (non sa farlo bene) e con l'aria di non rimarcarlo mi ha detto: “arrivederci mia piccola Rité. Farò di tutto per tornare giovedì prossimo”.

 

 

17 febbraio

Durante la lezione di canto Lucie è venuta a mettersi accanto a me. Lei sa bene solfeggiare; io no. È un buon pretesto per venire così a ogni lezione di canto.

Mi teneva per la vita come fanno molti studenti e tra due partiture mi sussurrava delle sciocchezze all'orecchio.

Mi chiama solo la mia piccola Rité. Ora che so che lei desidera e si aspetta le mie carezze, ho piacere di non fargliene più. Sono del tutto indifferente a quelle che lei mi dà. A un certo punto la cosa sembra sconvolgente e irritante per lei. Dopo la lezione, mentre il professore di canto parlava con madame Labranche, lei ha provato a farmi uscire dalla mia reticenza.

Oh! Rité, che belle mani e belle unghie hai!

Siccome non rispondevo ha aggiunto: “perché le affili?”.

È per graffiare meglio, bambina mia.

Le ho grattato la mano, con un solo graffio dell'unghia del mignolo.

Lo vedi eh? Se era con il pollice, vecchia mia, l'avresti sentito meglio!

Ma non si è arrabbiata, al contrario!

Quando, dopo la lezione, lei è tornata al suo posto aveva l'aria soddisfatta e mi guardava tutto il tempo, così insistentemente che madame Labranche le ha detto: “Pluvier, dimmi dunque cosa Maria-Teresa ha di così interessante!

 

18 febbraio

Abbiamo letto in classe una storia di lupi di Rudyard Kipling; poi in classe non ci sono altro che mamme lupo, padri lupo e giovani lupi.

Lavienne che è enorme mi chiama la lupa magra; la cosa si è propagata come una scia di cipria. È per vendicarsi per averla chiamata l'innocente. Ciò che mi sbalordisce è che lei l'ha pensato tutto da sola senza beccarsi una meningite. Andrée Jacques, pensando di consolarmi, mi ha detto che era per gelosia che quella l'aveva fatto. Se sapesse quanto m'importa!

Trovo che si interessa molto a me, Andrée.

 

 

19 febbraio

Il giovanotto dell'altra volta si era ancora trovato dietro a me, al cinema, come per caso. Mi ha strusciato parecchie volte; ma vedo bene che osa rischiare di più.

Era ancora con il suo amico. Quando siamo rincasate,

io e mia zia, abbiamo incrociato gruppi di giovani; io li conosco di vista.

Sono sempre all'angolo dabbasso dove abito a parlottare insieme. Hanno fatto dei commenti che non ho ben compreso. Comunque mi guardavano. Avrei ben voluto che L'Innocente fosse là, perché avrebbe visto se la lupa magra non avesse più successo di lei.

Ogni volta che passo vicino a quei giovani mi rivolgono la parola. Io non ho ancora scambiato parole con loro.

 

 

20 febbraio

Andrée Jacques è venuta vicino a me durante il disegno. Abbiamo parlato dei nostri flirts. Mi ha raccontato che il suo si chiama Jean; ha 6 mesi più di lei, è un ragazzino. Giovedì ultimo erano soli nel giardino di Andrée. Sono rientrati nella piccola baracca dove si mettono gli attrezzi di giardinaggio. Jean l'ha fatta giacere a terra, le ha tolto i vestiti e le mutande. L'ha guardata e poi toccata e giocato così fino a sera. Io credo che le piacerebbe molto giocare così anche con me perché diventa appiccicaticcia. Mi fa le sue confidenze conoscendomi appena. Bisognava proprio che lo raccontasse a qualcuno. Doveva esserle di peso. Non lo avrei mai creduto da parte sua. Le si darebbe la grazia senza la confessione come si dice. Credo effettivamente che sarebbe meglio senza la confessione!

Innanzitutto avrei dovuto insospettirmi; lei talvolta guarda di sottecchi, diffidente, piena di perversione. Che piccola ipocrita!

Non vedo il piacere che lei può provare nel giocare ai fidanzatini con un ragazzino di questa età.

Non posso crederci! Perbacco! Lei che ha l'aria così saggia, così innocente, così puerile! Lei è tutta piccola, minuta, solleva i suoi brutti capelli lisci all'indietro lasciando scoprire una fronte che non è  per niente bella! Il suo naso è piccolo, tondo, gli occhi hanno un'espressione ebete (eccetto quando racconta i suoi piccoli divertimenti nella baracca!).

Credo soprattutto che ciò che attira a me Lucie e Andrée è la mia altezza e questa somiglianza con un ragazzo. Infatti non posso negare di avere una certa somiglianza con i ragazzi. Ho tratti duri, la voce piuttosto forte, i capelli tagliati alla maschietto; sempre vestita di scuro, silenziosa; salvo per dire delle stupidaggini. Sono indifferente alle punizioni come ai bei voti. Ciò che mi ha dato molto prestigio è che, anche quando sono stata espulsa dalla classe per avere rifiutato di togliere il gomito da sopra il tavolo, non ho pianto. C'è la maestra della quarta che è incinta. Noi valutiamo più o meno a quanti mesi è. Io dico 7 mesi, sono la sola a dirlo. Marise Leduc, che ha visto delle vacche piene dai suoi nonni, durante le vacanze, dice 4 mesi, Parola mia, lei immagina che la maestra avrà la sorte di una vacca! Le scommesse sono aperte.

 

 

21 febbraio

Abbiamo avuto composizione di scrittura. Ho preso 14 su 20! Sono la seconda in scrittura. Io che generalmente sono l'ultima in questa materia! Fonce aveva 8, ed è la migliore! “Non c'è che Maria-Teresa che abbia pensato a spendersi per il meglio, ha detto madame Labranche. Eppure l'avevo consigliato”. Fonce ha pianto disperata! Se mi pavoneggiavo, io! Le altre hanno emesso un oh! Oh! Indignate e invidiose fino alla minaccia di una punizione generale.

Spero che non sarei stata ugualmente punita, io?

Forte. Questo mi farà avanzare di posizioni nel registro di classe. Sarò tra le prime. Potrei spillare a papà almeno 40 soldi!

 

 

22 febbraio

Andrée e Lucie mi si aggrappano! Oh! Questo non mi dà fastidio, al contrario, ma lascio fare!

Non ho bisogno di loro. Faccio bene queste cose da sola. Confesso che mi piacerebbe di più con altri, ma in questo caso sono sempre io che accarezzo!

Queste piccole viziose si lasciano fare con grande piacere, ma quanto a contraccambiare è tutta un'altra cosa! Poiché non andrò mai a elemosinare ciò che non mi offrono, la cosa può durare a lungo. Non sono dell'umore di accontentare queste piccole gatte egoiste!

 

 

23 febbraio

Lucie è venuta a casa mia. Non essendo mia zia uscita, non abbiamo potuto sistemare il costume.

Lei aveva un abito di tinta scozzese che le scopriva generosamente il petto. L'ho pettinata, le ho messo un po' di cipria, del rossetto alle labbra, del nero agli occhi. La mia collana di cristallo le stava molto bene. Il pendente attirava lo sguardo nel solco bianco tra le tette.

Lei mi ha detto: “Guarda come mi sta bene la tua collana, me la presti?”

Ho capito. Le ho detto: “te la do.”

Ma mi sono un po' ripagata in altro modo. L'ho spinta contro il caminetto e ho accarezzato la sua grassa gola. Lei mi guardava tra le sue ciglia abbassate gorgheggiando come una colomba: “Oh Rité, Rité smetti! come sei viziosa, fermati!”

Mi trovi viziosa, io? Mi dici così allora per quello che ti faccio! Lo sarò ancora di più, va là! Non aver paura, non ti farò come i ragazzi. Non eri così schizzinosa l'altra volta!

Allora mi sono indispettita e lei si è fatta amorevole e si è strusciata contro di me.

Ma non so... C'era qualcosa di cambiato, l'incantesimo era rotto.

Ci siamo lasciate abbastanza  freddamente.

 

 

25 febbraio

Il povero Roberto ha aspettato sotto casa per 2 ore sotto una pioggia battente. Alzava degli occhi imploranti e tristi verso le mie finestre, da dove io lo guardavo impassibile. So bene che è cattiveria da parte mia, ma mi fa bene. Sembra una vendetta contro Lucie.

Aspetta mio povero vecchio, aspetta, non verrò più. Te ne troverai delle altre; ma tu mi rimpiangerai perché sono io ad averti abbandonato.

 

 

26 febbraio

Il giovanotto del cinema comincia a famigliarizzare con me. È molto dolce e amorevole. Ritornerò vicino a lui domenica.

 

 

27 febbraio

Stanotte ho fatto un sogno che assomiglia a quello con Lucie. Solo che stavolta ero in balia di una donna adulta bruna e bellissima. Eravamo in una barca in mare aperto... Mi faceva delle carezze e io provavo delle sensazioni sconosciute fino a quel giorno. Si stringeva a me, il suo corpo era caldo e morbido, era una cosa incredibile.

Tutto un tratto, senza sapere come, la donna fu sostituita da un enorme cane nero che mi leccava tra le gambe e che mi montava come una cagna. Mi sono svegliata in fondo al letto, sotto le coperte; faceva un caldo intollerabile; stavo stringendo con tutte le mie forze la boule tra le gambe.

Ho provato a ritrovare il mio sogno; ma non sono riuscita nemmeno a riaddormentarmi.

Penso che queste stranezze sono dovute ad alcuni passi di un libro che ero riuscita a sottrarre per poco tempo. Il libro è “Le Memorie di X...?”, oppure (non so più quante) Notti di Eccessi.  

Se la zia sapesse che ho letto questa roba!

Mi domando perché penso sempre a queste cose... e che ci provo tanto piacere. È quasi un'ossessione. Bisogna dire che le altre sono come me. Ciò mi consola e mi rassicura.

Perché tutte le adolescenti hanno questa abitudine di toccarsi? Io che credevo di essere un fenomeno!

 

 

28 febbraio

Martedì grasso! Non ci hanno nemmeno dato una vacanza!...

Ci sono delle imbecilli che non sono venute a scuola per andare a vedere le maschere. Abbiamo da fare i compiti come sempre. È ciò che mi secca di più. Andrée non è venuta. Sembra che si sia travestita da Colombina! È R...che l'ha vista venendo all'una.

Lucie era là; ma aveva la faccia accigliata per i brutti giorni.

Stasera prepariamo le frittelle.

Le farò saltare; ma, per prudenza, metto un giornale per terra perché non far sporco se sbaglio il mio colpo.

 

 

1 marzo

Non ho detto a Lucie di venire, tanto ero incavolata dall'ultima volta.

Ho finito la mia composizione di ieri, poi ho disegnato. La giornata è passata abbastanza in fretta. Credevo che mi sarebbe dispiaciuto di più trovarmi in questa solitudine voluta.

Durante le prime ore pensavo: “se lei venisse ugualmente?” Lo speravo, e venuta la sera: “spero che non venga!”.

Lei non è venuta! Tanto meglio.

 

 

6 marzo

Il giovanotto del cinema era proprio là; ma c'era Marcel accanto a me. Era proprio un sacco di tempo che non veniva! Ci siamo riconnessi. Mi è sembrato che lui avesse almeno altrettanto piacere di me per le carezze che mi dava. Il suo amico, quello grosso, Georges, era dietro, con un altro che non conoscevo ancora. Tutti e tre mi hanno accarezzato. Mi sono follemente divertita.

Così l'ho fatto con tre nello stesso tempo. Ho pensato nel mio letto a cosa succederebbe se fossi sola con loro tre. È come un sogno che io posso pilotare a mio piacimento. Mi compiaccio di pensare così tutte le sere. Mi addormento tardi. Poiché sogno molto spesso durante il sonno, non sono molto riposata il giorno dopo. Non ho un bell'aspetto, le mie guance si scavano; i miei occhi diventano brillanti con un grande cerchio ocra. Ciò mi fa degli occhi immensi. (Sono normalmente già molto grandi). Madame Labranche mi ha chiesto parecchie volte se non fossi malata.

È vero che vicino agli altri si vede la differenza.

È tutto questo nero che ti dà questa carnagione! - mi ha detto madame Gautrau, professoressa di canto. Perché non ti metti un dolcevita bianco, come le tue compagne.

Lei non fa mai niente come le altre, che volete?, ha concluso madame Labranche rivolta alla classe.

Con i loro dolcevita bianchi sembrano teste su un piatto. Soprattutto Lavienne che somiglia a una testa di vitello, con i suoi occhi ebeti e la sua faccia grassa.

 

 

15 marzo

Composizione. 9 su 10.

Fredda la mia relazione con Werranch, senza sapere perché.

Ci sono dei muratori che fanno delle riparazioni alla scuola dei ragazzi. Noi li vediamo da sopra il muro, durante le ricreazioni. Renouère si diverte come una piccola mentecatta. Werranch. Pluvier e io giochiamo sempre in fondo al cortile, vicino a dove quelli lavorano. Diciamo delle stupidate, loro pure. Le maestre cominciano a venire là vicino. La maestra di ginnastica ci fa fare degli esercizi; i muratori ridono a crepapelle e smettono di lavorare per guardare questa esibizione di fondo-schiena. La maestra di ginnastica porta un pantalone apposito;

allora, da questa prospettiva, essi rimangono delusi. 

Werranch ha pantaloni lunghi, seghettati, ricamati, brutti. Quelli di Renouère sono deliziosi, molto corti di lino bianco, rivestiti di pizzo, pieghettati; essendo abbastanza larghi di gamba, si vede a tratti ciò dovrebbero nascondere. Nimois ha shorts ordinari come i neonati. Lavienne ha pantaloni aperti!

Sì, aperti con una balza orribile, come doveva portare sua mamma nella sua stagione più giovane; con le sue grosse gambe e le sue grosse natiche, è graziosa! Come se volesse aumentarne l'effetto, lei porta delle calze di cotone sostenute da brutte giarrettiere. Si vede un cuscinetto rosso tra la calza e il pantalone. Oh! Se è brutto! Fonce fa così male i suoi movimenti e si affanna così poco che non si vede niente del tutto.

Io ho shorts corti in jersey; si direbbe un costume da bagno.

 

 

16 marzo

Ho preso 10 ieri sera in ginnastica. Sembra che le migliori andranno a un concorso a fine anno. Io sarei scelta per rappresentare la mia scuola insieme con Nimois (è la figlioccia della professoressa), Werranch, Renouère, Pluvier, Brot e un'altra. Chi sia non si sa ancora; ce ne vorrà anche una ottava; ma queste due ultime non saranno facili da trovare.

 

 

17 marzo

Storia: 10 su 10. Urrah! Era per far il fegato grosso a Fonce; è la mia vendetta! Mi annoio! Perché?

 

 

18 marzo

Stasera alle 4, mentre facevamo un trambusto del diavolo, madame Labranche ci ha ordinato il silenzio. Naturalmente io me ne stavo tranquilla per non beccarmi punizioni di ore extra a scuola, quando Liegel che è dietro di me ha continuato parecchie volte a domandarmi un'informazione. Poiché non dovevamo parlare, non le ho risposto. Essendo lei troppo insistente, arrivando anche a strapparmi una manica, le ho detto in tono aspro: “Ah! Che vuoi! Mi spoglierai!” Lei ha emesso un oh! indignato e ha detto da asina qual è: “Signora, Maria-Teresa mi ha detto qualcosa di molto spiacevole!”

Madame Labranche ha voluto sapere cosa: bene, sarete in castigo fino alle 6.

Signora, Liegel mi ha tirato la manica per parlarmi e siccome non rispondevo lei me l'ha strappata.

Bene, eh bene! Anche Liegel resterà fino alle 6. Non c'era motivo per rispondere in un modo così maleducato.

Le altre erano molto contente di sentire quel che avevo detto e di vedermi furiosa. È la mia prima punizione.

Werranch è passata vicino a me con una certa aria di superiorità, completamente idiota!

 

 

19 marzo

Stamattina ho fatto i compiti di ieri sera.

Al cinema ho ritrovato Marcel con i suoi due amici. Stesso servizio dei precedenti. Georges è più sfrenato di Marcel e, amando io in modo uguale la dolcezza e le maniere forti, con loro sono ben servita.

Loro mi baciano, mi accarezzano entrambi. Non ho al momento nessuna preferenza.

 

 

20 marzo

Di nuovo ginnastica. Di nuovo 10. Di nuovo esibizione di bianco e di cosce. Werranch ha detto alla signorina Emilienne che non poteva fare ginnastica quel giorno e dicendolo arrossiva.

 

 

22 marzo

Essendo ieri il primo giorno di primavera, abbiamo avuto ancora una composizione “la primavera” come tema da scrivere. Io ne ho fatta una nuova, poiché la prima andava benissimo non c'è ragione perché questa non sia altrettanto bella.

La prima volta era la primavera nei boschi; stavolta su una spiaggia.

Le mie povere compagne che non vanno matte a scriverne una in nessun posto!

 

 

28 marzo

In questi giorni non sono proprio in vena di lavorare, Sono annoiata, inquieta. Mia zia non sta molto bene e quando torno da scuola devo lavare le stoviglie, fare i compiti di scuola. La sera bisogna farle da mangiare e metterle un cataplasma. Domenica non sono andata al cinema, perché era già con il raffreddore. Sono giù di corda. Resto immobile per lunghi momenti, la testa vuota, pensando a nulla.

Vorrei essere ammalata, fare la scansafatiche per il mio piacere, in un buon letto caldo e soffice. Sarei oggetto di attenzioni, mi darebbero tutto ciò che desidero; invece di curare gli altri, sarei io a essere curata.

Lucie mi ha domandato di venire a giocare giovedì prossimo. Ho rifiutato, con il pretesto che la malattia di mia zia mi obbliga a non ricevere nessuno.

Mi sono messa a un tavolo, perché mi lascino da sola.

Divento selvatica, riservata, triste, senza sapere perché. Canto tutto il tempo, in casa,delle arie che improvviso gradualmente e man mano che le invento, arie tristi che sono come il profumo del mio cuore. Niente di preciso che possa essere la causa della mia noia, semplicemente è il mio carattere che cambia. Divento malinconica, allo stesso modo che si diventa bruna o bionda con il tempo.

La mia natura si trasforma come un paesaggio; dopo l'estate c'è l'inverno grigio e desolato.

A quando i bei giorni, quando la mia gioia scoppierà come un sole d'agosto?

 

 

31 marzo

Sempre tanta amarezza. La vita è insipida, incolore, qualche volta. Domani sarà come oggi.

Mi annoio, mi annoio... Sono talmente nervosa.

Le mie composizioni vanno bene questo mese. 20 in ginnastica, 19 e mezzo in scrittura, 18 in aritmetica, 15 in francese e 12 in storia! Tutte le composizioni raggiungono i 20 punti. Se tutto questo periodo di infelicità non ci fosse, sarei tra le prime. Ma in fondo me ne frego. Cosa darei per essere in vacanza. A pensarci bene, mi domando cosa me ne farei.

Sono sicura di non sapere cosa voglio. Forse nulla, forse molto. O forse molto semplicemente qualcosa che non posso avere.

 

 

4 aprile

Lucie Pluvier mi ha fatto delle confidenze. Lei conosce da qualche giorno un giovanotto (?).   

Vanno tutti e due al cinema e questa piccola paracula dice a sua mamma che viene con me e mia zia.

Se sua madre è abbastanza scema da credere che le si paghi il cinema tutte le domeniche!

Non mi dispiace; ma non deve più fare la santarellina con me. Sono innanzitutto sorpresa per questa franchezza insolita; ma il perché non è difficile da capire, è perché le servo da alibi!

Lei lo fa con un giovanotto di 17 anni e lei non è neppure sviluppata! E allora!

 

 

8 aprile

La maestra di cucito trova che sto facendo degli enormi progressi. Non sapevo nulla in fatto di cucito arrivando qua, in 7 mesi sono diventata la più abile.

Esporrò i miei lavori a fine anno. Non appena si vede il sole, si pensa alle cose di fine dell'anno. Parlano già di premi.

 

 

10 aprile

Vado sempre al cinema, ma sento molto meno piacere per questi incontri di carezze. Questo non mi dispiace, ma mi innervosisco per niente, che cavolo! Mi sento il cuore di un animale in gabbia. Sono sempre in piedi in classe, giro, cambio direzione, vado, vengo, affinché le altre dicano che la lupa magra sembra affamata.

“Guardate, signore e signori, la bestia feroce aspetta il suo pasto, guardate questa belva impaziente. Non avvicinatevi, signore e signori, non avvicinatevi!”, urlava Lucie Pluvier, salita sul suo tavolo, con un righello in mano, durante un'uscita di madame Labranche dall'aula.

Lei ha beccato due brutte note dalla maestra della classe vicina che udiva quel “baccano infernale”.

Essendo ancora là sopra all'arrivo della maestra, è lei che è stata beccata.

Ben fatto. Avrei voluto che ne avesse preso il doppio.

 

 

mercoledì 12 aprile

Comincio a stancarmi.

I compiti sono più lunghi, più difficili e numerosi.   

Abbiamo un esame preparatorio al diploma degli studi elementari, al mese, da ora. Quelle che non passeranno in due insieme saranno eliminate. Non saranno ammesse che le allieve che hanno soddisfatto a almeno 2 esami (gli ultimi due).

Lavoro seriamente per essere ammessa. È storia e e canto a preoccuparmi maggiormente. Non so quasi niente di solfeggio, ancora meno la storia.

 

 

13 aprile

Lavoro tutto il giorno di giovedì e mi riposo solo la domenica.

Madame Labranche ha detto ieri sera: “Nimois sarà senza dubbio ammessa e anche Deblais (sono le due che tutti i mesi si sono conquistate il titolo di prime della classe). Tra le altre, Werranch, Pluvier, se fosse meno turbolenta, Fonce hanno delle possibilità.

Maria-Teresa, se vuole, può essere ammessa; ma bisogna che si butti con tutte le forze a studiare storia, perché nient'altro che questa può farla respingere.”.

Allora studio pazzamente, coscienziosamente questa maledetta storia. Fonce l'apprende così facilmente, quella rotta in culo!

Diciamo che sono molto più esigenti in storia che in scrittura, ginnastica o disegno!

I giovani all'angolo sanno dove è la mia finestra.

Mi fischiano, ma non ho tempo per occuparmi di loro.

Ce n'è uno grande che non è male. È fidanzato.

 

 

18 aprile

Per Pasqua ho ricevuto da papà un gambero di cioccolata ripieno di uova al liquore e di pesciolini di cioccolata. Mia zia mi ha dato una gallina che depone uova, mia nonna una bambola portafortuna dal grosso ventre, con gli occhi tutti tondi, le due braccia divaricate e una grande aria di fatalità e di impotenza. Tutto questo fatto di cioccolato, ben inteso!

Scommetto che sarà mia zia a mangiarsi quasi tuta questa roba.

 

 

20 aprile

Il giovanotto che non mi sembra male si chiama Pierre, credo, ma non ne sono sicura. Lui mi guarda con insistenza quando gli passo vicino. Sembra che abbia la cotta per me. È però fidanzato; ma non in modo tanto stretto. In fede mia, è il migliore in tutto quel gruppo dabbasso!

 

 

Sabato 22 aprile

Ne ho abbastanza! Mi piace la scuola; ma non quando devo lavorare così tanto!

“Pierre” mi parla. Mi ha detto “buongiorno, mia cara,  perché scappi sempre così? Ti faccio paura?” Mi sono rivolta a lui lanciandogli: “Ah! no diamine!” Lui ha riso, quando sono passata di nuovo mi ha sbarrato la strada. Ho lottato, i denti serrati, alla fine mi ha lasciato andare. Ero furente e contenta allo stesso tempo.

Lui è molto più adulto di me. Sono sicura che ha ben 25 anni.

 

 

Domenica 23 sera

Marcel era ancora vicino a me, Georges di dietro, al cinema.

Decisamente ci hanno preso gusto.

L'eroe del film era magnifico. Non mi ricordo più il suo nome. Di sicuro mi piacerebbe essere la donna di un uomo così bello.

Mi vedevo al posto della sua compagna... avvinghiati, bocca contro bocca... lui la accarezzava così dolcemente.

 

 

26 aprile

Complimenti! Hip hip hurrah! Sono ammessa al primo esame. Me ne mancano due e quello vero. Grazie a Dio!

 

 

27 aprile

Papà torna domani dal viaggio. Spero che mi avrà portato qualcosa.

Pierre mi parla sempre allo stesso modo.

 

 

8 aprile

Ancora storia, uffa!

Madame Labranche è molto gentile con le esaminande. Come esaminande c'è Werranch, Pluvier, Eenouère(sì!), Deblais, Nimois, Liegel,Brie, Brot, Fonce, Olga la russa, Andrée, Jacques, Larpin e io; ciò fa metà classe, che vuoi.

Avrei volentieri fatto a meno della lezione di storia oggi! Mi annoio. Papà mi ha dato 5 franchi per i miei risultati.

 

 

29 aprile

Mi è capitata una faccenda strana.

Stavo passeggiando nel quartiere quando ho incontrato Pierre con uno dei suoi amici. Mi hanno chiesto se volevo andare con loro fino al municipio. Sono andata. Siamo passati attraverso un giardino pubblico che a quell'ora era deserto. Arrivati in un angolo a forma di grotta, mi hanno tenuto in due, Pierre seduto sulla roccia mi ha capovolto sulla sue ginocchia, aiutato dall'altro. Mi ha tolto le mutandine e mi ha palpato. Ci ha anche messo il dito. Io graffiavo. Mordevo ma senza risultato. Loro continuavano a fare il loro comodo: “Come sei stretta”, mi ha detto Pierre.

Non so (o piuttosto lo so molto bene) cosa sarebbe successo se delle persone non fossero giunte con il serio intento di disturbarli. Sono scappata alla svelta lasciandogli le mutande!

 

 

Lunedì 1 maggio

È il mese di Maria,

è il mese più bello, ecc...

Effettivamente è il più bello. È il mese in cui sono nata. Avrò 13 anni il giorno 30, è il mese che precede quello del diploma. È quasi la vigilia delle vacanze. Il sole riscalda timidamente. I primi abiti estivi fanno la loro apparizione. Sono chiari e leggeri come i bei giorni che annunciano.

Alla fine ecco il segreto del mio cuore. Se sarò ammessa al mio attestato, andremo a R... sembra che sia una spiaggia immensa, dove il cielo è sempre blu, il mare argenteo. Fa caldo, la sabbia è fine, i pini la contornano con le loro foreste ombrose. Potrò fare il bagno, andare in bici, correre nei boschi, vi resteremo 3 mesi, che fortuna!

Come sono felice! Prevedo che lo avrò il mio attestato, piuttosto due volte che una!

 

Senza data

Il mare... i boschi... il sole.

Mia zia mi ha fatto due incantevoli abiti di cretonne stampato.

Ce n'è uno con grossi fiori. Il corsetto è aderente, la gonna pieghettata in vita, senza maniche, con scollatura tonda; è delizioso. L'altro, fondo bianco con piccoli mazzi di fiori multicolore, è tutto dritto. Un gruppo di piccole pieghe incastonate si aprono sul seno sinistro, tre piccoli bottoni gli stanno sopra. Una stretta cintura di cuoio rosso stringe l'abito in vita. È delizioso. Ho un cappellino di paglia color crema per accompagnarli.

Cosa farò degli innamorati, laggiù!

Voglio un costume da bagno di lana rossa; il rosso mi va molto bene.

 

 

4 maggio

Sono andata a comprare il costume con mia zia.

È di lana rossa bordato di bianco. Ho comprato anche, da mettere sopra, una cintura di corda bianca e un cappellino bianco.

Come sarò bella!

 

 

13 maggio

Non ho più tempo per scrivere il mio diario. Ho molti compiti da fare perché l'attestato si avvicina e il prossimo esame è alla fine del mese. Ho rivisto Pierre. Era con la sua fidanzata. Per fortuna non mi ha notata. Io sono andata da un'altra parte. Dopo il famoso giorno del giardino pubblico li evito il più possibile.

Sono felice e allo stesso tempo sono giù di corda  pensando che ci sono ancora così tanti giorni da far scorrere prima di quello della partenza.

Ho visto delle scarpe di tela bianca che mi piacciono un sacco; ma con il grande tacco che hanno papà forse non vorrà comprarmele?

Ho calze di filato bianche ma mi fanno orrore. 

Farò economia per comprarmi dei calzini di lana bianca.

 

 

13 maggio

Ho sognato R... che nemmeno conosco.

Ci penso talmente che anche di notte la mia mente ne è riempita. Ero in un paese meraviglioso, La sabbia, il cielo, il mare, gente con la pelle nuda e abbronzata, tutto aveva il colore dell'oro, il sole abbagliava. Io ero la più carina. Gli uomini erano tutti innamorati di me; mi divertivo al bordo dell'acqua a cantare con loro e, tutto d'un colpo, un grande uomo nero dall'aspetto terribile ha voluto prendermi. Io scappavo entrando in acqua che era dalla parte opposta a dove camminare. L'uomo guadagnava terreno. Era là vicino, vicinissimo. Oh! Quell'acqua che mi respingeva, che si faceva pesante pesante...

Soffrivo il martirio di vedere quell'uomo gigantesco arrivare sopra di me irresistibilmente, e non potere andare più veloce. Avevo le gambe pesanti... le forze mi abbandonavano e quell'acqua pesante mi incatenava senza pietà, come per consegnarmi a colui che mi inseguiva e che io temevo come un carnefice...

Che angoscia, che patimento essere invischiata in quell'acqua luminosa dai riflessi del sole...

Gli sforzi sovrumani che facevo per liberarmi mi hanno svegliato. Ero impigliata nelle mie lenzuola; a forza di stare stesa in quella posizione mi stavo anchilosando. Ma, anche da sveglia, quest'uomo enorme mi perseguita sempre... sento che appena mi addormento sognerò di nuovo.

 

 

16 maggio

In storia faccio dei progressi, ma a prezzo di quali fatiche! Queste ignobili date mi martirizzano. Ne ho fatto una lista con i relativi fatti e imparo tutto a memoria. Se mai dovessi dimenticarmene una all'esame sarei bloccata! Lucie non mi parla molto e Werranch nemmeno; siamo talmente impegnate con il lavoro di questi tempi...

Da quando penso di andare a R... non mi interesso più al cinema. Non andandoci faccio dei risparmi per i miei calzini. Fonce è ben nervosa, piange senza motivo a ogni pie sospinto.

Ho mal di testa.

Sono depressa, ho freddo, sono sfinita. È indubbiamente perché sono indisposta e perché ho freddo.

 

 

18 maggio

Martedì prossimo, secondo esame preparatorio al diploma.

Che lavoro! Sempre che io sia ammessa! Questo canto, questo solfeggio che bisogna imparare con un'allieva! È Andrée Jacques che mi insegna. Prima era Pluvier; ma con lei nessun modo per studiare; non faceva altro che raccontarmi i suoi amori... Allora ho chiesto a Andrée... Lei è molto brava in solfeggio.

Pluvier è molto fortunata se riesce a pensare ai suoi amori! Appena a letto io dormo. Sono talmente stanca!

 

 

Senza data

Sono respinta. Madame Labranche ha detto: “sei respinta, Maria-Teresa! Ecco cosa capita a dormire sugli allori! La prossima volta bisogna che tu sia ammessa!”

Tre le respinte che stavolta erano meno numerose, io ero la sola a non aver pianto. All'uscita madame Labranche ha parlato a mia zia. Ho sentito che diceva: “è una ragazza molto chiusa con molto carattere, lei è la sola che si è mostrata indifferente; ma vedrete che sarà ammessa alla prossima”. Mia zia l'ha ringraziata e ce ne siamo andate. Nel frattempo sono respinta e perdo 100 soldi. Papà non me li darà per punirmi!

 

 

31 maggio

Ieri era il mio compleanno. Fortuna che i miei non danno molta importanza a questi esami preparatori.

Papà mi ha dato 25 franchi, mia zia una borsa grigia di pelle di serpente e un cappello fatto da lei, un copricapo di talpa rovesciabile, sopra grigio, sotto nero.

Sono lieta. Questo cappello mi sta benissimo.

Ho cambiato posto in classe, Sono dal lato disprezzabile della respinte. Le altre sono contente. Che piccole perfide!

Quando stanno bene con te, ti raccontano le loro piccole storie, ti domandano dei consigli, dei servizi e, senza un perché, ti si mettono contro.

Piccole bugiarde, ipocrite, viziose. Una ragazza sa essere codarda,cattiva, ottusa. Fortunatamente per me non sono così!

Quando sarò ammessa non parlerò più con loro, queste idiote!

La direttrice è molto gentile. È venuta in classe e vedendo che non ero più al mio posto come all'inizio del mese lei è sembrata sorpresa.

“Sei respinta, Maria-Teresa? Come hai fatto? Su, ritorna dalla parte delle brave allieve, mettiti vicino a Werranch...

Vi ringrazio molto, signora, ma mi piace infinitamente di più essere qui. Lavoro senza essere disturbata dalle chiacchiere e vedo più chiaro.

Dunque sono rimasta, Werranch se ne è avuta molto a male.

Pensate, disdegnare la sua piacevole compagnia!

Mettermi accanto a lei” Ah! No no! Perché lei copi da me!

 

 

Stessa sera

Sono passata vicino a tutto il gruppo dei ragazzi. Pierre era con loro. Hanno riso quando mi hanno vista.

Ho continuato per la mia strada, senza degnarli di attenzione. Si sono raccontati la storia del giardino e come prova Pierre ha dovuto mostrare le mie mutande. Sono rimasta a lungo alla finestra dello studio. Là almeno sono tranquilla. Il cielo era pieno di stelle, immenso e profondo come un oceano. Le nuvole leggere sfilavano veloci. Pensavo a quel giorno così lontano e vicino allo stesso tempo, quando potrei contemplare uno spettacolo più bello.

Qui non ho amici. Quelle carezze non mi tentano più. Desidero altro. Desidero essere amata alla fine... non solo per scherzare, ma desiderata, amata, coccolata. Sapere che qualcuno pensa a me, anche quando non ci sono; che viene a trovarmi, a parlarmi, per essermi più vicino, che mi preferisce alle altre...

Ho solo 13 anni e, se non sono ancora degna di questo amore che aspetto, voglio fare esperienze, farmi gli artigli, per prendere, trattenere e ferire. Non voglio più questi flirts da cinema o da angolo di strada. Voglio degli idilli che durano poco, giusto il tempo di prendere il migliore. Voglio fare delle conquiste e provocare gelosie. Detesto le donne di adesso! Voglio, per quanto mi sarà possibile, renderle invidiose di me, vederle provare a imitarmi, prendergli gli amanti. E io che avrei fatto di una donna un'amica, una grande amica!

Mi sento cambiarmi in un'altra.

Aspetto con ansia l'ora delle vacanze, di quella spiaggia, del sole, del cielo senza nuvole... non vedo l'ora dei successi, degli amori, dei piaceri! Sono ancora giovanissima; ma non dubito di nulla. Ce ne sono di quelle più vecchie di me e con meno successo.

Ancora un mese...

Entro un mese questi sogni potranno realizzarsi... un mese...

 

 

6 giugno

Alla fine eccolo questo mese del diploma, tra 24 giorni...

Sono stata ammessa all'esame di maggio. Ancora 5 franchi guadagnati.

Ho conservato il mio posto tra le respinte per mostrare alle altre la mia indifferenza e il mio disprezzo per tutte queste cavillosità. È meglio da tutti i punti di vista. Lavoro meglio, più seriamente, non ascolto più le fanfaluche delle altre, le loro storie e così non dipendo più da Pluvier.

Sempre che io sia ammessa!

Se no, che cosa mi beccherei! E R... che mi aspetta come ricompensa.

Voglio essere ammessa e quando voglio qualcosa...

 

 

10 giugno

Come è lungo il tempo! Ancora tanti di quei giorni prima della nostra partenza!

Il tempo è superbo. Gli uccelli cantano nel cortile, la gente alza spesso la testa per vederli lanciare a squarcia gola i loro ritornelli alla stregua di inni al sole.

Il diploma si avvicina, minaccioso, ma l'attenzione non è molto ansiosa.

Quante volte in una giornata siamo richiamate all'ordine!

Io studio alla grande storia e solfeggio.

Ho più paura dell'orale che dello scritto, perché non c'è il tempo di riflettere.

Siamo tutte distratte dal sole che gioca su un tavolo, dal volo di una mosca, dall'ombra degli alberi del cortile che danza sul muro; ma nessuno chiacchiera.

Si sentono le penne grattare sulla carta, il rumore sordo di un libro che uno posa e, ogni tanto, la voce di madame Labranche che risveglia un'allieva dalle sue fantasticherie. Mio Dio! Cosa darei perché tutto questo finisca!

 

 

12 giugno

Come sono triste! Il tempo è splendido, e questo mese interminabile che non passa mai! Il diploma che continua ad avanzare, implacabile...

Mia zia è sicura che non sarò ammessa. Papà non è di nessuna opinione, lo credo bene.

Sono stata ai giardini di Vincennes. Posto incantevole. Pensavo malinconicamente al tempo che perdo a essere qui quando avrei potuto divertirmi a R...

Gli alberi, l'erba, la luce setacciata erano come una brutta copia di ciò che avrei visto laggiù. Laggiù, non solo avrei gli alberi, il mare, il bel tempo e l'aria pura, ma anche le mattine, le giornate intere per divertirmi. Niente lavoro, niente lezioni, niente compiti e soprattutto né disciplina né sorveglianza.

Ho un terrore matto per la disciplina. Obbedire, non poter fare a proprio modo, secondo il proprio desiderio, essere forzati a dirsi sempre: se faccio questo, mi farò beccare; se vado là, facendomi vedere da qualcuno, sarò rimproverata, e spesso senza nemmeno sapere perché ti si proibisce qualcosa. È bizzarro, non ho mai tanta voglia di fare una cosa che quando mi è proibita.

Impedirmi di leggere un libro o nasconderlo perché non possa nemmeno trovarlo è un modo infallibile di farmi venire immediatamente la voglia di sapere che cosa possa esserci in quelle righe di così speciale! Tutte le cose proibite hanno un'attrazione particolare per me, cose alle quali prima non avrei prestato attenzione.

Sono molto curiosa. Impedendomi di conoscere una qualunque cosa si può essere sicuri che farò tutto il possibile per sapere di cosa si tratti. Non concedendomi, o quasi, la libertà di scoprirlo mi si fornisce l'occasione di approfittare oltre misura del poco che ho.

In conclusione! Laggiù a R... sarò libera. Libera di correre tutto il giorno, come un animale selvatico, ebbra di libertà, dell'aria aperta, avida di conoscere da sola un po' di questa vita, che i genitori non vi mostrano se non piena di compiti da fare.

Godere delle semplici gioe che la vita ci offre, che c'è di male?

Flirtare, cantare con gli uomini, è far male? È comunque una delle più deliziose distrazioni che io conosca e che mi è rifiutata.

Quando voglio distrarmi così, devo nascondermi,  prendermi buona cura di lasciare i miei genitori nella loro beata ignoranza.

Se continuo a pensare alle vacanze, invece di occuparmi unicamente del mio lavoro, un grandioso fallimento mi attende alla fine del mese.

Ho ancora dei problemi da fare e scrivo, scrivo...

Tanto peggio, li faccio immediatamente.

 

 

18 giugno

Ho incontrato uno dei tipi al cinema. Ha voluto un appuntamento per andare a passeggiare con lui.

È tua mamma che viene con te la domenica? 

No, è mia zia.

Non puoi lasciarla perdere?; potremmo andare da qualche parte, ci divertiremmo più che andando al cinema.

No, la cosa non mi interessa... E poi, comunque basta. Tu ancora non credi che, perché ci siamo potuti “intrattenerci” amichevolmente durante le proiezioni del cinema, questo possa durare all'infinito?

Prendendolo alla sprovvista, lui ha continuato: Non ti piaccio più?

N...o.

Non sono gentile con te?

Sì, ma cosa vuoi che sia? Se tu fossi stato importuno, ti avrei mandato al diavolo; ma basta così, perché ti ho visto per abbastanza tempo, tutto qui!

Come sei cattiva! Allora non ti rivedo più? Mai? Nemmeno al cinema?

Ti dico di no! Quando dico no è no, non insistere! Mi piace cambiare, a me, sai?

Oh! questo non è gentile... Ah! Ti piace cambiare? E credi di rimpiazzarmi così presto? Ne trovi molti che accetterebbero di vederti solo al cinema?

Ce ne sono più di quanti tu pensi, vecchio mio, non dartene pena, sei già stato rimpiazzato da tempo! Arrivederci! Divertiti bene e non ritornare più là dove penseresti di trovarmi, saresti capace di  innamorarti di me!

Al che me ne sono andata, ridendo, contenta come ogni volta che ho troncato con qualcuno e che per questo si sia indispettito alquanto.

Me ne frego di loro, per quello che me ne faccio!

Sono talmente contenta di andarmene che non pensavo neanche più al cinema. Come avrei potuto accettare quel tipo? È piccolo, gracile, brutto, stupido. Sarò ammessa? Non lo sarò? Pluvier ha voluto ricominciare a frequentarmi come prima; ma niente da fare.

Aspettate, mie pollastrelle, aspettate, cari amici, vedrete come vi scarico...

Farò piazza pulita prima di partire; ma mi divertirò a separarmene come ho fatto con quel tipo l'altro giorno! Sì, mi divertirò a farmi gli artigli!

 

 

20 giugno

Grande emozione!

Ogni giorno sembra più terribile, più carico di incertezza, di insidie. Tra 4 giorni l'attestato!

Non lavoriamo più in classe, per così dire. Per non darci troppo sovraccarico madame Labranche ci fa leggere delle storie... 

Sono grasse risate quando Lavienne legge! Lei fa di quegli errori che ci teniamo la pancia e ci contorciamo sui banchi.

Io ripasso le mie date di storia. So un po' di solfeggio.

Tra 4 giorni lo scritto, l'orale un po' dopo, quando le eliminazioni saranno finite.

Tra 4 giorni...

 

 

senza data

Vittoria! Vittoria! Vittoria!

Sono ammessa allo scritto.

Mia zia mi ha detto: “hai ancora l'orale da passare, non cantare vittoria troppo presto”, e: “bene, hai fortuna, questo non era difficile”.

Ah! ma sì, era a ragione difficile.

Fortuna che non lo faccio per raccogliere né congratulazioni né ammirazione.

Domani si passa all'orale... la polizia non mi sta troppo intorno, il mio primo successo mi incoraggia.   

La fortuna è degli audaci!

 

 

Senza data

Sono ammessa all'orale!

Successo!

Papà ha mandato un telegramma: “contentissimo, complimenti, segue lettera”.

Mi ha dato 20 franchi, mi ha promesso un orologio.

Uffa, tre volte uffa!

Partiamo alla volta di R... all'inizio del mese prossimo.

Che gioia! Che fortuna! Che avvenimento!

 

 

Primo luglio

Siamo sul treno che ci porta a R...

La periferia scorre, triste, monotona. Ho preso il mio quaderno dicendo a mia zia che volevo finire certi compiti. Lei non mi ha risposto; probabile che non abbia nemmeno sentito quel che dicevo.

Mio fratello, il naso schiacciato contro il vetro, guarda il paesaggio. Ora che siamo in vacanza, lui mi starà intorno di più. Durante i mesi di scuola lo vedevo solo alla sera, poiché di mattina andavo a scuola, quando lui dormiva ancora. Il giovedì e la domenica lui usciva con la nonna. Ha 5 anni meno di me. È rude, rompi-tutto, volitivo all'impossibile, ma intelligente, troppo sveglio per la sua età. Si chiama Michel.

Il giorno in cui siamo state ammesse, mia zia ha invitato Lucie Pluvier e Valentine Brot a una merenda da noi. 

Ci siamo divertite tranquillamente parlando delle nostre compagne di classe che avevamo lasciate per andare qualcuna nell'apprendistato, altre in una scuola per preparare l'abilitazione.

Ho lasciato Lucie senza rimpianti; mi sembrava che lei, notandolo,fosse un po' delusa. Ci sono ancora allieve che restano fino ai premi. Lasceranno i miei alla portineria della scuola. Andrò a prenderli al mio ritorno dalle vacanze.

C'è bel tempo; siamo in campagna.

Piccole case sporche del fumo dei treni, con i loro piccoli giardini e le loro galline arruffate, delimitano i bordi della strada come un confine rustico. Si cominciano a vedere delle mucche pigre, dei rari cavalli, calmi e robusti.

I pali telegrafici corrono uno dopo l'altro senza mai raggiungersi. I prati orlati di cespugli girano da ogni parte come grandi dischi su un fonografo.

Il treno ci fa addormentare con la sua canzone regolare e ritmica. Di fronte alla zia un vecchio signore legge il suo giornale in un angolo, la testa appoggiata sul legno. La zia sbadiglia già; Michel guarda sotto la panca per vedere se ci sono soldini, io non sono né seduta né coricata; ma quasi le due cose contemporaneamente. Sono scivolata sulla mia panca fino a che i piedi incollati su quella di fronte, le ginocchia all'altezza della mia faccia, mi fanno da sostegno per scrivere senza piegarmi. Non è né elegante né comodo, ma alla fine può andare. Di solito non scrivo bene, ma con il rollio che mi dà il treno è ancora peggio.

 

 

Stesso giorno

Gli acquitrini allungano i loro specchi unidirezionali tra le erbe alte. Gli alberi sono più numerosi, gli animali più rari. Dei ponticelli rudimentali scavalcano degli incantevoli ruscelli sepolti sotto la verzura scura dei boschi. Le felci appaiono sempre più grandi e fitte. Le loro larghe foglie si arricciano con grazia; il loro merletto verde chiaro porta della luce nell'ombra dei boschi. I pini si vestono, appollaiando molto in alto nel cielo i loro coni uguali e neri. Scorgiamo degli uccelli, grandi come piccioni, assomiglianti stranamente a dei corvi. Si appollaiano sul ramo più alto e hanno l'aspetto, immobili, di banderuole, con il tempo calmo.

Il vecchio signore è sceso e noi siamo soli. Sempre che continuiamo a esserlo!

Saremo presto a R...

Mi batte il cuore più velocemente. Vedrò questa spiaggia alla quale ho pensato tanto da un mese.

Mi sono messa alla finestra.

Il vento è forte, ma forse è per via della velocità del treno. Mi sembra che già l'aria odori di sale. I pini espandono le loro chiome come una bella pelliccia.

Intrecciano amichevolmente i loro rami così come le grandi felci. I loro fusti dritti sono allineati alla guisa di robuste colonne e penetrano nel ruvido e crepitante tappeto arrugginito dei loro aghi caduti. Le felci si raggruppano in tribù. Si direbbe che esse non vogliano frequentare le altre. Delle campanule viola, dei garofani piccoli piccoli, dello stesso colore, vestono con discrezione questa bellezza severa.

Delle colombe spiccano voli tra il fogliame. Io le credevo dei piccioni.

Chiudo il libro perché bisogna cominciare a mettere insieme i bagagli. Mio fratello si è steso totalmente sulla sua panca, è abbastanza assonnato.

 

 

8 luglio

Abbiamo una splendida villa. Il nostro arrivo ci riservò una sorpresa più gradita dell'altra.

Dopo avere attraversato la città in una carrozza con cavallo, coperta da un parasole arancione, ci siamo inoltrati nei boschi. Tanto la città è allegra, rumorosa e animata, quanto il parco, come lo chiamano, è silenzioso e vuoto. La rigidità dei tronchi, il loro colore bruno, gli aghi di pino secchi per terra creano un fondo scuro di contrasto con le ville chiare, brillanti di colore vivi, con le imposte, con le porte dipinte di rosso, arancione o verde. I loro nomi suonano come un'accoglienza amichevole ai passanti. I loro cancelli sono bassi, spesso di legno. I piccoli giardini sono pieni di rose, ortensie, piante grasse; qualche mimosa, degli aranceti senza frutto, e dappertutto i pini allungano i loro rami come braccia protettive, filtranti il sole. La nostra villa è preceduta da un piccolo giardino con un'aiola tonda, delimitata da strisce dritte e fiorite.

La casa, bianca, non ha che un piano terra: le tapparelle, il tetto, la porta, le finestre, di colore carminio; come la piccola recinzione di legno.

Le due finestre della facciata fanno da cornice alla porta, due mimose nane urtano contro di essa.

Dietro la casa il giardino continua in un terreno irregolare coperto di felci, di ortiche, di garofani selvaggi, piccoli e odorosi. I pini si stringono forte gli uni agli altri. La camera più piccola ci serve da disbrigo. Non ci sono finestre. Solo uno stretto rettangolo dà un po' di luce. Gli altri locali sono ben aerati, molto luminosi.

Credo che mi piacerà un sacco qui.

Il piccolo treno forestale passa davanti alla porta.

Corre urlando, scricchiolando in un frastuono di rottami metallici sbattuti. Le tele a righe delle carrozze agganciate, rosse e bianche, battono disperatamente come ali spezzate che chiamano aiuto invano La locomotiva perde vapore sputando un fiato bianco e caldo. Va dritto seguendo la rotaia per abitudine, spazzolando gli alberi. Le carrozze, impazzite, ubriache, si urtano con tutta la loro forza, sballottando gli sfortunati passeggeri da sinistra a destra. Si direbbe che ha sempre paura di essere in ritardo. Urla a pieni polmoni da una stazione all'altra per avvisare che è già là. È nero e scontroso; è un bambino-treno brutale e intrepido che si prende troppo sul serio.

 

 

10 luglio

Sono talmente sorpresa, abbagliata da tutto ciò che vedo, che non penso a nient'altro. Ciò che mi circonda mi assorbe interamente. Sono stanca del viaggio, della sistemazione in villa.

Abbiamo fatto la sala da pranzo, la camera della zia nelle due stanze della facciata. Dividerà la camera con mio fratello. La mia camera dà sul piccolo parco così come la cucina. Ho pulito la bici di papà che sarà la mia.

Non so inforcarla, ma imparerò da sola.

Siamo rimasti, Michel ed io, nel giardino. Abbiamo esplorato tutti gli angoli. I vicini hanno un albero di mele i cui rami sono sospesi al di sopra del parco.

È bello, possiamo mangiare delle mele. Mi sono già abituata al baccano e alla furia del trenino.

C'è un cane che viene a visitarci all'ora dei pasti.  

È vecchio, grosso, molto dolce. Appartiene a una vecchia signora che abita nella strada dietro di noi.

Ho voglia di correre nei boschi come un giovane animale.

Vorrei di sicuro andare in spiaggia, ma la zia non ci va ancora. Ho messo via i miei libri, i miei quaderni, con la ferma intenzione di non studiare qui.

Ho provato il costume. L'ho ristretto perché aderisca meglio. È favoloso!

Molto vicino a noi c'è un velodromo. Dei giovani si allenano. Trovandosi la villa sul loro cammino, non posso fare a meno di vederli quando vanno là.

Ho preso la bicicletta.

Sono salita tenendomi alla recinzione del giardino, ho avviato il pedale e via!

È andata bene, zigzagavo un pochino; ma alla fine andavo avanti. Avanzavo talmente bene che mi chiedevo con angoscia in che modo mi sarei fermata, i freni non funzionavano.

Ho aspettato che la velocità diminuisse un po' e sono andata a cozzare direttamente contro un muro.

Sono ritornata allo stesso modo, abbastanza soddisfatta della mia prova.

Il cane ha eletto domicilio in cantina; mangia insieme a noi.

La sua padrona mi ha detto che questo è il suo comportamento durante la “stagione”, per farsi nutrire dai villeggianti.

Ho trovato che la cosa era intelligente e l'ho adottato per il tempo che abbiamo da passare qui.

Andrò presto in spiaggia con Michel. Tutto qui è perfetto. Il burro, il latte, le uova, per me queste cose hanno molta importanza perché rappresentano il mio principale gusto alimentare.  

Sono venuta nella speranza di conoscere altre storie d'amore, ma non vi attribuisco alcuna importanza adesso che sono qui.

Metterò le scarpe da ginnastica per andare in spiaggia. Quelle che ho ai piedi sono sporche.

 

 

11 luglio

Sono alla spiaggia.

Arrivando dalla stazione, non vi avevo dato che un'occhiata. È immensa.

A destra il faro bianco e slanciato, a sinistra delle rocce scure.

Il sole picchia bruciante. Il cielo è sgombro, blu, radiante. Io sono incantata. Verrei spesso a bagnarmi con Michel; ma amo quasi altrettanto i boschi. Ho scoperto, nel viale dei sospiri (quello che passa dietro alla nostra casa) una sabbiera. È una frana di sabbia che scivola come una cascata. Io e Michel ci sediamo in alto, poi ci lasciamo scivolare fino al fondo. La sabbia entra nelle nostre scarpe, nei nostri costumi da bagno.

Torniamo con i capelli arruffati, pieni di sabbia, le gambe raschiate, le braccia cariche di fiori. La casa è piena di giacinti color malva e di garofani selvatici, colore viola di Parma. Ne ho messe nei bicchieri, nelle teglie, nelle vecchie scatole di conserva. La casa stordisce per gli effluvi. Le scatole perdono piccoli rigoli che gocciolano dappertutto.

 

 

12 luglio

Faccio dei significativi progressi in bicicletta. Sono andata al velodromo. C'era qualche giovane. Proverei a farci dei giri. Ho notato tra questi campagnoli un tipo molto bello. Ha magnifici occhi neri. Ho l'impressione che non gli è dispiaciuto incontrare il mio sguardo.

 

 

13 luglio

Sono tornata al velodromo con Michel. Ho esitato a fare i giri; non sono ancora abbastanza pratica. Se cadessi gli altri mi prenderebbero in giro.

Il giovanotto che ho notato ieri non c'era.

Starò attenta per sapere a che ora passa davanti a casa nostra. Black (è il cane bracco) è sempre a casa nostra. Si ingrassa sempre più.

C'è un magnifico cane da caccia che viene a giocare con noi nel giardino. È grande e magro, con pelame bianco e ondulato, solamente le sue lunghe orecchie sono caffè latte. Adora lo zucchero e ruba gli ossi di Black. Black non dice niente perché l'altro (Boby) è un suo amico.

Con questo fanno 2 cani. Sono in paradiso! Io che li amo tanto! Non possiamo tenerne a Parigi perché il proprietario non vuole. C'è una donna che viene a fare il bucato, ha un figlio dell'età di Michel e una figlia di 15. Michel ha così un compagno.  Non mi piace molto la figlia; ma non avendo nessuno con cui parlare, mi accontento.

Si chiama Lucienne. È straordinario come sono tutti bruni in quella famiglia! Padre, madre, i due figli sono pane di zenzero. Hanno capelli, ciglia e sopracciglia di un nero inchiostro.

Lucienne lascia liberi i capelli sulle spalle. Mi ha detto: “l'altra mattina mi pettinavo davanti allo specchio, guardavo i miei capelli, ne ero abbagliata!” Ma va là pasticciona!

Essere abbagliata dai propri capelli, non ci va con la mano morta (non fa le cose subdolamente)!

Sono folti ma crespi e ruvidi come lana.

Credo che a dargli quella carnagione sia il sudiciume. In ogni caso, a fare la pretenziosa, lei si pareggia con tutte quelle che ho conosciuto finora. Mi ha confidato che aveva un corteggiatore. Non deve essere un tipo difficile.

Sembra che vadano a passeggiare ogni altra sera dopo cena con mamma e fratello. Non riuscivo a credere che sua mamma le permetta di avere un innamorato. Se potessi fare accettare la stessa cosa ai miei genitori! Non ho speranze da questo punto!

 

 

16 luglio

È davvero meraviglioso il tempo che c'è qui. Il cielo è sempre blu. Sono andata al velodromo ieri sera dopo cena con mia zia, mio fratello, Lucienne, Richard (suo fratello) e la loro madre.

C'erano corridori che si allenavano.   

Il giovanotto che avevo notato era là. Mi ha sorriso passandomi davanti, Lucienne ha creduto che fosse per lei. Si è ritta in piedi fieramente; io non le ho detto nulla. Avrò premura di mostrarle che accanto a me lei non può sperare di far nascere delle cotte. Non gliene lascerei uno al velodromo.

Questo giovanotto è bello, molto simpatico. Sembra intelligente, ne farei volentieri il mio innamorato.

C'erano parecchie ragazze che guardavano i corridori; loro avevano per me (ho solo 13 anni e mezzo) un atteggiamento sprezzante e disgustato! Mi divertirò come una matta a seminare disordine là dentro.

Proverò a tornare da sola o anche con Michel.

 

 

17 luglio

Sono andata al velodromo con Michel questo pomeriggio. Eravamo vicino a un gruppo di corridori che chiacchieravano. Ho riconosciuto in uno di loro l'accento strascicato di Belleville. L'ho guardato in faccia un istante, poi gli ho detto: “ non sei di Belleville?”

Sì. Anche tu?

Sì.

La conversazione era avviata. Ho girato sulla pista con loro, abbiamo scherzato fino a sera.

Quello di Belleville si chiama Edmond Vignaud.

È un bel ragazzo, grande e muscoloso; ha un amico che abita presso la porta Saint-Denis o Saint-Martin.

Minuto, biondo, ha la pelle bianca di una donna, si chiama Èmile Beauvignon. Ci sono anche dei campagnoli, ma non interessanti, il più brutto è Sodier. È triste, timido. Me li lavorerò bene, stavolta si ride.

 

 

30 luglio

Sono felice, felice alla follia.

Ero al velodromo ieri sera con Michel e Lucienne. Io e lei appoggiate alla recinzione che circonda la pista. Il giovanotto che avevo notato i primi giorni era là.

Girava solo sulla pista, ogni volta che passava davanti a noi ci sorrideva e si girava una volta passato.

Lucienne, credendo sempre che lo faceva per lei, si gonfiava.

Fai le gare? Lei gli ha gridato.

Sì...

Tenevo in bocca una rosa bianca.

Se vinci ti do la mia rosa!

Mi ha guardata con uno stupore gioioso, sorpreso della mia offerta. Ha continuato un giro, poi si è fermato davanti a me.

Era proprio affascinante. I suoi occhi neri mi divoravano; i suoi denti umidi brillavano, bianchi, luminosi; Dio mio! Che begli occhi e denti che ha!

Ho vinto, me la dai?

Abbiamo chiacchierato molto amichevolmente finché mia zia mi ha chiamata per andare a letto.

Basta solo che lei si metta davanti alla porta del nostro giardino perché io senta dal velodromo che mi chiama. 

Lucienne è andata via furiosa, rossa di rabbia e rancore!

Sapevo bene che se l'era cercata. Credo che ha capito! Questo giovanotto (non posso dire mio innamorato) si chiama Maurice B... Ha 23 anni. Mi piace enormemente da ogni punto di vista. Ha una timidezza incredibile; anche la sua dolcezza; ma quando qualcun altro familiarizza con me, lui ha come dei fuochi che gli infiammano gli occhi. Ciò che lo fa geloso.

Lo amo. Sono felice accanto a lui. Credo per davvero che lui sbavi per me.

Sono felice!

È bello essere amata! Perché sento bene che è innamorato.

Come la cosa si evolverà?

 

 

25 luglio

Parlo tutti i giorni con Maurice B... Siamo molto amici. Non è un imbecille che vi racconta delle sciocchezze.

È sempre molto corretto con me; ma quando chiacchieriamo, molto vicini l'un all'altra, leggo il desiderio nei suoi occhi vividi.

Le altre che venivano a vederlo al velodromo non vengono più. Quando voglio contrariare Maurice non ho che da scherzare con un altro.

Ieri sera, eravamo in grande conversazione, cioè Maurice mi guardava con i suoi occhioni, io avevo l'aria indifferente, e ogni tanto ci scambiavamo delle opinioni. Non mi annoiavo, tutt'altro; ma ho visto la zia per strada, sospettavo che venisse a prendermi.

Ho detto a Maurice: “arrivederci, devo andarmene...”

Ha avuto un'aria così infelice che gli ho stretto la mano sorridendogli. “ti secca vedere che me ne vado?” Mi ha risposto: “mi piace così tanto stare con te”. È arrossito, ha abbassato gli occhi e non ha preso la mano che gli tendevo.

Mi sono avvicinata ancora, ridendo, con uno sguardo un po' equivoco, mi sono passata la lingua sulle labbra. Non sapeva se lo facevo apposta o no. Era delizioso. Avrei continuato, ma mia zia era vicina.

Arrivederci... non vuoi dirmi arrivederci?

Ci siamo scambiati una nuova stretta di mano e via.

Se quello non mi sogna fino al prossimo incontro, che io sia impiccata!

 

 

La sera stessa

È tornato stasera, più preoccupato del solito.

Aveva delle rose sulla sua bicicletta. Lui le ruba lungo il cammino di Ciyhère che ne è pieno. Me le ha date tutte.

Io gli ho offerto di venire a sedersi vicino a me sull'erba, un poco discosto dagli altri. Ha accettato, stupito e raggiante. Eravamo sdraiati fianco a fianco, io piegavo una gamba, con noncuranza. Ha girato lentamente la testa per non vedere quello che gli mostravo.

Decisamente credo che posso stare in sua compagnia in tutta confidenza. È innamorato di me, lo si vede; ma non nello stesso modo degli altri.

Avevo le braccia alzate e l'ascella all'altezza della sua faccia. Sentivo le sue narici agitarsi; si turbava sempre più. Avevo una soddisfazione interiore a vederlo così.

Ho anche osato spingere lo sguardo, facendogli ben capire dove miravano i miei occhi, su ciò che il suo slip attillato non riusciva a nascondere, cioè la prova indiscutibile del suo desiderio per me.

Credo che avrebbe preferito essere a 100 piedi sotto terra!

Ci siamo rialzati e abbiamo fatto alcuni passi insieme.

Non sapevo come fare per toccarlo, al fine di avere un altro tipo di contatto oltre alla stretta di mano che ci scambiamo come amici.

Ho avuto un'idea eccellente. Ho infastidito per scherzo il piccolo René; con il pretesto di scappare da lui mi sono stretta contro Maurice tenendomi con forza al suo braccio. Era la prima volta che eravamo l'uno contro l'altra, quello che è più strano è che la cosa mi ha dato altrettanta emozione di lui.

Teneva la bicicletta con tutte e due le mani e le contraeva sentendo il mio corpo stretto al suo. Non mi perderò l'occasione di rifarlo.

L'ho lasciato trasognato. Domani è domenica, sono sicura che verrà di mattina. Perfetto, si potrà ridere e scherzare tutto il giorno!

 

 

27 luglio

Il sole era magnifico. Gli alberi mettevano ovunque pizzi bluastri. Le pigne e gli aghi di pino scricchiolavano sotto le ruote sottili delle bici.

La pista bianca aveva un riverbero che accecava gli occhi.

Maurice stava bene con la sua camicia bianca e una calotta di tessuto nero. Calzini e scarpe da ciclista, il suo berrettino basco inclinato sull'occhio destro. È il più raffinato di tutti. Abbiamo fatto i giri tutti insieme.

Verso le 10, ci siamo riposati un poco. Abbiamo chiacchierato bonariamente come al solito. C'è un Jean Voisin che non può vedermi. Forse è perché è geloso di Maurice. In ogni caso è sia brutto che stupido.

Sono riuscita ancora a toccare Maurice due volte. La cosa gli deve dare un'impressione bizzarra perché arrossisce o impallidisce ogni volta.

Gli ho parlato di Parigi, della mia scuola, del mio successo in disegno, in ginnastica, in scrittura. Ho molto insistito sulla ginnastica. Lui mi ha detto: “Sì, sei molto flessuosa, questo mi ha colpito subito, quando cammini è la prima cosa che uno nota.

Veramente? Ti piace la flessuosità in una donna?”.

Oh sì! Trovo che dà un grande fascino.

A volte ha modi di esprimersi bizzarri. Il suo francese laccato con parole del paese, il suo gustoso accento del sud dà a tutte le sue parole una seduzione inattesa.

Dimmi Maurice (ho detto il suo nome senza avere l'aria di saperlo. Lui arrossisce), quali sono le ragazze carine che conosci qui?

Non ne conosco... Le ragazze di qui non sono belle...

Ah! sei di gusti difficili, Allora dove sono quelle di tuo gusto?

A Parigi... le parigine sono chic, allegre, quasi tutte belle... e poi sono di un fascino che le altre non hanno.

Ne conosci tante, delle parigine?

No!... Conosco solo te... e qualche donna che viene a passare la stagione qui.

Un momento di silenzio, poi continua: “mai avrei creduto che hai 13 anni e mezzo, la prima volta che ti ho vista... Sei molto più sviluppata di quelle che venivano qui. A proposito loro non vengono più da quando ci sei tu...

Sento che ha voglia di dirmi qualcosa... ci gira intorno... dovrò dargli una mano in questo?

Hai bellissimi occhi, ma perché sono così viziosi?...

E' tutto! Si è sciolto! Finalmente! Sono rotolata fino a lui (eravamo stesi sull'erba). Sfiorandolo il più possibile, poi guardandolo seriamente gli ho chiesto, tenendolo per il braccio: “ho gli occhi viziosi, io? Senza scherzi? Mi spieghi questo?”

Non mi ha spiegato... era come un papavero...

La seconda volta è diventato bianco come la neve. Era appoggiato a un albero, il braccio destro alzato sotto la testa, guardando con aria noncurante i suoi amici girare sull'asfalto rovente. Sono venuta a guardare con lui mettendogli una mano sulla spalla in modo fraterno, la mia anca e gamba che strofinavano le sue. Non si muoveva, le ciglia abbassate... Siamo rimasti così per lungo tempo. Sono sicura che era felice come una pasqua, Quando tutti sono partiti a mezzogiorno io sono andata con loro fino in città.

Questo pomeriggio sono ritornati. Penso che verrà anche Maurice. Né io né lui ne abbiamo parlato. A meno che non abbia un'amica con la quale esce?...

Sono rincasata in quarta per non tardare a pranzo.

Come sono accaldata! Sono tutta ansimante.

 

 

28 luglio

Sono tutti tornati nel pomeriggio. C'era anche la ragazza che tiene il negozio di Galipeau, il commerciante di bici. La conosco un po' perché ci sono già stata per sistemare una ruota e con cui ho chiacchierato mentre aspettavo. Si chiama Madeleine, deve avere 20 o 22 anni.

Ho saputo dal panettiere che era quasi fidanzata con Maurice. La cosa mi stupisce molto. Lui non sta molto con lei da quando lo conosco.

Faceva molto caldo quando sono arrivati. Nessuno girava in pista. Io era seduta sulle tribune al riparo dal sole. Madeleine era al mio fianco, leggendo un certo Film Completo. Maurice, seduto all'amazzone sulla recinzione che circonda la pista, mi guardava. Le tribune formano delle gradinate. Ero seduta su una di quelle e avevo i piedi su un'altra. Non so se era l'effetto del sole o di quello che lui aveva bevuto a pranzo, ma Maurice sembrava fortemente euforico.

Di colpo si mette a ridere, poi mi dice, disegnando nell'aria ciò che vedeva: Sai, vedo tutto, là dove mi trovo.

Ah! Ci stai bene lì!

Sì.

Ebbene, restaci!

Abbiamo riso tutti, Maurice è rimasto là dov'era, guardando senza essere imbarazzato ciò che io non nascondevo.

La cosa non aveva importanza... non poteva vedere granché; avevo le mutande!

È la prima volta che si permette, davanti a me, un'allusione un po'... impertinente.

Madeleine ha detto : “puh! È sempre brillo.

Non so come lei si sia fatta una tale cosa!

Dopo, Maurice è venuto a sedersi vicino a noi. Abbiamo chiacchierato tutti insieme. Madeleine sfoggia una certa libertà con lui. Bisogna dire che si conoscono da tempo.

Abbiamo fatto del casino, Maurice ha rischiato di spintonarmi. Dicevamo delle sciocchezze; e Maurice ha spinto Madeleine per farla cadere ma lei l'ha fermato con un: “lasciami, smettila, mi spettini!”.

Mi sono rivolta a Madeleine: “ti disturba che ti spettinano? Allora non ti piace far casino?”

No!

Maurice ha preso la pertica che gli allungavo.

Ti piace questa?

Io? lo credo bene!

Mi sfidi che ti faccio toccare le spalle?

Sfido!

Si è messo in ginocchio e mi ha rovesciata.

Io lottavo un pochino, giusto il poco per farlo reagire, e mostrargli che non provavo tanto piacere quanto lui.

Ben inteso, mi ha fatto toccare le spalle. Lui è rimasto posizionato sopra di me; i suoi occhi neri e i suoi bei denti rischiaravano il suo viso abbronzato, brillavano nell'ombra.

Mi guardava intensamente e io, sdraiata sotto di lui, ridevo. A mo' di scherzo mi ha soffiato sulle ascelle. Questo mi ha fatto correre dei brividi dappertutto. Mi sono eccitata, poi gli ho detto: “ancora”...

Ha continuato; ma non a lungo perché gli altri cominciavano a fare osservazioni.

Trovo che diventa intraprendente.

Non so se è vero che sia fidanzato con Madeleine, ma ne dubito.

Ha fatto dei giri di pista; ha anche fatto la gara con Jean, il piccolo René e anche altri due che vengono adesso: Sodier e Paulin.

Ha sempre vinto. Ha una bella velocità in bicicletta. Ho bevuto dalla stessa bottiglia di Maurice che aveva portato della birra e della limonata. Madeleine non ha voluto perché lui non aveva portato bicchieri.

Ci siamo divertiti un mondo oggi!

Sono ripartita in bici con loro.

Andavamo lentamente perché perché Madeleine era a piedi.

Avevo preso mio fratello sulla canna, come faccio di solito, poiché è una bici da uomo che ho. Michel è sempre alle mie costole perché gli piace stare con i corridori. Gli ho insegnato a inforcare una bicicletta. Dopo qualche buona caduta è capace da solo.

Quando andiamo in pista fa dei giri, mentre io chiacchiero. Lui non dice niente in casa perché ha capito che, se si venisse a sapere che mi accompagno sempre con dei ragazzi, non mi lascerebbero uscire solo in sua compagnia.

 

 

4 agosto

Vivo in un incantesimo. Maurice viene tutte la sere dopo il lavoro. Oggi aveva un maglione blu marino e pantaloni di velluto marrone. Non aveva tolto i suoi vestiti da lavoro per far più presto a raggiungermi.

Mi ha detto che Madeleine è gelosa di me. Gli ho domandato come faceva a saperlo.

“E' una semplice supposizione”.

Non ho osato chiedergli se era vero che erano fidanzati. L'ho trovato assai silenzioso stasera!

Ero io a muovere la conversazione. Avevo messo la mano sulla recinzione, lui l'ha accarezzata dolcemente. Non mi muovevo. Aspettavo il seguito.

Ho fatto un sorriso un po' sprezzante per questo approccio mascherato. Ha fatto qualche allusione alla nostra lotta di ieri; ma non ero dell'umore giusto e non ha insistito.

Era rattristato dal fatto di lasciarmi in modo meno amichevole del solito.

 

 

6 agosto

Mi sono divertita come mai! Ero andata da Madeleine e  mi ha trattenuto fino a sera. Verso le 5 Maurice è passato davanti al negozio; vedendomi è sceso dalla bici per venire a chiacchierare con noi. Nel negozio ci sono dei grandi fusti di ferro conficcati nel muro, per sospendervi i pneumatici e la camere d'aria.

Maurice mi ha incastrato tra 2 barre; io ridevo come una matta.

Veniva avanti verso di me con lo stesso sguardo di domenica, quando mi teneva sotto di lui.

Lo eccitava visibilmente tenermi prigioniera in quell'angolo pieno di ombra.

Mi aveva costretto al muro mi teneva le mani.

Restava così senza spingersi a osare di più. Io pure eccitata lo guardavo fisso.

Per farlo osare gli ho detto: “sai Maurice, io soffro il solletico”.

Davvero?

Per averne la prova ha cominciato a farmi il solletico. Poi la sua mano mi ha accarezzata lentamente. Si era avvicinato di più, sentivo il suo respiro.

Mi ha lasciato le mani per tenermi la vita tra le sue mani che mi stringevano come una cintura. Ha anche avuto il coraggio di baciarmi sul collo.

Quando ha visto che ci stavo, mi ha baciata follemente, sulle labbra, sulle guance, sui capelli, e, incollato a me, perché io non mi liberassi o per piacere, ha portato la mano sotto il mio abito facendomi male. Quando siamo tornati più calmi abbiamo potuto vedere che Madeleine teneva il muso!

Maurice era rosso, tutto un sudore: “mi ha fatto accaldare, la birichina!”

Lo credo bene.

Verrei spesso qui per rifare questa cosa.

 

 

10 agosto

Ho fatto la conoscenza del figlio del proprietario del velodromo. È un adolescente di 16 anni o 17, che non è né bello né intelligente, ma che apprezza la mia compagnia. Mi ha osservata parecchie volte. Dopo qualche esitazione si è deciso ad abbordarmi: “Ti piace qui?

Sì, e a te?

Non molto a me. Ci vengo ogni tanto perché mio papà mi dice di venirci.

Per far cosa?

Per vedere cosa capita... Facciamo delle cabine per i corridori, là a sinistra.

Tuo papà è direttore?

No, è proprietario.

Ah!

Non ti disturbo troppo? Il tuo amico laggiù non sembra piacergli che tu parli con me.

Il mio amico... ci vai forte. Non è mio amico più degli altri.

Però è con lui che sei sempre. Ha l'aria di essere innamorato di te... si vede!

Oh, oh! Mi stai già facendo la corte?

Perché no? Meriti!

Non scherzi?

Sei parigina?

Sì e tu?

Di Moulens. Come ti chiami?

Maria-Teresa. Ma mi chiamano Rité o Marité.

È bello l'uno e l'altro.

E tu?

Daniel Naudar. Allora signorina Rité vuoi fare una passeggiata con me in bici questo pomeriggio?

Forse... sarò qui per l'una e mezza. Se vuoi venire a prendermi?

D'accordo. Il tuo amico non farà una scenata di gelosia?

Se credi che l'accetterei? Allora a questo pomeriggio. Dove andremo?

Dove vuoi tu. Vedremo.

Lui se ne va, radioso. Mi diverte molto provocare la gelosia di Maurice.

Sono tornata da lui. Aveva un gran muso.

Vanno bene gli amori?

Sei geloso?

… Non ho il diritto di esserlo!

È ciò che ti avrei risposto se mi avessi detto sì.

Ora che se ne è andato, vuoi venire con me?

La cosa ti disturba?

Oh! no, al contrario.

Andiamo?

Se vuoi.

Siamo partiti insieme, ma l'ho lasciato davanti casa.

Ha continuato per la sua strada senza fretta, fischiettando per darsi un contegno.

 

 

11 agosto

Sono andata con Daniel Naudar come d'accordo. Abbiamo lasciato le nostre bici nel garage del velodromo. Siamo nei boschi. Siamo andati lungo un ruscello sepolto sotto i rami che ci frustavano al passaggio. Delle libellule vagavano come frecce dai riflessi metallici, delle ninfee erano sopra l'acqua calma. Daniel mi ha presa per la vita e mi ha stretto a sé dandomi rapidi baci vicino all'orecchio. Coglie intorno dei garofani per farmene un mazzo. Fatte oscillare al ritmo del vento le grandi e flessibili felci fanno un rumore confuso. Gli aghi dei pini, secchi, fini, luccicanti, scrocchiano sotto i nostri piedi. I piccoli fiori scintillano sulla sabbia con i loro colori delicati.

Il mio sguardo va su un tronco di pino, su fino alla cima che imita la forma di un berretto a punta di una grande dama del periodo feudale. Essa oscilla con movimento regolare, costante. La luce filtra da ogni parte contemporaneamente, come da un setaccio, sposa ai colori delle piante che essa attraversa.

Io sussulto! Un crepitio sinistro giunge alle orecchie! Davanti a me, il frutto pesante di un pino, per metà interrato dalla forza della sua caduta nella sabbia calda, dà conto di quel rumore. L'odore di resina si mescola a quello della menta.

Il mazzo che mi offre Daniel non è grosso. Lo completeremo al ritorno.

Si diverte a gettare piccoli sassi nell'acqua che fa ploc e che si increspa.

Sento su tutto il corpo delle punture di zanzara. Daniel mi fa la corte; mi dice parole senza senso come: “sei carina; mi piaci molto; devi essere proprio bella tutta nuda... Lo ascolto appena. È come  l'attacco di un insetto inoffensivo! Non ci si presta attenzione.

Dimmi, vuoi?

Mi chiede se voglio e non so nemmeno di cosa parla... non capisco...

voglio cosa?

Ebbene! Quello che ti ho chiesto.

Non me ne ricordo, dimmelo di nuovo.

Mi guarda sorpreso domandandosi se lo prendo in giro o se sono del tutto picchiatella!

Toglierti il costume da bagno tenendo solo il vestito.

No!

Ma sì, quello ti ho detto!

Forse, ma mi rifiuto. Non voglio. Perché farlo subito?

Per vederti, ecco! Sei così schizzinosa?

Non sono schizzinosa. Tu vai veloce, sai. Potrai guardare tutto quello che vuoi, ma non mi toglierò il costume perché non mi piace e sono pigra. Andiamo via?

Se vuoi...

Si è risentito un po'; ma vedendo che la cosa mi rendeva fredda, si è fatto più coccolone. Mi ha dato tutti i fiori che ha colto, mi ha accarezzato timidamente guardandomi di sottecchi.

Ho fatto la faccia brutta per impressionarlo. Ha fatto il bravo e per farsi perdonare mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere prendere il tè domani, nella pasticceria di lusso.

Gli ho detto sì, come se gli concedessi un favore.

Mi farò bella domani.

Ho messo i garofani in un barattolo da sottaceti trovato durante il cammino. Si direbbe quasi un vaso di cristallo!

Se posso mi farò comprare una collana. Ne ho proprio vista una molto bella.

Sono rincasata tardi. Giusto in tempo per vedere Maurice allontanarsi dal velodromo. Come si arrabbierà! Ha capito bene che ero con Daniel.

 

12 agosto

ho appena visto Maurice. È venuto apposta stamattina per vedermi!

Aveva un maglione viola che faceva apparire i suoi denti più bianchi e i suoi occhi più neri e più brillanti.

Addio Rité.

È uso dire addio al posto di buongiorno da queste parti.

Buongiorno, Maurice. Tutto bene?

Ti sei ben sollazzata ieri?

Non eccessivamente! Ma alla fine non bisogna essere troppo sottili.

Ti piace molto questo Naudar?

No! ma quando non so cosa fare... perché?

Per niente! Diavolo!

Mi sono avvicinata e, dolcemente, quasi teneramente: “la cosa ti dispiace? Sei forse innamorato per sospirare così? E di chi?

Di te...

C'è dentro! Ecco la dichiarazione . Ce ne ha messo del tempo!

Sei pazzo Maurice! Sono un'adolescente e tu un uomo! Daniel può dirmi una cosa simile.

Anche lui ti ha detto questa cosa?

Sicuro!

Ridevo alla sua manifestazione sentimentale e continuavo... come vuoi che non ci si innamori di me?

Non deridermi... Rité, passa ancora da Madeleine. Sarò là stasera... verrai?

Forse se ci tieni.

Ci tengo!

Molto?

Sì molto!

Mi ha preso tra le braccia e baciato tra i capelli. Non ha osato farlo sulla labbra.

Come è timido!

Vado proprio adesso dopo pranzo con Daniel a passeggiare in bici e a prendere il tè.

 

 

La sera stessa

Per andare con Daniel ho indossato il mio vestito di cotone a piccoli mazzi di fiori e delle scarpette sportive bianche. Abbiamo percorso la città. Mi ha mostrato dove abita. Verso le 4 e mezza siamo andati in pasticceria, da Pierrot.

Abbiamo preso un'aranciata entrambi con dei dolci. Le bici aspettavano appoggiate al marciapiede.

Daniel aveva un completo grigio molto scuro con minuscole strisce nere, un pullover bianco a righe rosse e bianche. Gli stava molto bene; ma non so perché immaginavo Maurice vestito così e pensavo che a lui gli starebbe molto meglio... Si gustava elegantemente i dolci che riempivano il tavolo. Generalmente non ne mangio, ma stavolta mi sono rimpinzata! Ha pagato lasciando una mancia principesca, poi ce ne siamo andati.

Abbiamo proseguito la passeggiata per finire in spiaggia. Poiché avevamo caldo mi ha offerto una bibita al bar del casinò.

Mi ha chiesto se mi piaceva ballare. Gli ho detto che non ne ero capace, non voleva crederlo.

Bisogna impararlo. Se vuoi sarò il tuo professore.

No grazie, non mi attira.

Decisamente non sei amichevole!

Sì, sono amichevole; ma se credi che devo pensarla come te per farti piacere...

Oh! lo so bene! Sei una piccola mascalzona!

Grazie! Penso che possiamo continuare a darci del tu definitivamente.

Sì... posso vederti tutti i giorni?

Dipende da quello che ho da fare.

Hai molti impegni?

No, ma non è un motivo per stare sempre con te!

Mi sembra contrariato.

Bah! Me ne frego dopo tutto!

Andiamo Daniel, non fare quel broncio!

Non faccio il broncio!

Come si chiama il tuo cane?

Athos.

È vizioso Athos. Ficca sempre il naso sotto il mio abito!

Trova che c'è un buon odore.

E anche tu?

Anch'io!

Ha preso un porta sigarette e ne ha preso una senza offrirmene.

Daniel?

Che?

Dammi una cicca!

Tu fumi?

Evidentemente!

Abbiamo fumato 2 o 3 sigarette e abbiamo preso la strada di ritorno.

In seguito sono andata da Madeleine. Maurice era là da mezz'ora. Aveva l'aria cattiva e scontrosa.

Sono entrata allegra, disinvolta.

Buongiorno, Madeleine. Buongiorno Louise, buongiorno, Marthe. Buongiorno amico Maurizio. È da molto che siete qui?

No!

Madeleine è stizzita.

Oh! il bugiardo! È venuto ad annoiarmi verso l'una per ritornare 40 minuti fa.

Non ha dovuto ammazzarsi al lavoro questa volta!

Maurice arrossisce.

È vero Maurice che mi aspettavi? Non sono potuta arrivare prima.

Chi te lo ha impedito?

Sono andata a una degustazione con Daniel, poi abbiamo fatto un giro.

Vi siete divertiti?

Sì! mi è venuto male al cuore a forza di mangiare dolci.

È generoso Daniel!

Ne valgo la pena, non è vero Maurice?

Sì, ne vali la pena, uno farebbe molto di più per te.

Chi uno?

Io.

l'ho preso per le braccia provando a spingerlo contro il tavolo; ma sono io che mi sono trovata bloccata.

Maurice mi ha rovesciata sul tavolo e mi ha tolto il vestito. Fortunatamente avevo sotto il costume da bagno!

Louise e Marthe, la sorella e la cugina di Madeleine, si torcevano dal ridere. Madeleine ricamava una camicia con una serietà inimitabile. Io mi dibattevo più che potevo, Maurice mi faceva il solletico. Marthe che ha 13 anni era enormemente interessata ai nostri giochi.

Mettile il dito, Maurice, lei gli ha consigliato.

Maurice ha seguito questo eccellente consiglio.

Piegato sopra di me spiava sul mio viso l'impressione che le sue carezze mi facevano.

Rité cara ti voglio.

Maurice, taci, lasciami! Lasciami ti dico!

Mi ha lasciato, ma quando aveva finito di farmi quel che poteva.

Marthe faceva finta di guardare fuori dalla finestra, Madeleine ricamava follemente. Louise era uscita a comprare dei croissant.

Abbiamo di nuovo scherzato ma più saggiamente.

Maurice si era ripiegato su Madeleine e, le mani tuffate nel corsetto, le palpava i seni. Aveva di che lavorare perché lei è ben fornita.

Guarda Rité, se sono belle le tette di Mado, mi ha detto Maurice tirandole fuori.

Lei era molto fiera e non si è affrettata a rimetterle dentro.

Da Brava ragazza, ha diviso i croissant con me e Maurice; noi li mordevamo in successione a turno.

Madeleine mi ha confermato di essere fidanzata con Maurice ma che non voleva sposarsi con lui perché era sempre alticcio.

Lei mente. Non l'ho visto così che raramente, Maurice

finge che sono stati fidanzati; non l'ha più voluta perché lei non è né bella né intelligente. Credo più a Maurice che a Mado. Senza contare che ho sentito dire che è stato lui a rompere, perché lei aveva un altro amico di nome René.

È dunque per questo che lei è così amichevole con questo René che viene a trovarla dopo cena.

È brutto, René, e talmente stupido! Trovo Maurice sempre più gentile.

Andandosene la sera per andare a cenare mi ha offerto l'aperitivo.

No grazie. Magari un'altra volta. Arrivederci Maurice.

Arrivederci Rité, a domani.

Si a domani.

Sono rincasata in fretta.

Mi sono fatta beccare. Non sono stata in casa da mezzogiorno. Michel ha giocato con Richard e Yvon, due ragazzini molto meno ingenui di lui.

Giocano ai pirati; Michel fa il capo, altrimenti non giocherebbe!

 

 

15 agosto

Il caldo aumenta sempre di più. I bagnanti diventano sempre più numerosi.

Io non vado mai, per così dire, alla spiaggia. La mia vita si divide tra il velodromo e le escursioni nei dintorni. Si sta così bene nei boschi! Passiamo ovunque con le nostre bici. Quando foro, Daniel la ripara. Questo pomeriggio siamo andati da madame Prune, una specie di piccolo caffé-albergo dove si mangiano squisite crostate alle prugne, ostriche con del vino Gaillac o del bordeaux bianco che mettono subito allegria.

Io mi sono goduta delle crostate calde e zuccherate, il bordeaux mi aveva messo le ali per il ritorno.

Pur di stare con me, Daniel non chiede altro.

Mi ha chiesto se volevo andare allo stadio domani. Faremo ginnastica. Ci sono delle parallele e delle altalene. Se abbiamo sete andremo al caffè dello stadio.

Sensazionale! Non lo dico a Michel perché vorrebbe venire con noi.

 

 

17 agosto

Stasera ho preso l'aperitivo con Maurice e altri suoi amici. Quando Jean Voisin ha visto che sono della compagnia non ha più voluto venire con noi.

Ero un po' brilla e Maurice ne era affascinato. Non so quello che sono riuscita a dire o fare, quel che è certo è che le case mi parevano piegate e instabili quando ho voluto risalire in bicicletta. Maurice mi ha accompagnata. Mi spingeva tenendomi dalla spalla. Ho fatto i 3 chilometri che mi separavano da casa senza pedalare.

Non l'ho mai visto così innamorato.

La zia mi ha detto che avevo gli occhi terribilmente brillanti. Accidenti!

Avevo la g...di b... per un aperitivo. Devo ammettere che non l'avevo mai bevuto prima!

Maurice ha pagato il giro. Il poveretto! Ha dovuto lasciare gran parte del suo guadagno della settimana.

Bisogna essere completamente pazzi! Lo rivedo domani.

Daniel aspetterà, tanto peggio!

 

 

18 agosto

Daniel mi ha attesa... è riuscito a vedermi un attimo prima di cena.

Siamo corsi come matti, grattandoci le gambe sui grandi rovi. Sono salita in cima alle cave di sabbia, leggera e veloce come una capra.

Daniel rimaneva senza fiato a seguirmi, più pesante, aveva i piedi che affondavano nella sabbia a ogni passo. Ci siamo riposati stesi a pancia in giù sul suolo bagnato, tracciando arabeschi con un ago di pino.

Vorrei offrirti qualcosa, Rité, cosa potresti gradire?

Grazie molte; ma non ho voglia di niente.

Un braccialetto ti piacerebbe?

Preferirei una collana. Ne ho vista una che mi piace.

Dove?

Al negozio di Renaud. È di cristallo bianco, è la prima vicino alle collane di perle, ha un'etichetta con un filo rosa.

Te la porterò domani mattina.

A che ora sarai al velodromo?

Verso le 9.

Siamo tornati galoppando. Daniel è sempre indietro. Mi lanciavo come un bolide sui ripidi pendii. Mettevo i piedi nelle radici e mi ritrovavo con la testa in giù, intrappolata. Ridevo a crepapelle. Mi divertivo a aggrapparmi a Daniel per farlo scendere con me; si rialzava furioso, lisciandosi i capelli pettinati all'indietro con fare moderatamente rabbioso. È vero che spettinato, scompigliato in occasione di questi giochi brutali lui non è bello per niente. Si direbbe un affogato!

Se continui, non avrai la tua collana! Mi rompi alla fine!

Va bene dai! Non innervosirti! Non mi importa della tua collana! E anche di te, se vuoi saperlo. Innanzitutto non la voglio! Puoi tenertela!

Ha voluto farsi perdonare, ma niente da fare.

Non mi piace che mi si rimarchi sui doni che uno mi fa. Se me la dà non la prenderò.

 

 

19 agosto

Ero al velodromo all'ora convenuta; alla fine,

vi sono arriva quasi alle 9 e mezza... Abbiamo bordeggiato il piccolo ruscello fino alla radura dove si sente l'acqua salata. Questo posto è delizioso. Non ci sono che le colonne rugose dei grandi pini e, là in alto, nel cielo blu, le loro chiome coniche.

A terra, la sabbia bionda, gli aghi rossi e i garofani malva. Il vento da lontano vi penetra liberamente, forte e rinfrescante. Un lago di luce si espande al di là, raggiungendo l'orizzonte. Un rumore regolare è avvertibile, simile al respiro di un animale gigante. Il sole vi moltiplica i suoi raggi indefinitamente. È il mare.

Ti ho portato la collana, Rité, sei contenta?

Tira fuori una cosa incartata in carta di seta.

Lasciatela mettere.

L'ho lasciato fare. Mi era rimasto un po' di rancore dopo il nostro ultimo battibecco.

Non mi ringrazi?

No!

Perché?

Perché è già molto se la accetto...

Dannazione! Se lo sapevo mi sarei tenuto i soldi!

Ero terribilmente sconvolta di averla al collo, di averla accettata, malgrado quello che mi aveva detto il giorno prima. Mi è venuta un'idea. Eravamo seduti, le gambe penzolanti sulla riva del ruscello. Mi bagnavo i piedi nudi nell'acqua limpida. Con un sorriso enigmatico ho tolto la collana. Saniel, stupefatto, si immaginava certamente che volessi ridargliela. Con un colpo secco ho rotto il filo che teneva i piccoli globi sfaccettati dove la luce giocava, poi, una dopo l'altra, le ho buttate nell'onda che schizzava in perle fredde.

Caduto sul fondo il regalo di Daniel assumeva uno splendore incredibile.. Scintillava di fuochi multipli, come diamanti.

Senza parlare mi sono messa le scarpe e me ne sono andata, spigolando dei fiori mentre passavo.

Silenziosamente Daniel camminava sulle mie orme, infelice a causa mia e sua.

 

 

25 agosto

Sono rimasta tutto il pomeriggio al velodromo. Il bel Edmond Vigneaud ha la cotta per me. Mi fa la corte. È un maleducato patentato! Non per niente è di Belleville.

Emile Beauvignon ridacchia tutto il tempo. Dice solo stupidaggini. Emile e Edmond erano in una cabina per corridori, occupati a raddrizzare le ruote. Raccontavano storie da fare arrossire un drago, e la cosa mi divertiva e restavo con loro.

Ogni volta che Edmond mi passava vicino mi pizzicava e mi faceva il solletico o mi metteva le mani sotto il vestito, cosa che faceva diventare le guance di Beauvignon pallide come papaveri.

Dopo siamo andati tutti dall'altra parte della pista per sederci all'ombra scarsa di una tamerice.

Beauvignon, Vigneaud, Sodier, Paulin, Moise, Cardau mi seguivano, mi giravano intorno.

Ho osservato che i corridori sono abbastanza... audaci nelle loro parole e gesti.

Non hanno pudore.

È strana l'eccitazione che mi danno tutti questi desideri dei maschi. La cosa ha l'effetto di un vino troppo forte.

Io paragono il gruppo da noi formato con quello di una cagna in caccia e del suo seguito di cani di tutte le razze, di tutte le età i quali, con la lingua penzoloni, aspettano, sperano, bramano il loro turno. Solo che qui nessuno avrà il suo turno...

D'accordo voglio flirtare, ma finita lì.

Daniel non è tornato, neppure Maurice.

Prima di andarsene Moise mi ha chiamata da parte e mi ha detto: “sai che Maurice ha una cotta di te?”

Ah! come lo sai?

Questo si vede bene quando parla di te. Quando ha un momento lui viene a passarlo con te. Ma non dirlo a lui. Prima lui era con noi tutte le sere al caffè, ora non riusciamo più a trattenerlo, se ne va in bici e non vuole saperne di restare a giocare a carte.

Moise è lungo e secco come un asparago, oltre a ciò ha una testolina tonda, guance rosa, occhi blu, capelli biondi molto fini e riccioluti. Mi accorgo che mi guarda con molta insistenza. Si sarebbe divertito a farmi la corte mettendolo in conto a Maurice?

Ritorna alla carica:

Non vieni con me?

Con te dove?

Fino a R... ti vedresti meglio con Maurice?

Se credi che io corra dietro alla gente, io! Se Maurice vuole vedermi basta che venga dove sono.

Lui non può venire stasera; deve andare a S... per il suo capo.

Bene, hai del coraggio tu! Mi domandi di venire con te per farmelo incontrare e sai che sarà a S...

Ha abbassato il naso seccato di essersi contraddetto.

 

 

30 agosto

Sono tornata da Madeleine. Ignoro come Maurice l'abbia saputo; in ogni caso è venuto a farci compagnia fino alla sera. Incontro di schiamazzi come le altre volte. Ci divertiamo un mondo. Marthe e Louise sono deliziate; anche loro amano farsi palpare, soprattutto Marthe.

Maurice ha voluto offrirmi l'aperitivo. Non ci sono cascata, ricordandomi dell'ultima volta, se non mi avesse accompagnato ero fritta! Non mi vedevo proprio sulla mia bici fare 3 chilometri di zigzag.

Madeleine è molto amichevole con me.

 

 

8 settembre

Le vacanze scappano. Come passa veloce il tempo quando ci si diverte!  Non si pensa a nient'altro che ai momenti da vivere. Il passato, il futuro, tutto svanisce come dietro a una cortina di nebbia.

Ripenso a questo inverno. Mi ricordo del desiderio matto che avevo di venire qui. Già la paura della partenza, del rientro in classe, mi danno tristezza.

Le mie giornate sono così piene! Il clima è così dolce; è magnifico non avere nient'altro da fare che  divertirsi. Ho pensieri cupi oggi; forse è perché mi sono svegliata tardi.

 

 

9 settembre

Daniel diventa timido. È per via della storia della collana? Ha visto una volta di più che non ho un buon carattere.

Black diventa enorme. È dolcissimo. Michel lo stuzzica senza farsi mordere. Però lo conosce poco.

Ho passeggiato sul piazzale con Daniel e Boby. Ero fiera di avere al mio fianco un così magnifico animale (parlo di Boby).

Daniel mi ha presentato un suo amico che si sposerà da lì a poco. Ha 18 anni e la sua futura moglie aspetta i suoi 15 anni e 3 mesi per avere il diritto di diventare una moglie.

Penso che deve essere pazzo per sposarsi a quell'età. Evidentemente lei si è trovata incinta e ecco perché si sposa così giovane!

Non so perché penso ai fuochi d'artificio del 14 luglio e del 15 agosto. Quando sono giù rivedo certe fasi della mia vita. Ho da ieri il cervello pieno di razzi, ruote spara razzi, cingoli. Mi ricordo che quelle due volte ero con mia zia . Mi annoiavo.

Daniel ha fatto baldoria con amici e “pollastrelle”. Maurice non mi ha detto quello che aveva fatto, ma l'ho incontrato entrambe le volte vestito come la domenica, ben rasato, i suoi capelli neri ondulati di fresco. Si sentiva l'acqua di Cologna a tutto naso.

Daniel mi ha portato a prendere il tè a San-M... è davvero chic quel posto! Nient'altro che auto con autista; donne vestite all'ultima moda, uomini in divisa da golf o da tennis.

Nella hall del casinò le coppie danzavano, simili a coriandoli per la diversità dei colori. Davanti ai giardini le auto aspettavano, guardate dagli autisti in gran tenuta insieme ai cani che sarebbero stati portati a spasso all'ora dell'aperitivo tra il dancing e il Regent, il caffè più chic di tutta R... Mi piace tanto andare nei boschi quanto stare a guardare questi imbecilli che si vantano e si criticano più che possono. Daniel va matto per questo. Ci sono sempre persone a casa sua per la colazione, il pranzo, il tè o la cena. Suo papà è venuto con lui al velodromo l'altro giorno, io ero là, devo dire che mi ha guardato in modo strano. Sarebbe divertente che anche lui avesse una cotta per me!

Mi sento nuovamente allegra. Mi piacerebbe proprio far rigare il papà di Daniel come faccio rigare il figlio.

Più ci penso, più trovo la cosa da sbellicarsi. Questo vecchietto dev'essere un vizioso. È vedovo. Non rischio niente a farmi corteggiare da questo vecchio 'come si chiama'.

Se Maurice lo scopre darebbe da matto!

Maurice ha l'aria trasognata in questi giorni.

 

 

10 settembre

Maurice ha davvero la cotta.

Ho fatto la gnorri e gli ho chiesto dove trovava tutte quelle rose di cui riempie la sua bicicletta.

Nel percorso di Cithere.

Dove è?

Laggiù dietro; comincia ai binari del treno forestale e arriva al limite della villa Mahé.

Non conosco. Vorresti accompagnarmici Maurice?

Vieni.

Sono andata...

Ho messo la mia bici a terra sull'erba del velodromo per farla riposare.

Andavamo lentamente, spiandoci senza farlo vedere. Ero risoluta a non fare il primo passo; in ogni caso non prima del percorso di Cythere.

Vi siamo arrivati... Maurice ha posato la sua bici contro un traliccio che affonda sotto il suo peso.

Il telaio d'acciaio scompariva sotto le rose.

Il sentiero è breve ma ideale.

Ho appoggiato la schiena contro una macchia di rose che gocciolano, ammucchiate e odoranti.

Ho le chiome rotonde, rosa, rosse e bianche, di questi fiori meravigliosi che mi incorniciano da tutti lati.

I loro petali si mescolano ai miei capelli, le spine fanno perle di gocce di sangue sulla mia pelle nuda; il mio vestito leggero si attacca agli steli morbidi, si solleva in alcuni punti come gonfiato dalla brezza...

Maurice con le mani in tasca mi contempla: “ti manca qualcosa Marité, non muoverti, torno subito.

Si è arrampicato su un traliccio ed è tornato con un mazzo di rose tea nelle braccia. Me le ha messe in mano.

Marité, sei il più bello di tutti questi fiori... la rosa rossa è meno fresca delle tue labbra... la tua pelle è più dorata della rosa tea. Preferisco il tuo profumo a quello delle rose bianche.

Parola mia! Di un corridore ciclista ho fatto un poeta. Mi inebriavo del profumo troppo forte che fluiva da tutte le parti. Il cielo era ritagliato tutto blu tra i merletti dei fiori. Gli uccelli, invisibili, cantavano. Maurice non smetteva di guardarmi...

Si è avvicinato e mi ha baciata. Sentivo il suo desiderio diventare grande... come mi sarei abbandonata, sdraiata tra i fiori, inebriata da odori 

stordenti e da carezze... con, davanti ai miei occhi turbati, il cielo infinito e, unito al mio, il corpo di questo uomo.

Ahimè! È troppo timido, troppo rispettoso...

Le sue più folli carezze non furono che dei baci, delle carezze furtive perse un po' dappertutto... Sarei rimasta per sempre in questo sentiero di Cythere, tutto fiorito di rose, corto e profondo come una voluttà...

Abbiamo continuato fino alla fine del sentiero... di colpo apparve villa Mahé.

Bianca, quadrata, le tapparelle rosse; Sul davanti un terreno senza erba, senza fiori... l'orizzonte delimitato da boschetti pieni di ombra e, dietro, come una superficie mobile, profonda, l'acqua triste e nera di un ruscello senza vortici. Me ne uscii con una esclamazione: “la casa dei delitti”!

Era la prima idea che mi si presentava alla mente. In effetti le imposte sembravano imbevute di sangue. Lo sguardo era attirato, trattenuto dalle fessure delle imposte, un'angoscia ti prendeva nel contemplarle.

Maurice sembrava non capire: cosa vuoi dire? Che crimine è stato commesso qui?

Non so se c'è stato un crimine qui; ma questa casa è inquietante. Avessi da scrivere un romanzo pieno di orrori e di misteri, non sceglierei altra ambientazione.

Mi sembra che tutti i crimini, tutte le storie allucinanti che ho letto fino ad ora siano avvenute qui, in questa casa quadrata, senza tetto, persa nei boschi.

Volevo andar via, ma non riuscivo a staccare gli occhi da quella villa ammaliatrice...

Siamo tornati al velodromo. Maurice era triste.

Dopo il bagno languido nei profumi del sentiero di Chythere, la doccia fredda della 'casa dei delitti' mi avevano particolarmente smorzato l'entusiasmo.

Abbiamo inforcato le nostre bici; io ero davanti, naso al vento, canticchiando.

Il silenzio persistente mi innervosiva. Attaccavo conversazione con Maurice.

Sei ben silenzioso.

No.

Ah! credevo... tu mi ami?

Lo sai bene.

Naturalmente!; ma non sapendo cosa dire … hai una piccola amica?

Sì...

chi è?

Tu...

Come sei stupido! Hai una signora con cui tu condividi i sentimenti violenti che a volte ti agitano?

Non so di che parli...

Voglio dire; con quale donna fai l'amore?

È rosso papavero. La sua ruota fa un piccolo scarto...

Perché sei così, Marité (mi chiama con il diminutivo, ma credo che è nel senso di Mia Rité che lo dice). Trovi la cosa graziosa per una ragazzina parlare a quel modo? È spiacevole da parte tua...

Scherzi? Allora non vuoi dirmelo? Rispondi.

Rispondi o mi arrabbio.

Non ho signore... sto troppo dietro a te per desiderare di essere con un'altra donna; ma la vita ha le sue esigenze e se ti dico che passo un po' di tempo tra le braccia di donne che non amo spero che tu mi capisci.

Ti capisco. Sei timido Maurice...

Perché?

Poco fa … nel sentiero di Cythere, se tu avessi voluto...

Non ho voluto...

Sono stupita e leggermente inquieta. Improvvisamente non gli piacevo più?

Perché non hai voluto? Non ti tento?

Oh sì! Tu mi tenti e lo sai bene... ma non voglio fare con te come con la prima ragazza incontrata... tu sei troppo giovane, Marité, sarebbe abusare di te. Mi piace molto ridere e flirtare come facciamo ma, credimi Marité, resta come sei... non darti... gli abbandoni che tu hai con uomini che conosci appena sono già audaci... restiamo amici, anche un po' di più se vuoi, ma non amanti. Sei un'adolescente. Non spingermi a fare una pazzia... ti desidero. Non posso prenderti... pensa dunque, Marité, ho 20 anni e tu neppure 14... chiudiamo qui l'argomento. Non voglio... lo capisci?

Abbiamo continuato la nostra strada in silenzio. Maurice si era avvicinato a me; aveva teneramente appoggiato la mano sulla mia spalla. Aveva l'aria più triste che mai.

Verrai da Madeleine?

Sì... non so quando... è molto tempo che non vado fuori con Daniel. Non so cosa diventa.

Oh! che sguardo che mi ha lanciato! È geloso, gran Dio!

 

 

13 settembre

Il rientro si avvicina... Ahimè come si assottigliano i bei giorni... il giardino è pieno di coni di pino. Scelgo i più belli per portarmeli a Parigi.

Maurice mi ha dato un mazzo di rose rosse magnifiche.

Vengono dal suo giardino. Ha una villa molto strana. L'ho vista passando davanti in bici con mio fratello; è talmente strana che abbiamo dovuto fermarci per vederla meglio.

Essa appare un po' arretrata dietro ad alte inferriate; prati erbosi, vialetti ben segnati. Solitari cespugli di rose danno una nota brillante, un profumo di vita. Rose di tutti i tipi, di tutte le specie. Ce ne sono di bianche virginali, di purpuree e di altre quasi nere... Quelle grosse, rosate, si mescolano alle rose tea. Ce ne sono di delicate e di accartocciate, di enormi come peonie, di minuscole come biancospini. Tutte danno il loro odore, leggero o inebriante. I loro profumi si spargono nell'aria molto lontano... qui la solitudine è completa, il selvaggio splendore dei boschi.

La casa si innalza in mezzo al giardino. Di pietra grigia, triste, bassa, sempre chiusa. Le imposte semiaperte, la porta chiusa sono di un verde-grigio stinto, consumato.

I grandi pini le fanno un'ombra eterna; le loro chiome la separano dal cielo invisibile.

Abbiamo fatto il giro dei muri del giardino. Dietro la casa ci siamo arrampicati sul muro basso aggrappandoci alle pietre irregolari.

Ancora ombra, tristezza, mistero...

Quattro imposte, una porta stretta, fanno il retro della casa; il parco è abbandonato alle cure della natura. Le felci lo invadono esuberanti. Gli alberi si avvicinano gli uni agli altri e al centro uno stagno, immobile, senza un'onda, senza un tremolio, riflette nelle ombre più scure la casa bassa, le erbe selvagge.

Un'umidità pesante sale da là. Quest'acqua torbida, quest'acqua morta ha riflessi di occhi senza vita. Ti attrae, ti immerge in un disagio indefinibile.

A destra il busto di una statua rotta. Restano solo i due seni tondi, il collo sottile, lungo e delicato, la rotondità bianca di una spalla...

Affondato nelle nera terra, si direbbe il tronco di una donna giovane, bella, morta nel bosco, sepolta ai piedi della casa senza anima.

Siamo andati via per la la paura che ci assaliva.

Un enorme cane nero dai denti lunghi e aguzzi è venuto accanto a noi. Annusandoci ha arrotolato le labbra e silenziosamente si è avvicinato. Gran Dio! Che angoscia in questo dominio silenzioso custodito da un cane senza voce, circondato da muri bassi...

Come fa Maurice a vivere là dentro? Riprendendo la strada ho visto sull'inferriata il nome della casa: “Gli Stagni”. Bisognerà che vi ritorni, devono esserci altri stagni...

Non mi sorprende molto che lui sia così cupo, così riservato e che abbia lo sguardo così triste, Maurice!

A ben pensarci, non è poi così male agli “Stagni”.

 

 

14 settembre

Sono andata allo stadio con Daniel. Siamo saliti tutti e due sull'altalena. A ogni lancio i nostri corpi aderivano l'uno all'altro. Daniel gongolava.

Ha fatto finta di essere stanco per sedersi sull'altalena. Ero io che facevo gli sforzi necessari per la nostra impennata. Daniel con il naso sotto il mio vestito, tra le cosce (in alto) non avrebbe ceduto quel posto per niente al mondo. Lo stadio era deserto. Daniel ha messo la testa sotto il mio vestito. Mi baciava spingendo via con il dito il mio costume da bagno che lo infastidiva.

Trovavo la cosa comica, lui mi faceva il solletico dappertutto... prima di congedarci mi ha pagato l'aperitivo. Ero un po' sbronza all'uscita. Per smaltire la sbornia ho voluto stendermi sopra una sabbiera. Daniel ne era incantato. Aveva in mente qualcosa.

Riparati nell'avvallamento della duna nessuno poteva vederci.

Non ero ancora lunga distesa che Daniel era sopra di me... lui voleva... io non volevo... Abbiamo lottato, i denti serrati, tenendo forte ciascuno le mani sull'avversario,  affondando le unghie ciascuno nella pelle dell'altro.

Ma ho le unghie molto affilate e sono magra e muscolosa. Daniel non è riuscito.

Per consolarlo e perché ero sovra eccitata gli ho permesso di accarezzarmi quanto ha voluto... e ha voluto tanto.

La sera sono andata a passeggiare sulla spiaggia con Michel e mia zia.

Il mare era calmo, uniforme, brillava delle luci delicate, pallide, argentee che la notte incombente gli concedeva; la sabbia lentamente si raffreddava. I Affondavo i miei piedi nudi con gioia. Come è bello camminare a piedi nudi sulla sabbia! Le rocce divenivano nere e il faro bluastro.

Un respiro regolare sollevava il mare come un torace. Abbiamo colto dei garofani selvatici facendo a gara. Io ho fatto il mazzo più grosso.

 

 

16 settembre

Mi è capitata una strana faccenda.

C'erano degli operai che lavoravano al velodromo. Non l'ombra di un corridore. Stavo aspettando Maurice o Daniel o il primo che si facesse vivo, quando il portoghese è venuto vicino a me dicendomi: “signorina, vieni a vedere nella cabina di Beauvignon, lui ha lasciato qualcosa per te”.

Senza diffidare mi alzo e lo seguo... entro dietro a lui nella cabina... quando con brusca inversione ritorna e blocca la porta.

Mi vedo sola con lui. Nessun aiuto da attendersi dagli altri operai. Quelli facevano la guardia.

Dopo avermi baciata, accarezzata, guardata da cima a fondo, si toglie la cintura e abbassa i calzoni.

Senza parlare lo lasciavo fare, spiando un momento di disattenzione che mi avrebbe permesso di fuggire. Un po' curiosa, in fondo. La cosa non era spiacevole fino a qui, ma poteva girarsi male...

Sdraiati, mi dice a voce alta.

No.

Mi ha preso con decisione e mi ha buttata per terra. La lotta è cominciata. Con tutto il suo peso su di me, tentava di aprirmi le gambe. Io lo morsicavo, lo graffiavo con le unghie che si piantavano così bene nei suoi muscoli. E aveva le sue, quel disgustoso!

Mi ha colpito con un pugno in testa che mi ha abbastanza stordito. Lo choc mi ha fatto rilassare un po' le mie gambe serrate. Ne ha approfittato per inserire il suo ginocchio tra di esse. Sentivo di essere fritta. Già lo sentivo, era riuscito... un colpo di rene e era lì...

Aggrappata ai suoi capelli crespi lo stesso riuscivo a dibattermi... Gli dico: “se continui lo dico a tua moglie! E ti strappo la camicia!”

Non volendo sentire, andava alla fine a trionfare quando... mi ritrovai in piedi.

Ero riuscita a strappargli la camicia. Sentendo che la stoffa si rompeva aveva fatto un movimento per fermarmi, ne ho approfittato per salvarmi. In piedi faccia a faccia, ci siamo guardati... non era male. Grande e robusto, forte, una fronte cocciuta nascosta sotto una valanga di ricci fitti, neri, il petto ansimante, la spalla muscolosa, bruna che usciva dalla camicia a brandelli. Ha preso dalla tasca un grande fazzoletto per asciugarsi. Dalla sua camicia aperta usciva un torace quadrato, duro, madido di sudore, dai capezzoli bruni e puntuti.

Ha abbassato gli occhi davanti ai miei, ironici e vincenti.

In fondo non gliene voglio. Questo anteprima mi ha irritata. Quasi rimpiango di aver vinto.

Beauvoisin e il suo amico Edmond hanno saputo cosa è avvenuto nella sua cabina. Mi hanno detto: “Allora, sei stata sua? È stato pazzesco? Come vanno queste cose?”

Io li ho trattati da imbecilli domandandogli se credevano che uno possa prendermi così facilmente. Per convincerli gli ho raccontato tutta la faccenda per filo e per segno. Loro ascoltavano attentamente senza perdere una briciola.

Edmond ha concluso:

“Ben ti sta! Una volta o l'altra ci vai dentro. Tu ti cacci sempre dove ci sono degli uomini, ti piace eccitarli e poi ti meravigli se ti attaccano all'improvviso! Io avrei fatto la stessa cosa il giorno che eravamo soli nella cabina. Non ne avrei forse avuto il diritto, solo che tu sei giovane e tutto mi sarebbe piombato addosso sul groppone.

Beauvignon l'ha interrotto:

“Credo che adesso tu verrai meno spesso al velodromo”.

Edmond ha replicato ironicamente:

“Pensi questo? Lei ci trova gusto... lei rischia! Stavolta le è andata bene. Continuerà a giocare. Che vuoi che lei faccia di più interessante che abbindolare gli uomini a sé. È una goduria per lei. Perché vuoi che se ne privi”?

Ma per aver provato un po' di irritazione dopo tutti quei rimproveri, mi ha ribaltato sull'erba e mi ha messo il dito sopra; ma come era gradevole!   

La cosa piaceva molto anche a lui. Ha finito per affondare la testa tra le mie cosce serrate.

Nella sua impazienza ha fatto saltare i 3 bottoni che chiudevano la mia camicetta. Beauvignos fingeva di guardare altrove ma, ogni tanto, vedevo che girava la testa dalla nostra parte. Era rosso come una peonia!

Mai avevo provato tanto piacere per delle carezze. Era fastidioso, esasperante e delizioso allo stesso tempo. Ero quasi altrettanto brilla come dopo un aperitivo. Credo bene che avrei fatto non so quale sciocchezza e che, se lui avesse voluto la medesima cosa del portoghese dell'altro giorno, lo avrei lasciato fare con piacere.

Quando ce ne siamo andati Edmond ha detto a Beauvignon, ignaro che l'ascoltavo:

“Hai visto? È carina, la piccola. Io la … bene, sai?

Lasciandomi mi ha baciata sul collo con un sorriso, poi mi ha detto a mezza voce: “Hai un gran bel pelo!”

Bisogna confessare che in ogni gara lui è vincitore insieme con Beauvignon e io ho diritto alla più bella rosa del mazzo del trionfo. Ma sì!

 

 

17 settembre

Domenica, c'è una gara con il gruppo di Bordeaux.

Ci vado gratis!

 

 

18 settembre

Anche Maurice ha saputo di quella storia con il portoghese. Non mi ha detto niente, ma l'ho capito.

Ho preso l'offensiva: “Maurice, sai che il portoghese ha voluto violentarmi?

Lui si scurisce, non risponde.

Sì, Maurice, che ne pensi?

Penso che è una cosa molto triste che una giovane ragazza come te sia alla mercé di qualche bestia per la sua imprudenza.!

C'è rabbia, rancore, vergogna nelle sue parole, anche nello sguardo...

Hai ragione Maurice ma...

Mi taglia la parola duramente: “non c'è ma, non prendermi in giro... se diventavi incinta di quest'uomo sposato, padre di 4 figli, che avresti fatto?

Ma non posso essere incinta perché sono vergine, Maurice, in definitiva!

Si ammorbidisce: “è vero, Marité, che non ti ha fatto niente?”

Se te lo dico! No, Maurice, né lui né nessun altro...

L'ho subito rassicurato. Abbiamo parlato di questo e quello pacatamente fino all'ora di cena.

Mi accarezzava il braccio, leggermente, parlandomi, senza ripensamenti. Prima di separarci mi ha stretto la mano e forse, preso da rimpianto, mi ha mandato un bacio dalla punta delle labbra.

Come è geloso! Se ero impegnata con lui, che cosa sarebbe capitato!

 

 

La sere stessa

Quelli di Bordeaux hanno vinto la gara.

Mi hanno omaggiato con i fiori più belli dei loro mazzi. Non li avevo mi visti e ero troppo lusingata da questo segno di simpatia così spontanea. Quello che mi faceva piacere soprattutto è che le altre ragazze che assistevano alla gara erano invidiose. Mi hanno portato in città a prendere un aperitivo. Come mi pavoneggiavo! In città sulla mia bicicletta, incorniciata tra i due vincitori che mi tenevano ciascuno per la spalle, i miei fiori sul manubrio, il mazzo d'onore su quello del mio vicino di destra, avevo un portamento, non vi dico che questo!

Se Maurice mi avesse visto ne avrebbe fatto una malattia.

 

 

19 settembre

Maurice ha saputo che avevo preso l'aperitivo con quelli di Bordeaux. Ha sempre qualcuno che lo informa. Faceva un brutto muso.

Allora Maurice non va bene?

!!!

Perché sei arrabbiato”?

Non arrabbiato!

Sì. E' perché sono piaciuta ai bordolesi?

Trovi buono passeggiare con una banda di uomini alle tue calcagna? E non li conoscevi nemmeno!

Mi domando cosa vuoi rimproverarmi! Faccio quel che mi piace, mi pare.

È vero. La cosa non mi riguarda. Ti chiedo scusa, Marité.

Non sforzarti... non ne vale la pena... hai 10 anni più di me e ti credi obbligato a giudicare la mia condotta... forse hai ragione dopo tutto.

Se n'è andato più rasserenato come ogni volta che ci lasciamo. È sensazionale come lui si lascia convincere da me.

È lo stesso un buon ragazzo.

 

 

20 settembre

Daniel mi ha di nuovo accompagnato a prendere un tè, sempre nello stesso posto. Ho fatto festa ancora più dell'altra volta. Ho preso un caffè di Liegi talmente buono che ne ho voluto un altro. Poi ho mangiato un babà al rum, una crostata alle fragole e un dolce alla crema. Poiché avevo lo stomaco sottosopra siamo andati a prendere un tè in una caffetteria. Come mi sono divertita!

Daniel è molto corretto quando siamo in pubblico.

Oggi lui aveva un completo color sabbia, una camicia grigia, una cravatta di lana marrone, scarpe scamosciate e box marrone. A capo scoperto, capelli pettinati all'indietro, sbarbato, aveva l'aria di uscire dalla sua scatola come una bambola nuova di fabbrica. Aveva preso le racchette e abbiamo giocato a tennis in spiaggia. Io gioco molto male; ma corro bene. C'erano dei signori che mi guardavano con compiacimento, soprattutto un vecchio tutto rugoso, capelli bianchi come la neve e la pelle colore del mattone. Strizzava gli occhi per vedermi meglio. Ridacchiava e ridacchiava! Daniel si contorceva.

Guarda Eité, tutti questi vecchi catenacci, se gli interessa a loro, lo sport!

 

 

21 settembre

Il mese di settembre scorre troppo rapidamente. Il rientro si avvicina... il sole è meno caldo, va sotto prima. Il mare è più pallido che mai. La sabbia è fredda verso le 6. I bagnanti sono più rari, l'uva è squisita, le ville vengono chiuse una dopo l'altra. Vanno a dormire fino alla prossima stagione. Non ci sono più gare ciclistiche, non concorsi, non regate... Il casinò non accende più tutte le sue luci e di notte la spiaggia è deserta.

I cesti del basket sono portati via. Madame Prune fa crostate solo la domenica.

Daniel partirà per Saint-Etienne dove ha dei parenti, poi per Parigi.

Maurice intristisce sempre più. Sa che partirò.

Spero già di ritornare.

I grandi pini che non perdono mai le foglie si agitano al vento che diventa furioso.

Il mare ha dei soprassalti di rivolta. Si solleva, ruggisce, verde, pesante, cosparso di schiuma bianca, come un merletto. Le rocce sono più nere. Il faro diventa grigio sotto un cielo pallido. Nei boschi i piccoli garofani malva spariscono. Le zanzare pure. Al porto le barche si danno degli spintoni.

Edmond e Emile Beauvignon partiranno per Parigi. Non è ancora ora, ben inteso, ma non credo che resteranno qui d'inverno.

 

 

22 settembre

È proprio l'inverno che si avvicina. Sono le 9. Mi sono alzata molto presto e sono venuta in spiaggia per darle un ultimo addio.

Partirò senza dire arrivederci a nessun altro. Tutti sanno che me ne vado in questi giorni, ma nessuno sa il giorno... non voglio addii. So a chi mancherò...

Quanto a me, quel che più rimpiango qui sono i boschi profondi, il mare, il sole bruciante e il cielo senza nuvole.

Sono venuta per gli addii, forse per sempre, al mare, alla spiaggia, al cielo immenso.   

Rimpiangerò anche Maurice; ma tutto passa...

Il vento soffia instancabilmente, sollevando la sabbia che crepita sui bastioni. Il mare tempestoso si precipita sulla sabbia mobile; la sua schiuma nevosa si precipita nell'aria furiosa e, in cielo, il faro si profila, immobile e bianco.

I miei denti schiacciano una polvere fine e scoppiettante, i capelli volano in ogni direzione.

Lotto contro il vento. Esso incolla saldamente il mio vestito al mio corpo. Passa soffiando contro le mie orecchie.

Laggiù... dietro le brune rocce, scuote i grandi pini, come un bambino cattivo, per far cadere i frutti pesanti. Il mare si gonfia sotto la sua carezza ruvida, ondeggia, salta come una bestia mostruosa. Romba. Le onde glauche vanno in pezzi con fracasso di pietre collassando una sull'altra.

Il vento porta lontano le goccioline...

Eccomi al porto. L'acqua con i suoi mormorii lecca il ventre grassoccio delle barche che essa culla.

Gli alberi che oscillano sempre con lo stesso movimento ritmico assomigliano a dita gigantesche che fanno segno come per dire: no, no.

Le vele sbattono. Gli stendardi fanno: “arrivederci” come fossero fazzoletti che qualcuno agita.

Volano carte, simili a pipistrelli di tanti colori, poi, dopo aver disegnato degli arabeschi, si posano sull'acqua grigia.

Una corda tesa contro una lamiera la colpisce producendo un rumore di tuono. E il vento che si precipita sotto il ponte fa: hou! Hou! per far paura a tutti, e il mare che si sfrega contro la banchina dice: schh!, per farlo tacere.

Ecco i miei addii al mare...

 

 

23 settembre

Daniel mi ha dato appuntamento. Deve portarmi al cinema. Maurice mi ha dato appuntamento da Madeleine; passeremo la giornata insieme e aperitivo al caffè dove fanno musica.

Edmond mi ha detto che sarebbe venuto a trovarmi verso le 5 per fare un giro nei dintorni e fermarci in un localino chic.

Se Daniel mi invita al cinema quando sa che sto per partire è senza dubbio per confessarmi a mezza voce, complice la musica e l'oscurità, che mi ama, almeno alla follia.

L'appuntamento di Maurice, il primo che si sia spinto  tanto esplicitamente a propormi l'idea di andare ad ascoltare musica all'ora del tramonto del sole e quando il cuore è pieno di angoscia e di desiderio, è senza dubbio per dirmi che per lui sono tutto, che non mi dimenticherà mai, che mi adora...

L'invito di Edmond è per tentare, prima della mia partenza, l'impresa del portoghese con maggior successo. Tutti sentono che il giorno si avvicina, quando partirò senza lasciar loro null'altro che rimpianti.

Parto. Prendiamo il treno domani sera alle 21,45.    

Mi sento infinitamente esausta.

Il povero vecchio Black e il suo giovane amico sentono che stiamo per lasciarli. Black spia tutte le mie uscite. Viene ad annusare i nostri bauli. Posa la testa sui miei ginocchi dando flebili gemiti. Pare dirmi: “non partire, mi accarezzavi, mi facevi entrare in sala da pranzo quando eravate a tavola e mi davi dei pezzi di carne, zucchero e tutti gli ossi... e, quando sarai andata via non avrò più il diritto né la voglia di entrare nella casa vuota”.

Boby deve immaginarsi di essere portato via e guaisce gioiosamente tutto il tempo che durano le nostre passeggiate. È felice quando esce ed è triste al ritorno. Deve sperare di vedere il paese.

La notte scende lentamente; cala dai rami arroccati in alto; sale dalle felci umide; sembra venire da ogni parte. I rospi invadono il giardino. Lui li annusa, una linea di peli rizzata sulla schiena. Non gli piacciono quelle bestie.

Michel, nel giardino, lucida e ingrassa la sua bici molto seriamente. Tira fuori la lingua tanto è dura.

Mia zia stira il bucato per averlo in perfetto ordine quando arriviamo a casa. La nostra vicina è molto amichevole; lei spera che le lasceremo tutto quello che non possiamo portar via: l'olio, il vino, etc...

E' tutto un disordine. I bauli si riempiono, gli armadi si svuotano. Ho ritrovato il mio porta-mine nel vecchio baule nero e la mia seconda calza bianca nelle cinture per le coperte. Non mi ero nemmeno accorta della sua sparizione. Non sono stata che con calzini o a piedi nudi. 

L'aria è calma stasera... sono proprio triste! Ho voglia di piangere...

Ho solo un'altra notte da passare qui, in questo letto, sotto questo tetto, in questo posto da sogno... questa notte... è l'ultima. La cena è pronta... lasciamo le grandi finestre aperte sul giardino, sul parco, le rane amichevoli si spingono in mezzo ai passaggi; sospettano che Black è vicino a me in attesa del suo osso. Le ultime zanzare fanno giri infernali intorno a una lanterna. I miei ultimi garofani muoiono in fondo al barattolo di sottaceti, e il tempo passa, separandomi sempre più da questo angolo che non vorrei lasciare mai.

 

 

25 settembre in treno

Daniel mi ha aspettata invano. Ha dovuto spazientirsi davanti al cinema e non vedendomi arrivare se n'è andato.. o meglio gli hanno detto che ero partita...

Edmond ha dovuto imprecare più che ha potuto ed è forse andato a dormire... o a fare la corte alla biondina che gli sorride sempre.

Ho detto arrivederci a Madeleine per far sapere a Maurice che quando mi ha dato appuntamento non avevo intenzione di andarci.

Il pomeriggio l'ho visto da lei. Abbiamo fatto un po' di casino e mi ha chiesto se sarei partita presto. Gli ho risposto che sarei tornata a Parigi molto presto e ho ben visto che se ne è addolorato. Io gli ho afferrato la mano dicendogli: “a stasera alle 7 per l'aperitivo. Mi riempivo gli occhi con la sua immagine. Che begli occhi che ha... La cosa mi ha fatto male al cuore pensando che non lo rivedrò più... se avessi saputo... avrei approfittato in altro modo della sua... amicizia, diciamo pure amore, più di quello che non ho fatto... ma ahimè! È troppo tardi..

Quella mano calda che mi piaceva sentire sopra di me... quell'accento canterino e pieno di passione e di sole; quei denti crudeli... quegli occhi scuri pieni di fiamme, tutto quello che avevo... e che ora perdo...

E' stato con la gola stretta che l'ho visto  andarsene, felice di pensare che, la sera stessa, mi avrebbe avuta stretta a lui e che avrebbe potuto confessarmi il suo amore e forse chissà... stargli vicina... o partire con me.

Ho detto addio a Madeleine che non capiva più niente.

Parti, Marité? Dove? Quando?

Stasera... per Parigi... addio, divertiti … tu dirai...

Ma Maurice che starà ad aspettarti?

Lo consolerai tu.. gli dirai che io gli dico addio e gli auguro buona fortuna... che non deve sentirsi giù... che come sono venuta, così riparto...

E tu ritornerai?

Forse, Dio solo lo sa...

Mi scriverai? Prendi il mio indirizzo. Vuoi quello di Maurice?

Perché questa cosa? Innanzitutto lo conosco già; ma è finita... una volta partita, mi dimenticherà presto... tutto passa...

Arrivederci, Marité. Buon viaggio.

Arrivederci.

Ci siamo baciate, senza piacere, indifferenti. Non le sono andata contro perché non mi interessava del suo René.

Velocemente sono arrivata a casa. Ho fatto le targhette. Una l'ho messa sulla bici. Abbiamo imballato i bauli... La carrozza che ci aveva portati è venuta a riprenderci.

Sono salita per ultima. Ho baciato il grande Black ho sentito una lacrima colare sul suo pelo raso. Ho nascosto la mia pena e siamo partiti al trotto sobbalzante del cavallo. Le frange del parasole rimbalzavano senza sosta. Il parco indietreggiava; le ville fuggivano e Black che ci aveva seguiti si è fermato ed è tornato dalla sua padrona. Boby allegramente scortava la carrozza. Siamo passati sul molo, il mare tremava... le rocce si mescolavano con il cielo scuro; il faro lampeggiava; degli altri gli rispondevano con il loro unico occhio, portando i loro sguardi bianchi nella notte. La stazione rumorosa, il treno ansimante, i pacchi accatastati, lo scompartimento di cui si prende possesso con sguardi di odio per gli altri che sembrano volerlo, come è triste, desolato... La gente del paese che si trova là vi dice: “addio, all'anno prossimo eh!, con il loro accento del sud”.

Il treno mi porta via, il cuore gonfio... Chiudo gli occhi sull'ultima visione che ho avuto di Maurice e rivedo il suo viso sfocato dalla nebbia. Credo che ha dovuto attendermi, prima gioioso, poi, man mano che il tempo passava, nervoso, inquieto, deluso... e Madeleine gli avrà detto: “eh, bé! Maurice, è partita, la tua buona amica, è tornata nella sua Parigi, lei ti ha piantato in asso, povero amico...”

Mi sono stesa sulla panchina girata verso lo schienale per non vedere nulla. Penso a quello che ho tanto amato, così rapidamente, a quello che perdo, così rapidamente...

Le lacrime trattenute dalle mie ciglia non sono cadute. Il cuore gonfio, la gola serrata, sono andata a cercare un vetro freddo per liberarmi di questo peso che mi opprime.

E là, sola nel corridoio, ho dato libero sfogo al mio dolore. Il vento, galoppante in senso contrario al nostro, agitava in modo pazzesco i miei capelli.  

Tra le mie ciglia abbassate, il mio sguardo filtrava, appannato dalle lacrime, vedeva, un miraggio? nella notte fonda, l'ombra più fitta dei boschi, gli alberi fantasmi eretti minacciosi, rincorrendosi e nascondendosi freneticamente, a ogni curva.

Nella motte fredda, lugubre, il mio sogno si precisava; in fondo all'orizzonte si levava, come un'alba radiosa, un sentiero riempito di rose, ricolmo di profumi, come illuminato dallo sguardo di un uomo che mi teneva nel cuore molto di più di quanto pensassi. Poi il cielo blu, là in alto, spezzettato dalle chiome tonde dei fiori, si tingeva di grigio-argento e di bianca schiuma, un sapore di sale inumidiva le mie labbra... le mie lacrime, lentamente scendevano sul mio viso immobile fino alle mie labbra socchiuse, il vento urlava follemente disperdendo il fumo come schiuma...

L'alba... che sporca cosa l'alba nei sobborghi di Parigi!

Un cielo scialbo, sporco, pesante di nuvole senza riflessi, un'aria piena degli odori della città che nulla riesce a purificare. Le piccole case malinconiche che si svegliano, una a una, con occhio cupo. I galli infreddoliti, le galline rassegnate provavano la loro voce rauca. Gli alberi non sono altro che cose senza bellezza, senza mormorii; i loro rami tempestati dalla grandine portano con sofferenza un fogliame polveroso.

Albe delicate, piene di canzoni, di fruscii di foglie, di aria pura, di onde saltellanti, di fiori sboccianti, dove siete tutte?

Nebbie saline, dietro alle quali si alzava il sole più splendente delle fiamme, boschi umidi di rugiada, dove siete?

Laggiù, da dove io vengo, dove non ho saputo approfittare abbastanza della mia felicità.

 

 

1 ottobre

Ecco, questo è tutto. È finita... La vita riparte come prima. Ogni cosa ha ritrovato il suo posto; ma sul mio caminetto di marmo bianco alcune pigne di pino, chiuse, verniciate, dure, si aprono come ruvidi fiori di legno al calore che sale dal fuoco.

Quando mi addormento, con la la testa formicolante di ricordi, li sento scrocchiare laggiù, sotto il cielo blu, quando il sole d'agosto inondava tutto con il suo calore...

Ogni sera mi addormento con una visione di laggiù, laggiù...

Domani rientro a scuola. Preparerò il mio diploma.

La direttrice è una vecchia pazza, pretenziosa, con un petto che mena in giro, in giro dappertutto agitando il suo abito di raso (scusate) in tutti i sensi. Lei farebbe bene a portare un reggipetto; ma non ne esistono di così grandi! Bisognerebbe aggiungere delle parti!

La mia futura maestra (cioè quella della mia classe) è alta come uno stivale; arriva un po' più sopra alla mia spalla! È una corsa! Ha degli occhiali dietro ai quali lampeggiano due piccoli occhi freddi e miopi. I suoi capelli sembrano tagliati con una accetta, capelli biondi, sudici, dritti, orrendi. Lei non è abbigliata, è ridicola con i suoi vestiti. Le sue due figlie sono piccole, tondeggianti, con guance come glutei e mani come salsicciotti. Sarà una faccenda da spasso!

 

 

2 ottobre

Ecco cosa c'è di cambiato rispetto alla mia scuola precedente!

Ho ritrovato Fonce, la negra Hortensia con cui non ho mai avuto a che fare nell'altra scuola.

Mi hanno sistemata sola vicino a una colonna. È una fortuna. Posso appoggiarmici.

C'è una ragazzina che si chiama Jacqueline Sayard, che mi manda i più accattivanti sorrisi.

Le mie nuove compagne sono ancora più insipide delle recedenti.

In classe fa caldo e non mi piacciono le ricreazioni nel cortile glaciale.

Mi spolvero di fard prima di lasciare la classe e madame Farcini mi gira contro degli occhi miopi terribili, i capelli ritti, gli occhiali scompigliati.

 

 

4 ottobre

La scrittura di un testo ha sempre luogo il mercoledì. Stupore di tutta la classe di fronte all'otto e mezzo che madame Farcini è stata costretta a darmi. Lei non poteva darmi un voto inferiore. Fonce ha detto a Hortensia: “Si comincia come prima, con le sue scritture”.

La bruna e paffuta Jacqueline mi ha sorriso con un piccolo ciglio complice e complimentoso. Mi sembra che lei mi faccia gli occhi dolci. Povera ragazzina!

 

 

9 ottobre

La professoressa di disegno è molto gentile con me. È una donna grande, ruvida, spiritosa, allegra, intelligente, e ha talento.

Sono la sua coccola perché sono la migliore in disegno e perché sono la prima a ridere delle sue amenità che lei dice con una grossa voce da uomo. Una voce che romba e rotola come un temporale e piega le teste sui modelli in scala reale.

Per me le lezione di disegno non è che un immenso divertimento dove posso trionfare schiacciando la povera Fonce, sconvolta, perduta, farfugliante, con la mia indiscutibile superiorità.

Il professore di disegno non può sentirla. Ne ha ben motivo lei.

Ma tutto questo è niente! Ecco qualcosa di meglio!

C'è una ragazza di nome Marthe Chaudron che mi dà sui nervi. Si crede affascinante; lei si pavoneggia, che scocciatura!

Il suo viso lungo, più largo in basso che in alto,  come una pera, è antipatico all'inverosimile, lei appiattisce le sue scarse e nere ondulazioni dei capelli, si incolla della cipria bianca sul naso guardandovi con i suoi due occhi bovini bianchi e neri che girano da ogni parte con un'aria da ebete. Come corpo non è tanto male. Spalle strette che ondeggiano tutto il tempo, ma con dei seni sodi, rotondi che bucano il vestito, seni come vorrei io avere a 20 anni. Questa Marthe è il bersaglio della signorina Lemière. Quella poveretta di Marthe è ridicolizzata, ne passa di tutti colori. Si arrabbia, piange, pesta i piedi, tutto per la più grande gioia della signorina Lemière la quale gongola: “guardami Chaudron che non hai il coraggio di sporcarti le dita con i colori. Dimmi Chaudron, perché la tua brocca è così pallida? E perché le fai questa specie di petto? Essa ne ha quasi quanto te! mettile un bavero arancione intorno al collo e una cintura uguale in basso e battezzala: “Marthe Chaudron!”.

Naturalmente noi ridiamo chi più chi meglio.

Jacqueline Sayard si è sistemata dietro di me. Ha guardato il mio disegno approvandolo con uno schiocco di lingua e con un “favoloso” da far ingelosire tutte le altre.

Lei non è male; non troppo grande, ma abbastanza paffuta, sorridente, languida, mi sembra che lei abbia tutti i suoi gesti studiati. Si direbbe una cattiva attrice. È molto civettuola e si veste chic. I suoi capelli neri, brillanti come giada, ben schiacciati, incornicianti il suo viso rotondo dalle guance evidenti, una spessa frangia copre la sua fronte e si ferma al di sopra delle sopracciglia nere, compatte come siepi, che si incastrano tra gli occhi lunghi, un po' obliqui, ma vellutati.

Il suo più grande fascino sta nel pallore sorprendente della sua pelle. Tanto è il mio impegno per scurirmi la mia, tanto è il suo per conservarsela bianca.

Lei ci riesce meravigliosamente. Questo pallore è profondo, come bluastro. Il suo collo grasso è meno immacolato e le “collane” vi si affossano e vi si moltiplicano. Assume un'aria da donna fatale. Io posso buttarla giù da quella posizione!

È evidente che cerca di legarsi a me; ma io mantengo le distanze. Sono molto fredda.

 

 

2 novembre

Sono andata ai giardini Vincennes. Erano proprio belli senza persone. Il prato, di un verde scuro, spingeva forte, in mezzo alla rossa spoglia degli alberi. I miei piedi affondavano in quel tappeto soffice con un fruscio leggero.

L'aria era frizzante e deliziosamente pura, la luce delicata e il cielo tra i rami nudi e neri era di un blu pallido ma unito. I piccoli sentieri calpestati durante i giorni belli si assottigliavano sempre più tra i due bordi del prato invasivo, o sparivano sotto il fiume rosso delle foglie contorte.

I tronchi immobili, ancora lucenti di pioggia, confondevano gli occhi e facevano sembrare il bosco più grande e profondo.

Le panchine sprofondavano lentamente dentro la terra umida. E laggiù in fondo si intravedeva un ponte rustico, che attraversava un ruscello molto chiaro, che fluiva impercettibilmente, senza rumore.

 

 

25 novembre

Bisticcio tutti i giorni con madame Farcini. Che cammello! Ci fa stare con le grandi finestre aperte con il pretesto che, essendo tubercolosa, ha bisogno di l'aria. È incantevole. Noi tremiamo. Non possiamo neanche reggere i nostri porta-penne talmente le nostre dita sono dure dal freddo!

Ho rifiutato di lavorare in queste condizioni. Ogni 2 minuti un conflitto scoppia tra di noi. Lei mi ha proibito di mettere il rossetto alle labbra; allora mi fermo all'uscita, davanti alla porta, e quante gliene dico in faccia!

Jacqueline parla con me, è intelligente. Sembra che l'amore la preoccupi molto! Tuttavia non le interessano gli uomini.

Parola mia, mi ha fatto la corte. Lei mi incensa di complimenti per i miei occhi verdi, per la mia vita sottile e, per meglio assicurarsi della sua snellezza, lei la abbraccia con il suo braccio rotondo e bianco.

Sono dei Mia Rité, Mio Rité, quelli che lei dice in continuazione.

Jacqueline viene a casa mia tutti i giovedì e la domenica va al cinema con i suoi genitori. È esattamente il cinema dove vado anch'io. Ha la cotta per me e non lo nasconde. Io mi lascio accarezzare, toccare, ascolto con piacere le sue dichiarazioni. Quando i giovedì pomeriggio siamo sole nella mia camera lei mi bacia sulla bocca, mi accarezza i seni. Ha una voglia matta di contatti fisici. Io non posso toccarla senza che lei socchiuda i suoi begli occhi di velluto. Vorrebbe che io andassi a casa sua quando non c'è sua mamma. So bene il perché. Neanche a me dispiacerebbe. Ma non ho il permesso di andare da un'amica, a meno che non sia per breve tempo.

Ci ho ben provato a trovarla sola a casa sua, quando avevo a disposizione un'ora. Sono arrivata là. Ho cominciato a chiacchierare di mille cose, poi le ho parlato dei miei amori, finendo con il dirle che La trovavo graziosa e che fossi stato un ragazzo mi sarebbe sicuramente venuta voglia di violentarla.

Mi sono avvicinata a lei, e i miei gesti si facevano già persuasivi, quando i suoi cani, abbaiando, ci hanno avvertito del ritorno di sua mamma. Persa l'occasione.

Lei ha invidia di tutto quel che ho.

Lei voleva che, come certe allieve, ci prestassimo dei vestiti per scambiarceli più spesso. Non ha funzionato. Tratto le mie cose molto sul serio e non tengo affatto a che altri fuori di me li portino.

 

 

1 dicembre

Sono giù. Mi sento un'amarezza immensa nel cuore. Rivedo in un sogno tutta la felicità che lasciato laggiù a R...

Mi sono decisa di scrivere a Maurice. Gli ho detto che una donna come me (senza scherzi) e un uomo come lui sarebbero in errore a non tentare di darsi l'un l'altra un po' di gioia.

Gli ho detto che pensavo sempre ai suoi occhi, ai suoi denti bianchissimi, e che mi mancavano il suo accento e la sua voce calda.

 

 

8 dicembre

Maurice mi ha risposto. Ecco cosa mi ha detto:

 

“Carissima Marité. La tua lettera mi ha procurato una grandissima sorpresa e una grandissima gioia. Ti amo. Dal giorno in cui ti ho vista ho sentito che tu saresti stata per me la cosa più bella della mia vita. Come sei giovane! Non potevo pensare che tu non eri nient'altro che una ragazzine audace e impertinente. Come sei stata crudele la sera della tua partenza.. Perché non dirmi addio? Mia cara, tu sei già molto per me. Di grazia, se vuoi prendermi in giro non farlo, mi procurerebbe troppa infelicità. Ogni sera ripercorro il sentiero di Cythere... ma ahimè! Le rose sono appassite e tu non ci sei più... Ti prego, Marité, non fare delle sciocchezze. Hai dei genitori che ti amano. Non farli penare. Sii seria; non far più la vita che facevi qui. Mia cara, amor mio, se veramente vuoi che siamo amici ascoltami: ci scriveremo così per tutto l'inverno e se ritorni l'anno prossimo allora potremo essere senz'altro felici. Non desidero che una cosa: poter amarti. Il mio sogno più bello, sogno che non potrà mai realizzarsi indubbiamente, sarebbe quello di fare di te mia moglie per sempre. A volte ci passiamo vicino, alla felicità, ma non la vediamo, non la afferriamo. Se tu potessi amarmi come io ti amo potremmo sposarci, perché in questo caso tu aspetteresti di avere l'età legale per sposarmi. Mia cara, perdona questa mia confessione. Temo di farti ridere senza che tu capisca veramente fino a che punto ti amo. Ti bacio follemente sulle labbra, sul tuo piccolo adorato corpo. Il tuo amico sincero Maurice”.

 

Questa lettera mi ha fatto molto piacere, ma ci sono ancora 7 mesi di attesa!

Sono tornata da là e non ho che un'idea, che un sogno, che una speranza, tornarci.

Jacqueline diventa fastidiosa.

Non dovrei più lasciarla. Le ho raccontato che Maurice mi scriveva.

Madame Farcini non depone le armi. Non facciamo altro che guardarci di sottecchi tutte e due. Lei è furiosa perché me ne infischio di lei e di una seconda come lei.

 

 

2 gennaio

Sono a letto. Ho avuto la faringite e adesso il morbillo. Fa allegria come una strenna! Infine ho dei libri. Non mi annoio.

Jacqueline mi scrive ogni giorno. Mi dice della sua tristezza, del suo desiderio di vedermi finalmente ristabilita.

Lei resta dabbasso delle ore a contemplare la finestra della mia camera.

È disperata per non potere venire a trovarmi.

Io le rispondo e lei conosce le mie lettere a memoria. Ieri ero giù e lei l'ha capito dal tono rattristato della mia lettera.

“Ho pianto leggendo la tua lettera, mia cara, mi ha detto”. Che matta!

 

 

12 gennaio

Cucio, leggo, penso... Sono presa da lunghi intervalli nei quali fantastico. Maurice occupa i miei pensieri. Rivedo cose che non mi avevano colpito sul momento.

Mi ricordo del giorno in cui, nel sentiero di Cythère, Maurice mi ha dato quel mazzo di rose tea. Le avevo abbandonate al pilastro di calcestruzzo grigio vicino alla 'casa dei delitti'. Che ne resta? Niente. Un po' di polvere, un petalo raggrinzito, uno stelo irto di spine.

Rivedo Maurice nell'atto di darmi una sera il fiore che teneva tra i denti. Le sue labbra gli facevano un'areola insanguinata intorno ai bianchi petali.

Vorrei essere con lui, essere sua. So bene che se lo vedessi adesso noi diventeremmo amanti molto presto. Non lascerei passare una tale occasione. Saprei bene come convincerlo a farmi sua prima di avere l'età di sposarmi.

Cerco di immaginarmi quel che potrebbe essere un simile amplesso. Vorrei conoscere questa voluttà, ma non ho voglia di altri iniziatori all'infuori di lui.

Ricevo sempre delle lettere di Maurice. Mia zia me le porta a letto, senza diffidenza. Lei crede che sono delle amiche di R... Le dico che è Madeleine a scrivermi. Mai in casa sospetterebbero che faccio corrispondenza con un ragazzo così apertamente. Jacqueline è gelosa di lui. Maurice è per me un autentico amico. A lui racconto le mie pene, le mie speranze, come impiego il mio tempo. Mi dà buoni consigli. Jacqueline ha una punta di disprezzo quando parla del “mio Maurice”.

Quando le illustro questo bel giovanotto, vigoroso, saggio, che mi ama, lei si arrabbia, si spazientisce.

Sì sappiamo bene che il tuo Maurice è più bello di una donna!

Imbecille! Lui non assomiglia per niente a una donna. Innanzitutto credo che a parità di bellezza l'uomo la vince sulla donna. Evidentemente un uomo non avrà questa stessa opinione a meno che non sia pieno di sé. Davanti a un uomo e a una donna nudi, belli entrambi, io non ho dubbi. Provo infinitamente più piacere a contemplare un uomo in tutto il suo splendore che una donna.

Bene, non io! Io trovo che una donna è molto più bella di un uomo. Una donna ha più fascino, come carattere, non parliamone!

Nemmeno io! Le donne sono dei cammelli. Sono false, paurose e pretenziose. Sono prima di tutto delle esibizioniste!

Tu ne hai delle belle! Gli uomini sono dei bruti egoisti che pensano solo a comandare.

Poveretta, come li conosci male! Gli uomini, una ne fa quel che vuole quando sa essere paziente e abbastanza intelligente da girarli a suo favore. Solo che tra loro si aiutano, mentre le donne si scannano!

Gli uomini hanno dei veri amici, le donne non hanno mai delle vere amiche.

Noi discutiamo così senza mai essere d'accordo.

 

 

15 gennaio

Jacqueline ha più speranza di vedermi. Mia zia non ha voluto farla entrare per paura che si prenda il morbillo. Allora è tornata a casa, disperata, per scrivermi una lettera completamente stupida.

Io sto meglio. Potrei alzarmi presto e poi tornare in classe.

Non so se mi fa piacere stare meglio... Quando si ha la febbre è frustrante, si ha sete, si brucia, si darebbe metà della propria vita per una scodella di latte freddo. Sogno per due ore, completamente sveglia, di essere distesa al fresco con la bocca aperta sotto una cascata. La convalescenza è un momento delizioso. Poter mangiare e bere normalmente dopo una dieta più o meno lunga, che piacere! A pranzo ho mangiato cervello di pecora al burro spruzzato di limone, degli spinaci con crostini e sugo di arrosto che anche i miei genitori mangiavano; come dolce, ho avuto due arance e mandarini. Come trovo buono tutto questo! Alle 4 ho bevuto una tazza di caffè latte molto leggera in cui ho bagnato una buona fetta di pane al burro abbrustolito. Come è piacevole mangiare quando si ha fame!

Maurice mi chiede ansiosamente notizie in ogni sua lettera.

Cerco di lavorare a maglia, ma come lo faccio male! Abbandono gli aghi per l'uncinetto, là sono più capace.

Da quando non esco più sono come addormentata. Mi sembra che una parte di me sonnecchi.

 

 

1 febbraio

Mi alzo. Barcollo sulle mie gambe magre. Mi sembra di essere appollaiata su dei trampoli. Ho le vertigini! Le sedie, i tavoli sembrano rimpiccioliti, come è buffo!

Mi sono annoiata perché non sapevo cosa fare. Cammino per l'appartamento, come un corpo senza anima.

Vorrei davvero essere completamente ristabilita per tornare in classe. Jacqueline è venuta. È al settimo cielo perché può vedermi, baciarmi, parlarmi... Mi ha  raccontato che i giovani che fanno capannello giù in strada le avevano domandato notizie di me. Questo mi sorprende, non avevo più parlato con loro dal furto delle mie mutandine nel giardino pubblico.

Sembra che uno dei suoi vicini le faccia la corte. Solo che lei se ne frega poiché le importa solo di me! Durante la mia assenza lei è diventata l'amica di Marthe. Mi ha chiesto come la trovavo. Io le ho risposto:

“Marthe, tutto ciò che ha sono due bei seni, ma fra qualche anno la cosa diventerà problematica. Con queste doti lei è una scimunita e una sbruffona. Non capisco cosa trovi di interessante in lei.

Il mio giudizio non le è andato a genio, così mi ha risposto:

“Ebbene! Lei non dice tali cose di te, al contrario tu le piaci molto”.

Questa è la prova che per una volta è stata intelligente!

Oh! lei non è mia amica! Ma senza di te mi annoiavo talmente! Ero talmente depressa! Chiacchieravo con lei come con le altre! Non hai motivo di essere gelosa. 

L'ho guardata con una tale aria beffarda, così freddamente, che cercava il modo di lasciarmi il più presto possibile. No, ma è del tutto fuori di testa! Credere che io prendo una cotta per le mie amichette?  E che io possa essere gelosa perché, durante la mia assenza, lei coccola, accarezza, fa dichiarazioni di fuoco alla prima imbecille arrivata! La poveretta farebbe bene ad andare da un medico alienista!”

 

 

 

20 febbraio

Ho ricevuto 3 lettere.

Quella di Maurice, sempre molto gentile, confortante, piena di amore, mi fatto molto piacere. Desidera sempre che un giorno diventi sua moglie. Aveva sperato di venire a Parigi per qualche giorno con il suo capo e così poter vedermi in quel lasso; ma ahimè! Il suo capo è partito da solo... e Maurice è stato obbligato a restare là.

Quella di Madeleine che mi dice che madame Cardon non fa che pensare a me, che vive nella speranza di rivedermi. Non sospettavo che pensasse ancora a me; l'ho vista molto poco e non ho parlato con lei che una sola volta. Mi dice anche che Maurice è cambiato molto da quando io sono arrivata a R... si è fatto elegante tutti i giorni, subito dopo fuori dal lavoro. Non frequenta più il velodromo e non è più brillo. Per contro, lui è ancora più triste e meno loquace di prima. Lei mi annuncia il suo matrimonio con René entro brevissimo.

La terza lettera è di Jacqueline. Confessa che tutte le sue precedenti sono sciocchezze. Mi domanda scusa per aver ceduto, mentre io ero ammalata, a distrarsi con Marthe, promettendomi che avrà solo me per amica.

Mi scrive testualmente:

“Vorrei vederti per chiederti perdono. Non ho potuto chiudere occhio la notte. Pensavo a te che amo e a cui ho fatto del male”.

La mia risposta non si è fatta attendere:

“Mia cara Jacqueline, sono desolata che tu ti tormenti a tal punto per cose che non hanno alcuna importanza per me. Sbagli, non sono gelosa, anche quando ho una cotta, a maggior ragione quando non ce l'ho! Smettila di passare le notti in bianco, ti assicuro che puoi riposarti in pace.

Penso che tu provi per me un'amicizia particolare e esagerata. Lettere come le tue, non ne ho mai ricevute se non da uomini che mi desideravano. Da parte tua non lo capisco. Mi piace molto far casino con le donne, ma non mi verrebbe mai in mente di dir loro che le amo. Non devi sentirti offesa. Non domando di meglio che di restare amiche e sarei molto contenta di avere la tua amicizia, ma non esigo né desidero occupare tutto il tuo cuore...

Se, dopo questo, non avesse capito...

 

 

22 febbraio

Esco. Mi infastidisce essere dimagrita, ma sul mio viso incolore gli occhi sono più grandi. Sono più languidi, più grandi di prima.

 

 

25 febbraio

Alla fine ritorno in classe.

Madame Farcini mi ha detto: “allora, ti senti meglio? Non sei stata troppo ammalata? Gran Dio! Come sei magra! Che razza di ronzino!

Sì signora sono magra... ma sono ancora più adulta!

Quel che ho riso! Tutte le ragazze si sbellicavano. La donnina Farcini, al mio fianco, fa la figura di un Tom Pouce (Pollicino) vicino a un pioppo.

Marthe mi guarda con aria da vincitrice, ma me ne infischio. Sono più alta di lei, quindi le mangio la pappa in testa! Durante la mia assenza si sono intrecciate delle amicizie. Hortensia si struscia con Yvonne Roane, Marthe sorride incessantemente a Jacqueline che mi manda fuggitivi sguardi vellutati, Magnesie stuzzica la sua vicina dalla mattina alla sera. Reine parla piano all'orecchio di Aimée che arrossisce e trema.

La signorina Lemière che faceva il corso di disegno in un'altra classe mi ha fatto chiamare nel laboratorio per informarsi se mi ero ben ristabilita, allo stesso tempo per annunciarmi che due miei disegni sarebbero stati esposti in laboratorio. Era molto contenta del mio ritorno, perché i corsi senza di me sono monotoni e gli altri voti sono ben scarsi. Mi diceva tutto questo davanti alle altre della classe del diploma che ne erano gelose. Non me ne vantavo che un pochino!

 

 

15 marzo

I miei flirts ricominciano. Oh! Non è flirtare!

Giustamente amo Maurice, è un amico e un innamorato, solo che si trova a 500 chilometri.!

Il mio nuovo flirt è un pugile, Robert, piuttosto brutto, ha 19 anni. Si direbbe che diventerà molto innamorato di me. La cosa va già bene!

Questo fa solo un altro Robert. Non mi piace questo nome. Tutte le ragazze della scuola sanno che lo vedo prima di rientrare in classe. Loro mi invidiano. Mi chiedo il perché, perché lui infatti non è bello. Solo Reine ha un innamorato che non sia un ragazzetto. Il suo ha 28 anni. Non mi piace, non glielo ruberei mai.

Le mie care compagne hanno delle conoscenze dai 13 ai 16 anni!

Il mio pugile si è battuto per me contro Robert, il biondo che frequentavo quando ero nella mia prima scuola. Non so come mai essi si conoscano, né come abbiano parlato di me, ma la cosa è finita con colpi di boxe per strada. La vittoria è andata a Robert il pugile.

Lui aspettava indubbiamente le mie congratulazioni. È rimasto deluso perché gli ho detto: “come siete stupidi!”

Chi? Io o lui?

Tutti e due.

Alla sera l'ho rivisto, mia zia non è venuta a prendermi. Lui mi ha accompagnato fino a casa. Domani ho un appuntamento con lui. Jacqueline fa una faccia strana. È furiosa di vedere che flirto di nuovo con gli uomini. È gelosa di Maurice e di Robert. Denigra più che può il mio pugile dal naso schiacciato.

Non solo lei è gelosa dei momenti che io concedo a Robert, ma anche di me. È colma di rabbia nel vedere che a me capitano un sacco di cotte e a lei no.

Marthe non può soffrirmi. Ci mandiamo delle frecciate in ogni momento.

In classe sono sempre nella prima metà, solo che non ho mai posizioni brillanti perché non so calcolare i voti. Qui sono le stesse allieve che fanno questo. Io me ne frego. A tutti non nemmeno importanza. Il mese prossimo sarei nelle prime per vedere un po'. Darò un voto a caso, buona!

 

 

3 aprile

Ho fatto una conquista!

Stavo andando in classe con un'altra allieva quando siamo passate davanti a due uomini che uscivano da un negozio. Uno di loro, magro, biondo, brutto, la faccia piena di brufoli, l'altro esile, castano, splendidi occhi verdi, aveva circa 30 anni.

Si sono avvicinati, il magro si è rivolto alla ragazza che era con me, quello con gli occhi verdi mi ha detto: “sei graziosa, signorina.”

Ah! l'hai capito da solo?

Cammini divinamente bene. Tu mi piaci, sai?

Ah! molto adulata.

Vieni a prendere un caffè?

No.

Perché? Ti do noia?

No, ma non ho tempo. Rientro in classe.

Senza scherzi, vai ancora a scuola?

Sì.

Allora tanto peggio, sarà per un'altra volta, se proprio vuoi. Potrei rivederti?

Forse, il caso fa tante di quelle cose.

Ci siamo lasciati così. Madame Farcini arrivava dietro. Entrando nel cortile mi ha chiamata: “Maria-Teresa vieni qui”.

Non mi chiama con il cognome perché lo pronuncia talmente male che preferisce non dirlo. Io vado senza premura. Aspetto il seguito.

Con chi parlavi?

Con Jacqueline Sayard.

No, in strada, ti ho vista!

Con due signori.

Chi sono questi due signori?

Amici di papà.

Ah! non so se sarebbe molto contento di sapere che sua figlia parla con un 'non so chi' per strada.

Non è un 'non so chi', è madame Labranche e il suo amico Duguet.

Madame Farcini non ha insistito, i due nomi che le ho detto sono di fantasia. Suppongo che non verrà a impicciarsi tanto presto!

 

 

5 aprile

Sono andata a passeggiare con Robert ieri giovedì. Siamo andati al parco Buttes-Chaumont. Era deserto. Seduti dietro un cespuglio parlavamo tranquillamente.

Robert, con mani nervose, mi schiacciava i seni dicendomi che mi amava ed enumerandomi i motivi di questo amore. Ero soprappensiero e mi faceva piacere ascoltarlo e vedere il suo desiderio; ma pensavo a quell'uomo dagli occhi verdi... Guarda caso Robert mi diceva che avevo meravigliosi occhi verdi! Senza scherzare!

Faceva progetti per il futuro senza avere dubbi sulla loro realizzazione.

 

 

6 aprile

Il tizio dagli occhi verdi mi aspettava alla porta della scuola. Sono andata a prendere il caffè con lui.

Come ti chiami”

Marité.

Delizioso. Quanti anni hai?

14. E il tuo nome?

Edmond.

Edmond come?

Perché vuoi saperlo?

Oh! me ne frego! Quanti anni hai?

Ah! ecco. Indovina?

Gli do 30 anni, ma le sue mani sono magre, secche, rugose.

Non so è difficile.

Perché?

Non voglio dirglielo ma sento che ha ben più di 30 anni. Sento che mi spia, che mi sorveglia attentamente; nessuno dei miei gesti, nessuna delle mie parole gli sfuggono. Mi accorgo da mille minuzie che è molto abituato alle donne. Questo non mi sorprenderebbe sapendo che ha un'età tra i 30 e i 35 anni.

Vi do 35 anni.

Sei generosa, non ne ho che 32.

Abbiamo chiacchierato fino all'ora di rientrare. È abbastanza gradevole; mi fa la corte in maniera diversa dagli altri. Credo che se potessi arrossirei. Non ci crede per niente che sono ancora vergine.

Ho appuntamento con lui domani alla stessa ora.

 

 

20 aprile

Maurice mi scrive sempre. Egli non sa dei miei nuovi flirts. Anche Madeleine mi scrive, ma sempre più raramente. Jacqueline sembra odiarmi al momento, almeno tanto, anzi di più, di quanto mi abbia amato.

Mi rivolge sempre la parola, ma non mi fa più le sue confidenze.

Robert mi vede la sera dopo le 4, per 10 minuti e Edmond da mezzogiorno e mezzo all'una. Tutti i giorni prendiamo il caffè nello stesso locale. Vedo arrivare madame Farcini e molte allieve, ma loro non possono vederci. Quando ho visto passare la signora Farcini mi sono precipitata dietro a lei, in tal modo non sono mai in ritardo. Arrivo al punto. La direttrice ha già tentato parecchie volte di farmi 'beccare' sia da parte delle allieve che dai professori. Può fare le corse!

 

 

25 aprile

Abbiamo in programma di vedere una rappresentazione in una sala del municipio. Daranno L'Avaro. Domanderò a mia zia il permesso di andarci e andrò a passeggiare con Edmond.

È necessario che mi studi qualche passo.

Madame Farcini ha chiesto chi fossero le allieve che vi andavano.

Ho detto che mia zia non voleva, che avrei chiesto a papà. Così glielo dirò a mezzogiorno e lei non avrà il tempo di vedere mia zia per parlarle, se per caso la zia mi accompagnasse domani mattina. Credo che Jacqueline ci vada.

 

 

29 aprile

Tutto è andato a meraviglia. Ho dichiarato a madame Farcini, con una faccia arrabbiata, che papà non mi aveva dato il permesso di andarci.

Sono uscita da casa con il permesso firmato da mia zia, ma invece di andare con le altre ad annoiarmi alla rappresentazione de L'Avaro, ho preso il treno e sono andata a casa di Edmond.

Mi aspettava come d'accordo. Lui stesso è venuto ad aprirmi e rinchiudendo la porta ha girato la chiave nella serratura dicendomi: “fatto, adesso ti ho in pugno”.

Siamo passati nella sala da pranzo, piccola, non molto illuminata, per niente graziosa, ma pulita e ben ordinata. Era sicuramente una donna che ordinava la casa. Sulla credenza due foto relative a una donna di una quarantina d'anni; l'altra mostrava il profilo sorridente di Edmond con cappello moscio, un ferro di cavallo come spilla di cravatta.

Ho lasciato il mio cappotto e cappello su una sedia. Lui ha scaldato del caffè. Mi baciava senza fermarsi facendomi un mucchio di domande.

Sei stata spesso con uomini?

È la prima volta.

È vero, tesoro! Dimmi sinceramente la tua età.

14 anni, te l'ho già detto! Che è la signora sulla credenza?

È la mia droghiera...

La sua droghiera, è una delle sue amanti. Lei gli dà un bel po' di denaro di cui ha bisogno in cambio delle sue carezze, delle sue parole dolci. Deve essere lei stessa che fa le pulizie...

E' la tua droghiera che fa le pulizie?

Si, certo.

Tu non hai paura di stare sola con un uomo che non conosci? Perché alla fine non mi conosci...

No, perché vuoi che abbia paura? Io non ho paura di niente...

Abbiamo bevuto le nostre tazze di caffè. Sta aspettando qualcosa, non sa come fare. Si decide.

Vieni in camera.

Sì.

In quella stanza chiude le doppie tende. Io comincio a spogliarmi nella penombra. Sul camino altre due foto, una donna con un neonato nelle braccia e un bambino in piedi che tiene un cerchio. Lo interrogo al riguardo.

Mia moglie e il mio bambino.

È da molto che sei divorziato?

5 anni.

Che età ha il tuo bambino?

6 anni, è un amore, ehi è il mio tesoro!

Si, è carino, tu lo ami molto?

Oh! certo che lo amo molto, non ho che lui.

Dove è?

Da mia madre. Lei lo tira su.

Rimette la foto di suo figlio là dov'era, poi pensa di nuovo a me. Ho smesso di spogliarmi per guardare le foto, ricomincio.

Eccomi in camicetta. È un pagliaccetto di seta bianca arricchita di pizzo color ocra. Sembrava sorpreso di vedermi con della biancheria intima.

È un pagliaccetto di tua madre?

Pensa tu! È mio. Perché?

Sei piacevole così, con tutto; hai una biancheria intima graziosa.

Tolgo il pagliaccetto. Tengo solo le calze. Appoggiata contro le aste del letto che mi ghiacciano la schiena, mi lascio contemplare.

Quando hai avuto la prima mestruazione?

A 12 anni e mezzo.

Voglio dire, quanti anni sono che sei sviluppatata?

Ebbene! Calcolo: 12 anni e mezzo, questo fa più di 2 anni.

Oh! ma sei una donnina. Allora tesoro vieni là.

Là, c'è il letto.

Mi sdraio, le braccia in su. Io aspetto. Lui viene vicino, mi guarda, mi accarezza teneramente con la sua mano secca, le sue labbra si posano ovunque, all'inizio in modo leggero, poi con più forza.

È in maniche di camicia.

Sei già molto carina, ma a 18 anni sarai meravigliosa. Vedrai come gli uomini ti desidereranno. Oh! Questi piccoli seni così freschi, così giovani! È tutto nuovo e fresco, tutto questo. Hai un così grazioso pelo, mia cara. Vuoi fare l'amore? 

No, non oggi, un'altra volta forse.

Perché non vuoi?

Perché non mi va ancora di conoscere questa cosa subito.

Sei vergine? Certo, è vero? Credevo che tu avessi perso la tua verginità!

Non te l'avrei nascosto!

Sì, ma credevo che mi avessi mentito. Hai ragione tesorino mio, aspetta ancora prima di perderla, hai tutto il tempo. E hai avuto il coraggio di venire a casa mia! Guarda, tesoro, mi fai impazzire. (Effettivamente suda grosse gocce di sudore). Accarezzami un po'.

Io non rispondo; ma ritiro, senza essere brusca, la mia mano che lui aveva messo in un certo posto...

Non vuoi? Il mio coso ti fa paura?

Per tutta risposta alzo le spalle nude che sprofondano nel cuscino. Lascio che lui mi ammiri, accarezzi, desideri.

Si è disteso in senso contrario al mio, ha accarezzato a lungo il mio pelo con la lingua. Questa carezza mi esasperava, serravo la sua testa tra le mie cosce, le dita dei miei piedi si contraevano sulla parte superiore del letto che non aveva rimosso. Mi contorcevo, chiudevo gli occhi.

Quando è giunta l'ora di partire mi sono rivestita. Mi ha accompagnato solo fino alla porta, per paura di essere visto dalla sua droghiera, mi ha dato del denaro per prendere un taxi.

Ho detto a mia zia che mi ero annoiata alla rappresentazione. Le ho dato dei dettagli. Come mi sono divertita! Come era carina quella scena. Vorrei molto trovare un altro trucco per tornarci.

Se Maurice lo sapesse!...

 

 

 

30 maggio 

Compleanno e catastrofe! Non andremo quest'anno a R...

Chhe iella ! Io che speravo tanto di rivedere Maurice, che, nonostante tutto, resta quello che preferisco.

Il mio sogno, il mio bel sogno... non rivedrò più dunque i grandi pini, le felci... i piccoli garofani malva non mi inebrieranno più con il loro profumo selvaggio. I miei ricordi svaniranno sempre più. La grande spiaggia di sabbia bionda e calda dove vengono a morire le onde, la schiuma arricciata, il faro così bianco, il cielo così blu, i gabbiani gioiosi dalle lunghe ali spiegate, che descrivono orbite bianche, scompariranno dietro a una foschia ogni giorno più spessa.

Altra gente abiterà la villa. Black, se vive ancora, cercherà di farsi ospitare durante la stagione. Maurice mi dimenticherà... non tornerà più nel sentiero di Cythère... o forse con un'altra. Le rose reclineranno le loro chiome rotonde che altre mani diverse dalle mie coglieranno. Le lettere di Maurice diventeranno sempre più fredde, rare... e un giorno mi accorgerò che da molto tempo non mi ha più scritto...

Il mio bel sogno d'amore sarà concluso...

Forse che passando davanti alla 'casa dei delitti' egli penserà al giorno in cui siamo usciti dal sentiero di Cythère e ci siamo fermati di fronte a essa? Allora, se gli resta ancora in fondo al cuore una briciola di quell'amore che mi dichiara incessantemente, sognerà forse le gocce di sangue che come perle gocciolavano sulle mie braccia nude, di avere preso il mazzo di rose tea?

Lo amavo giustamente lo stesso... E Daniel... se un giorno ritornasse al ruscello, forse mi sognerà gettando le perle della collana di cristallo nell'acqua scintillante... E Moise Cardon che, come sembra, è innamorato di me, quali ricordi conserverà della mia presenza là? Quante cose gli ricorderanno di me? Non ne so niente, poiché ha dovuto racimolare a mia insaputa delle immagini di me che io ignoro... E il portoghese... si ricorda ancora della nostra lotta nella stretta cabina di Beauvignon? Rimpiange ancora di non avermi posseduta?

Come sono triste oggi! Che mi importa del desiderio di Edmond, della cotta che Robert ha per me?

Che significa l'amore o l'odio di Jacqueline?

Che scarso compenso! Che gioie ho laggiù, che depressione mi afferra qui!

 

 

5 giugno

Ho ricevuto una lettera di Maurice.

“Mia cara, come è lungo il tempo senza di te, quando ritornerai? Ti penso notte e giorno... Dimmi, verso quale data pensi di venire qui affinché io sappia pressappoco quanto durerà la mia attesa.

Potrei contare i giorni, aspettando con grande gioia quello del tuo arrivo...”

 

Mai sono andata in tale depressione.

Quella lunga lettera così tenera, così affettuosa, dove l'attesa, la speranza si leggono in ogni parola, mi ha spezzato il cuore. Mi sarebbe tanto piaciuto rivederlo... rispondergli con lo stesso tono, dirgli che il suo bel sogno, il nostro bel sogno andava a realizzarsi; e poi la disperazione nell'anima, gli dirò la verità, che non posso tornare là questo anno, che il nostro bel sogno sembra finito.

Gli ho scritto la lettera più tenera che potevo. Tutta la mia tristezza, credo che la sentirà in quelle righe che sono come un addio.

Nella mia lettera ho messo qualche petalo di rosa.

Con gli occhi appannati ho baciato le morbide conchiglie dei fiori pensando al sentiero di Cythère, con le sue rose come in una valanga profumata, sotto il cielo blu.

È possibile che io non riveda mai quel cielo così limpido; che mai più il vento da lontano sollevi i miei capelli... Non contemplerò più i grandi pini calmi, il mare luminoso, i boschi dall'odore di resina e di garofani selvatici.

Non è forse altro che un sogno quello in cui rivedrò il riflesso dello stagno dove si bagna il busto bianco della statua per metà affondata nella terra umida...

Ho pianto a lungo, la testa nascosta tra le mie braccia appoggiate sul tavolo con accanto la lettera di Maurice... Mi sembrava di udire la sua voce cantilenante dirmi parole d'amore, la sua mano calda accarezzarmi lentamente; i suoi occhi guardarmi con tutto l'amore, tutto il desiderio, tutta la tristezza di cui era colmo il suo cuore; mi sembrava che le sue labbra rosse come le rose purpuree del suo giardino accennassero a un sorriso sui suoi denti puliti.

 

 

2 agosto

Siamo in vacanza. È bel tempo, fa caldo, troppo caldo. Sono andata nel bosco con mia zia e Michel. Un ruscello fuggiva rapidamente sui pietrischi. Schizzava di bagliori bagnati le rive coperte di muschio e di erba. Dei fiori penduli bagnavano le loro chiome pesanti nella sua acqua chiara.

L'erba vi giaceva pigramente facendo scorrere le acque con riflessi cangianti.

Ma nel mio cuore c'è sempre l'inverno, triste, cupo, con la sua tetra bruma. E laggiù in quel paese da sogno, colui che io amo, che mi ama, pensa a me, mi aspetta... mentre intorno a lui la gioia, la bellezza   schizzano a ogni onda di mare, echeggiano con tutti i fiori, sembrano discendere dal cielo blu, sempre limpido.

 

 

Il mio sogno, dalla piccola finestra dello studiolo, come nel mese di maggio, è per lo scorso anno.

Il cielo ha sempre le medesime stelle che annegano nella sua profondità, come le luci delle navi nell'immensità scura del mare... Ma sotto di me, al posto della spiaggia compatta, così bianca sotto la luna, i tetti lugubri si pigiano nella notte come un gregge senza riparo.

 

FINE

      

 

    

 

 

 

         

    

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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