lunedì 27 maggio 2024

SAGRE PAESANE

SAGRE PAESANE di Bissoli Sergio INDICE Gli anni 50 60 70 80 Le giostre I personaggi Artisti di strada I giochi I baracconi delle meraviglie e delle stranezze I giochi d’azzardo Dadi e Roulette Le sagre Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Ho frequentato le sagre per oltre mezzo secolo. Dai primi anni ’50 insieme con i genitori. Poi con gli amici sempre alla sagra del mio paese, due volte all’anno. A partire dal 1966 sono stato alle sagre di tutti i paesi dei dintorni da solo o con amici o amiche: Piero, Claudio, Fausto, Nicola, Renzo, Adriana, Simonetta, Teresa,Giuliana, Lidia (Linda). Negli anni 50 60 70 80 la sagra era un luogo di incontro e per conoscere le ragazze. Gli altoparlanti delle giostre suonavano canzoni a medio volume ed era possibile parlare con le ragazze, presentarsi, invitarle in giostra. Dopo il 2000 le giostre avevano altoparlanti giganti al massimo volume. Era impossibile conversare. Alla sagra mi stordivo e desideravo allontanarmi al più presto. Attualmente, molte belle sagre che descriverò, sono decadute o estinte. GIOSTRE anteguerra. Mio papà racconta: c’era una giostra formata da una scala per raggiungere una piattaforma lassù in alto. le persone salivano fin sulla piattaforma dove c’era un carrello. Entravano e un addetto spingeva il carrello giù per una ripida discesa. Le persone gridavano e temevano di sfracellarsi al suolo. Ma per terra stava un altro addetto che all’ultimo momento tirava una leva che stringeva le rotaie, cosicchè il carrello si arrestava. Il giostrino. La giostra girava velocemente in tondo. Fra le carrozzine c’era anche il giostrino, per i più coraggiosi. Questo era una piccola piattaforma rotonda con un volante al centro. Una persona (o due al massimo)salivano lì e giravano il volante. Così questa piattaforma girava su sé stessa, oltre che percorrere il giro della giostra. Mia mamma racconta: Quando ero bambina sono entrata nel labirinto insieme a mio fratello. Era fatto di legno, ogni porta aveva un numero. C’era la scritta: “Per uscire seguire i numeri pari.” Le persone eseguivano e in fondo si trovavano davanti a una parete chiusa. Mio fratello invece aveva trovato l’uscita che portava a un balcone sopraelevato da dove si vedevano le persone che camminavano fra le pareti di legno. Da lassù egli mi disse: “Devi seguire i numeri dispari.” Seguii il suo consiglio e poco dopo arrivai alla scala che portava sul balcone. Poi da lì scendemmo un’altra scala che portava fuori. LE GIOSTRE Alle sagre di Luglio a Cerea negli anni 1950 - 1959, con mamma, papà e Severino Fabbian. L’ingresso al Prato della Fiera era un imbuto di folla. Il paese era tutto addobbato, le vetrine esponevano gli oggetti più belli, i bar erano attraenti, c’erano luminarie e girandole con fuochi d’artificio. Arrivati alla sagra noi siamo saliti sulle montagne russe e ci siamo subito pentiti. L’intelaiatura era di legno, senza sicurezze. I carrelli erano in legno e venivano fatti salire a grande altezza con una catena dentata che girava lungo la salita e ingranava il carrello fino alla cima. Poi si scendeva giù per gravità. Il carrello sgangherato scendeva velocemente lungo discese ripide. In fondo c’erano curve impreviste che provocavano stridii delle ruote e grida dei passeggeri, per paura di uscire dalle rotaie. Poi ancora discese e ancora curve. Alla fine, storditi e impauriti arrivammo al punto di partenza. Giostra a onde. Bella giostra che arrivò per tanti anni. Le carrozzine giravano velocemente su una pista ondulata. Metà del percorso era coperto da un tendone che formava una galleria. L’altra metà era a cielo aperto. Questa giostra girava molto velocemente e si sentiva il vento sulla faccia. Giostra per bambini con cavallini di legno e altre seggiole a forma di animali che giravano. Io da piccolo sono salito e sono stato male. La gloriosa autoscontro Piatto. Negli anni 50 era piccola, veniva montata tutta a mano. Bisognava comprare un biglietto quadrato di cartone. Durante la corsa un addetto veniva a ritirarlo saltando da una carrozzina all’altra in movimento. Le gettoniere sono arrivate nel 1965 circa. Un sabato pomeriggio ero andato a vedere le giostre e il signor Piatto mi diede 30 Lire chiedendomi andare a comprare un giornale. Quando glielo ho portato mi ha regalato un gettone. Un altro gettone lo trovai una domenica mattina nel luglio 1965, uscendo dalla casa di Piergianni in trasloco. Andai subito in prato fiera per spenderlo in giostra. Piatto regalava alcuni gettoni alle ragazze per attirare in giostra i ragazzi che si divertivano a scontrarsi con loro. Negli anni ’70 la giostra si allungò. Il lavoro per montarla era sempre a mano e richiedeva molto più tempo. Perciò arrivava a Cerea in anticipo. Poi finita la sagra rimaneva in Prato della Fiera per un’altra settimana fino alla domenica successiva. Così perdeva la sagra di Zevio. Al lunedì incominciavano a smontarla e si trasferivano alla sagra di Nogara. Negli anni 80 arrivò un’altra autoscontro, quella di Lanza che faceva concorrenza a Piatto. Gli operai della Piatto nei primi tempi erano giovani, poi col passare degli anni li vidi diventare sempre più vecchi, finchè la giostra non venne più. Adesso furoreggiava Lanza. Ma nel 2000 circa, anche Lanza sparì e fu sostituita dall’autoscontro dei fratelli Casagrande col montaggio a motore. +++ Giostra dei seggiolini. Altra giostra sempre presente quella dei Seggiolini o dei calci in culo. Un alto cilindro ruotante dove alla sommità c’erano attaccate catene e in fondo seggiolini. Mentre la giostra girava il passeggero dietro spingeva in alto il seggiolino davanti, che di solito era una ragazza. Questa doveva afferrare la coda, cioè una funicella in alto che si staccava e dava diritto a un giro gratuito. Io non sono mai salito su questa giostra che giudicavo pericolosa. Alla sagra di Oppeano o Palù ho visto una catena rompersi e il passeggero lanciato lontano per terra. Negli anni successivi venne aggiunta un’altra catena per sicurezza. La Giostra a Gabbie. Non c’era motore quindi era una giostra per ragazzi e uomini forti. C’erano 4 gabbie in ferro appese a 4 sostegni. Un uomo entrava dentro, l’inserviente chiudeva il cancello e faceva dondolare la gabbia appesa a un perno. Il passeggero afferrandosi alle sbarre doveva farle aumentare la velocità finchè la gabbia risaliva in alto e cadeva dalla parte opposta. Non tutti ci riuscivano. Dopo due minuti l’inserviente azionava il freno e si pagava per un’altra corsa. La Giostra della paura detta anche della scopa perché alla fine del giro un inserviente toccava la testa dei passeggeri con un fascio di piume. Fuori le lamiere erano illustrate con figure di spettri, folletti, vampiri. Salivo su un carrello, si apriva una porta e percorrevo una galleria quasi sempre buia. Quando si illuminava vedevo un totem che si inclinava e pareva cadermi addosso, poi buio. Luce e un Dracula che apriva il mantello. Poi una donnina in bikini. Lo scheletro di un impiccato, un fantasma, altri, altri mostri ancora. Si udivano suoni, soffi, urla, apparivano luci rosse, verdi…Poi passavamo in mezzo a fili di nylon che pendevano dall’alto. La giostra aveva due piani e il carrello seguiva la rotaia. Prima di uscire un inserviente dava un colpo sulla testa con un fascio di piume. Il Labirinto. Dall’esterno si vedevano le persone camminare fra lastre di vetro all’interno. Le pareti di vetro formavano stretti corridoi, bivi, biforcazioni. Dopo essere entrati bisognava trovare il percorso per uscire fuori. Molto bella. Ci sono entrato per anni nel mio paese e anche a Sottomarina nel 1960 circa. Tutte le piste che si diramavano erano cieche, cioè finivano davanti a uno specchio o una parete di vetro. La pista giusta era un corridoio che partiva vicinissimo all’entrata. Non si notava e perciò era difficile da trovare. Poi dopo vari tentativi la persona riusciva ad uscire, oppure faceva un cenno al cassiere e questo mandava un inserviente a condurlo all’uscita. La giostra dei bambini. Io da piccolo sono salito e non volevo più scendere finchè sono stato male. Un anno arrivò una giostra strana, differente da tutte le altre. C’erano tre coppie di rulli verticali, colorati, che giravano in continuazione. Non si riusciva a capire a cosa servivano. Io e mamma guardavamo questa giostra, senza il desiderio di provarla. Mentre ritornavamo a casa, sulla strada davanti a noi c’erano alcune donne che ridevano e parlavano forte esaltando la giostra a rulli. Dicevano: “E’ stato bellissimo. Quei rulli che ti venivano incontro e sembravano schiacciarti. Che giostra meravigliosa.” La sera successiva io e mamma tornammo alla sagra accompagnati da Severino. Mamma comprò i biglietti e mandò avanti Severino. Appena andò contro i rulli, questi si aprirono e lo attirarono dentro. Dopo toccò a mamma e poi a me. I rulli erano morbidi e girando attiravano dentro alla giostra. Bisognava seguire un percorso passando fra rulli giranti dove non si poteva tornare indietro. C’erano varie sorprese: soffi d’aria, pedane mobili eccetera. L’ultima coppia di rulli giranti ci portò fuori all’uscita. Negli anni successivi questa giostra non arrivò mai più. I GIOCHI Il trenino Per gli uomini robusti c’era il gioco del trenino a spinta. Il trenino era di ferro, lungo circa 40 centimetri, abbastanza pesante, da spingere su una rotaia in salita. Il giocatore gli dava una forte spinta con la mano. Se il trenino raggiungeva il fine corsa faceva scoppiare una cartuccia e il giocatore vinceva un premio. Negli anni 50 e 60 la rotaia era lunga, girava sotto e dopo alti e bassi risaliva verso il fine corsa. Negli anni successivi il percorso venne accorciato. La rotaia saliva ripida verso il fine corsa dove c’era il percussore che faceva scoppiare la cartuccia. Successivamente il percorso del trenino venne ulteriormente semplificato. C’era un traliccio verticale con alla base una piastra mobile. Il giocatore col martello colpiva la piastra che faceva salire un peso lungo il traliccio. Se il colpo era stato forte raggiungeva la cima e faceva scoppiare una cartuccia. In questo caso il giocatore aveva vinto un premio. Il toro La testa di un toro di metallo. Le corna diventavano mobili inserendo una moneta. Adesso bisognava stingerle con forza per far salire il punteggio. Il pallone da colpire. Con una moneta un pallone scendeva dalla tettoia della macchina. Con un pugno il pallone colpiva un meccanismo e una lancetta indicava la forza d’urto. Al massimo impatto si udiva una sirena. La peep show. Al centro del Prato Fiera c’era un palo e lì attaccavano una macchinetta di ferro con un oculare dove appoggiare gli occhi e una levetta per cambiare le foto. Si introduceva 10 Lire, si accendeva la luce e si vedeva una diapositiva con una donnina in bikini. Abbassando la levetta, la foto cambiava. Dopo circa 10 secondi la luce si spegneva e non si vedeva più niente. Bisognava introdurre altre 10 Lire. Io sono riuscito a vedere 5 o 6 donnine in costume da bagno e per quei tempi era uno spettacolo favoloso. Nei chioschi c’erano: Una tavola rotonda con fori e tappi inseriti dentro. Il giocatore estraeva un tappo a sua scelta e sul retro c’era scritto il regalo che aveva vinto. C’erano dei birilli da abbattere lanciando alcune palle. C’erano alcune ochette di plastica galleggianti in una vasca. Il giocatore lanciava anelli e vinceva se li infilava nel collo delle oche. Oppure al giocatore veniva dato un bastone con in fondo uno spago e un anello da infilare nel collo di una oca. I pesci rossi. Sopra un tavolo, al centro, c’erano molte bocce di vetro ognuna con un pesce rosso nell’acqua. Il giocatore riceveva alcune palline da ping pong e doveva lanciarle all’interno di una boccia. Era difficile perché l’imboccatura era stretta e inoltre aveva un bordo dove di solito andava a sbattere la pallina. Dopo molti lanci (a pagamento) con un po’ di fortuna una pallina finiva dentro alla boccia e galleggiava sull’acqua. Il premio era un pesce rosso custodito in una borsina di nylon con l’acqua. I Tiri a Segno. Nelle sagre c’erano sempre. Al giocatore davano un fucile ad aria compressa per sparare ai bersagli. Al vincitore spettava una bottiglia di vino o altri premi. I tiri a segno erano gestiti da belle ragazze con vestiti leggeri e scollati. Alla sagra di Isola della Scala 1966, mi pare, una ragazza chiamava i passanti: “Venite, venite a sparare, è gratis.” Un signore si avvicinò e sparò alcuni colpi vincendo i premi. La ragazza sorrideva, lo lodava e lo incitava. Alla fine gli presentò il conto da pagare. Il signore si stupì: “Ma tu hai detto che è gratis.” “Sì, il primo colpo è gratis ma tu hai sparato 19 colpi.” Dopo molte discussioni il signore pagò una cifra inferiore rinunciando ai premi. Stesso trucco alla sagra di Cerea. La ragazza sorridente chiamò un militare dicendogli che è gratis. Il militare si avvicinò, tirò fuori una chiave e la girò dicendole: “Vorrei …” (chiavare). La ragazza capì e non rispose. Poi il militare incominciò a sparare. Alla fine la ragazza diventò seria e gli chiese il pagamento. “Solo il primo colpo era gratis”: Il militare si stupì, poi rise, i suoi compagni risero, la ragazza rise e lui pagò. PERSONAGGI Un personaggio che ha trascorso la vita alle sagre: il Bambolaro, Arrivava tutti gli anni alla sagra di Luglio con il stand a Cerea in Piazza Matteotti. Era un giovane con radi capelli bianchi. Negli anni successivi era completamente calvo e venne soprannominato Lampadina. Aveva uno stand con centinaia di bambole. Erano esposte sugli scaffali, e venivano fabbricavano a Monselice, marca Effe (Franca). I clienti acquistavano uno o più biglietti (di solito 4 o 6) da uno a novanta. Il bambolaro girava una ruota da bicicletta numerata e vinceva il possessore del numero acquistato. Negli anni successivi il bambolaro arrivava insieme a una compagna. Il suo stand si era arricchito con altri premi oltre le bambole: ventilatori, tostapane, macinacaffè. Negli anni successivi si aggiunse anche un figlio. Lo trovavo a tutti i paesi; a Porto e paesi limitrofi, sempre più invecchiato. Era un piazzista simpatico, ma non ho mai saputo il suo nome né da dove veniva. Tutta una vita trascorsa dentro il baraccone delle bambole. +++ Alle sagre (anche ai mercati) arrivavano gli imbonitori o piazzisti. Avevano un banchetto, una bella parlantina e qualcosa da vendere. Ad esempio caramelle, scatolette di tonno, attrezzo per tagliare il vetro, per affilare i coltelli o la falce. +++ C’era il venditore del pianeta della fortuna. Pagando 10 Lire potevi estrarre un biglietto colorato che descriveva il tuo carattere, il tuo destino futuro e i numeri da giocare al lotto. +++ ARTISTI DI STRADA A Bevilacqua ho conosciuto Sereno Pravato di Asigliano. Aveva uno strano cappello con una foto inserita davanti. Fotografava le coppiette di fidanzati, che poi andavano a ritirare la foto nella sua bottega. L’ho poi ritrovato a Baldaria che filmava con la videocamera. A Cerea arrivava il disegnatore. Con 500 Lire faceva il ritratto a matita su un foglio di carta. Una ragazza stava ferma di profilo per 10 minuti e il ritratto era finito. +++ Un anno arrivò in piazza a Cerea il fachiro. Un uomo a torso nudo si faceva incatenare a una sedia da un volontario del pubblico e riusciva a liberarsi. Poi rompeva alcune bottiglie e dopo essersi bagnata la schiena con alcol, si sdraiava sopra, procurandosi piccole ferite. Si riempiva la bocca di alcol, poi lo sputava fuori tenendo un fiammifero acceso, così l’alcol si incendiava. +++ I BARACCONI DELLE MERAVIGLIE E DELLE STRANEZZE Il gigante. All’interno c’era un uomo atletico di altissima statura. Era un vero gigante. L’imbonitore gli dava due bottiglie da litro che lui riusciva e tenere nella sua grande mano. Poi gli dava un disco a 78 giri che lui teneva in mano. Poi un altro, un altro, fino a 14 dischi. Seguivano alcune esibizioni di forza: piegava sbarre, eccetera. +++ La donna barbuta. Una donna grassa, obesa con barba e baffi. A volte stava seduta. Altre volte camminava su una corda tenendo un ombrellino, spesso cadeva e ricominciava il percorso. +++ Gli specchi deformanti. Nel baraccone degli specchi si saliva una scaletta e sopra c’era una galleria con specchi deformanti. Specchi concavi ingrandivano, specchi convessi rimpicciolivano, specchi ondulati che deformavano e altri ancora. Le persone si vedevano ingrassate, dimagrite, abbellite, imbruttite, eccetera. In fondo si scendeva verso l’uscita. +++ Le Moto. Dentro il baraccone c’era una grande sfera fatta di sbarre di ferro dove due motociclisti giravano all’interno. Oppure c’era un largo e alto cilindro di legno. Il pubblico saliva all’esterno e da sopra vedeva i motociclisti che giravano dentro alle pareti, salendo fin quasi sulla sommità. C’era anche un ciclista. Correvano forte così stavano attaccati alle pareti verticali per forza centrifuga. All’esterno per attrarre i visitatori c‘era un motociclista che accelerava con la moto posta su 4 rulli che giravano impedendo alla moto di avanzare. +++ In un altro baraccone un uomo maneggiava serpenti e se li avvolgeva intorno al corpo. Poi si sdraiò dentro una vasca di vetro piena di minuscoli serpentelli. Quando si alzava in piedi aveva serpentelli che uscivano dalla sua camicia e dai pantaloni. +++ L’uomo elettrico. All’interno, fra cavi elettrici, spine trifase, interruttori, voltmetri, c’era un uomo che si dichiarava insensibile all’elettricità. Questo uomo toccava fili nudi che sprizzavano scintille lunghe e bianche. Prendeva tubi fluorescenti che si accendevano al contatto con le sue mani. Papà mi spiegò che quella era corrente continua senza amperaggio (o alta frequenza). Provocava quei fenomeni ma non era pericolosa. +++ Gli animali imbalsamati. Un baraccone dietro il municipio esponeva un lucertolone, un pesce strano, un pipistrello e altri animaletti imbalsamati. Ma la parte migliore era una danzatrice bionda. Indossava un reggiseno dorato con lunghe frange e una gonna azzurra plissettata. Sopra un piccolo palco eseguiva una danza mentre il pubblico in piedi la ammirava (non c’erano sedie). Io ero proprio davanti e lei si chinò per accarezzarmi il viso. +++ La balena. Il baraccone era una tenda oppure era un rimorchio coperto e chiuso. All’interno c’era una balena imbalsamata. Io e nonna abbiamo pagato per vederla. L’odore era forte e sgradevole. Tutti questi personaggi e questi baracconi erano comuni e numerosi negli anni ’50 e ‘60. Negli anni successivi sono diminuiti sempre più fino sparire. +++ I GIOCHI DI AZZARDO Cerea Luglio 1962. Vicino all’autoscontro Piatto c’era un uomo con un banchetto. Sopra c’erano tre specchietti rotondi. Uno aveva un nastro adesivo rosso attaccato in croce sulla parte riflettente. La giostra suonava Abbronzatissima dei Vianella. Il banchiere, un uomo magro, sorridente, simpatico, mostrava gli specchietti agli spettatori, poi li girava e li spostava fra loro. Un giocatore puntava 1000 Lire. Al primo colpo bisognava trovare lo specchietto contrassegnato per vincere il doppio della somma puntata. Questo era il vecchio e famoso gioco delle tre carte, con gli specchietti al posto delle carte. Trovare lo specchietto vincente sembrava facilissimo perché il banchiere spostava lentamente gli specchi per mescolarli. Nessuno mai riusciva a vincere. +++ Altro gioco molto comune in quegli anni era quello dei dischi. Ma questo non era proprio un gioco d’azzardo, ma di grande abilità. Sul banchetto c’era disegnato un grande disco rosso. Il banchiere prendeva 5 dischetti più piccoli e, lasciandoli cadere dall’alto copriva interamente il disco rosso. I dischetti, una volta caduti, non si potevano spostare. I giocatori provavano, ma quello che sembrava un gioco semplice risultava difficilissimo. Nessuno ci riusciva e perdevano i soldi puntati. +++ Altro gioco di grande abilità. Un tavolo con sopra un grosso quadrato di legno duro spesso circa 20 cm. Un mucchio di chiodi. Per vincere bisognava conficcare completamente il chiodo con tre colpi di martello. Il banchiere dimostrava e con tre colpi il chiodo entrava fino alla capocchia. Gli scommettitori sbagliavano un colpo, oppure colpivano il chiodo di striscio che faceva scintille, o non riuscivano a piantarlo fino in fondo. Se il chiodo si piegava il banchiere lo raddrizzava, ma ormai era impossibile vincere. Lo scommettitore poteva scegliere fra due martelli: il piccolo che costava meno, e il grosso che costava di più. I giocatori facevano la fila per provare. Dicevano: “Per noi falegnami sarà facilissimo vincere”. Nessuno ci riusciva. +++ Alla sagra di Lonigo, ultima domenica di Marzo c’era un vecchietto con un banchetto sormontato da una cupola. Attaccato sopra c’era un pendolino. Il banchiere metteva un birillo sul tavolino, poi lanciava il pendolino affinchè facesse cadere il birillo colpendolo da dietro, al primo colpo. Lui dava la dimostrazione e ci riusciva sempre. I giocatori, mai. Per vincere, il pendolino nel lancio doveva sfiorare il birillo; solo così al ritorno rovesciava il birillo. Se passava troppo lontano girava attorno al birillo. Se troppo vicino faceva cadere il birillo frontalmente. +++ Sottomarina 1962. Al Lunapark c’era un banco stretto e lungo. A metà c’era alcuni premi di consolazione. In fondo al banco c’era una bottiglia di Vecchia Romagna etichetta nera. All’inizio del banco c’era un cubetto di legno di circa 4 cm. di lato. Il banchiere mostrava cosa bisognava fare per vincere. Usando due stecche da biliardo, prese il dado con le punte e lo portò fino a metà; poi fino in fondo. Qui lo depose davanti alla bottiglia e fece il gesto di bere. Un giocatore scommise e afferrò il dado con le punte delle stecche, ma gli sfuggiva sempre. I giocatori più bravi riuscivano ad arrivare fino a metà del percorso. Nessuno riuscì a portare il dado fino in fondo. Quando tutti avevano perso il banchiere ripeteva la dimostrazione chiamando altri passanti. Il gioco sembrava facile, invece era difficilissimo. +++ Alla sagra a Cerea negli anni 60 arrivava un uomo robusto, sempre in canottiera, con le braccia muscolose come un boxer. Sopra un banchetto metteva un nastro di quelli usati per le tapparelle e gridava: “Bisogna trovare il buco di mia sorella. Per vincere bisogna metterlo nel buco di mia sorella.” Piegava il nastro in due metà, poi partendo dalla piegatura avvolgeva il nastro su sé stesso tenendolo in verticale sul banco. A volte girava verso destra, a volte girava verso sinistra; così facendo creava delle anse, finchè il nastro era tutto arrotolato come una bobina sul banco. Il banchiere, per dimostrazione infilava un chiodo in un’ansa, tirava l’inizio del nastro e questo usciva libero. Qui perde. Poi infilava il chiodo nel foro centrale, tirava il nastro e questo rimaneva prigioniero del chiodo. Qui vince. Un giocatore scommetteva mille lire e metteva il chiodo nel foro centrale. Tirava il nastro e questo usciva libero. Perdeva, e succedeva sempre così. In un caso rarissimo l’amico Vito aveva scoperto il trucco e infilò il chiodo nel foro vincente. Ma il banchiere lo fermò dicendo: “Per giocare in quel foro lì bisogna puntare diecimila lire”. Così Vito rinunciò. +++ Lo stesso gioco veniva eseguito da un vecchietto che usava una catenella. L’ho visto a Cerea e alla sagra di Roverchiara. Il banchiere mostrava una catenella, poi la avvolgeva sul banchetto formando due cerchi e una coda. Adesso metteva il dito in un cerchio, tirava la coda e il dito rimaneva prigioniero e tratteneva la catena: Vinto. Se tirando la coda la catena usciva libera: Perso. Il banchiere nelle dimostrazioni vinceva sempre. I giocatori con le scommesse perdevano sempre. Qui il trucco era differente, più semplice +++ Sempre a Cerea anni 60. Una sera si avvicinò uno sconosciuto e mi disse: “Tu sei di questo paese?” risposi sì. “Allora prendi questo biglietto, è quello vincente. L’uomo del banco ti offrirà dei premi e tu dovrai sempre dire no. Dopo ti darò la mancia. Adesso seguimi. Ricordati devi dire sempre no.” Mi portò a un banco lì vicino dove c’erano molte persone che compravano biglietti. Lo sconosciuto scomparve e io rimasi a guardare gli oggetti esposti. Il banchiere intanto diceva: “Adesso estrarremo il biglietto vincente.” Girò una ruota, uscì il mio numero 78. “Il biglietto vincente è il numero 78. Chi ha il 78 ?” Alzai la mano col biglietto. Il banchiere lo prese e lo mostrò al pubblico. Poi proseguì: “Complimenti signore, lei è il vincitore. Allora lei ha diritto di scegliere la sua busta.” Mi porse una scatola con delle buste chiuse e io ne presi una a caso. Lui mise la mia busta sopra un vassoio poi proseguì: “Quella busta è la sua. Può contenere il massimo premio, questo.” Era una motocicletta. “Può contenere un premio grande, medio piccolo o nullo. Io non lo so, perciò le farò delle offerte per acquistare la sua busta con quello che contiene. Vuole vendermi la sua busta per questa bambola?” Dissi no. “Per questo macinacaffè?” Dissi no. “Per un ventilatore? Dissi no. “Per questa radiolina?” Il banchiere mi offriva oggetti sempre più costosi e io dicevo sempre no. Poi disse ancora: “Vuole vendermi la sua busta in cambio di questa bicicletta? La folla attorno a me gridava e mi incitava di accettare. Ma io dovevo eseguire l’ordine per avere la mancia dopo. Alla fine il banchiere disse: “Lei signore ha rifiutato tutte le mie offerte. Allora adesso apriremo la busta che ha scelto e vedremo il premio che contiene.” Strappò il sigillo e mostrò la carta che c’era dentro. C’era la scritta: NESSUN PREMIO. Mi allontanai e tornai alla sagra. Cercai l’uomo che doveva darmi la mancia ma non lo trovai. Poi lo vidi da lontano mentre ingaggiava un altro ragazzo. +++ DADI E ROULETTE La roulette rappresenta la Vita con i suoi periodi fortunati (numeri rossi) sfortunati (numeri neri) e alternati (numero rosso e numero nero). Ho letto molti libri sui giochi d’azzardo (Enrico Altavilla, Giochi d’Azzardo, Ugo Maraldi Giochi di Azzardo, eccetera) tentando di scoprire un metodo per vincere, ma è impossibile. Alla sagra a Cerea, anni 60, ho conosciuto un signore alto, distinto che aveva un banco con la roulette. Ho fatto amicizia con questo signore che mi ha raccontato la sua storia. Mi diede anche un suo biglietto da visita dove c’era scritto Parapsicologo. Nel passato aveva affittato una stanza d’albergo dove riceveva i clienti che volevano conoscere il futuro. Ma si era stancato di aspettare i clienti, così aveva cambiato lavoro e adesso faceva il biscazziere. Era in società con un vecchietto che aveva un altro banco con la roulette poco lontano. Questo signore mi propose di guadagnare qualcosa se lo aiutavo. Alla sera, dopo le ore 11, lui toglieva la roulette e metteva sul banco tre ditali con una pallina grossa come una bilia. Era scura e leggera e me la lasciò toccare. Mi spiegò che era di sughero bruciacchiato. Mi propose di puntare dove indicava lui, con gesti convenzionali delle braccia. Sul ditale a destra quando lui toccava il banco a destra. Sul ditale di sinistra quando toccava il banco a sinistra. Sul ditale al centro, quando metteva le braccia conserte. Mi dava mille lire di nascosto, poi eseguiva il gioco e mi segnalava di puntare sul ditale sbagliato. I presenti vedevano il mio errore e puntavano sul ditale che sembrava giusto e perdevano Nelle pause, sottobanco, mi allungava un’altra banconota e il gioco proseguiva. Alla fine della serata, a mezzanotte mi regalava mille Lire. +++ Severino Contin di Castagnaro 1912 1979. Era un ovarolo (vendeva le uova). Veniva su un furgone scoperto a tutte le sagre con il banco della roulette. A volte aveva aiutanti: un uomo da San Zenone di Minerbe e un altro che non so da dove era. In seguito ho fatto amicizia. La prima volta l’ho conosciuto alla Sagra di Cerea prima domenica di luglio 1966. Ci vado al pomeriggio insieme all’amico Piero. C’è Severino col banco e un gioco che mi attira molto il Chuck a luck. Un tabellone verde con 6 simboli, ripetuti su 3 grossi dadi: triangolo, quadrato, cerchio, stella, linee ondulate, (non ricordo l’altro). Una volta gli chiesi dove aveva comprato i dadi. Mi rispose che li aveva ricavati da tre palle da biliardo (era una grossa bugia). Io puntavo su un simbolo del tabellone, esempio il Quadrato. Lui metteva i dadi in un bussolotto. Era nero, conico, di pelle dura. Mi disse che era il coperchio di un cannone che lui si era portato a casa da militare. (E’ probabile). Se un dado aveva il quadrato nella faccia superiore, si vinceva una volta la posta. Se uscivano due dadi col quadrato, due volte la posta; tre dadi col quadrato, tre volte la posta. Alla sera poneva sul banco una roulette e poi con la bolla la metteva perfettamente piana. Quella roulette non mi piaceva perché aveva 36 numeri e 6 o più zeri. Una sera un giocatore puntò 10mila Lire servendosi di una carta da 50mila. Perse. Puntò altri 10. Perse. Allora sollevò il tappeto del tavolo per vedere se nascondeva meccanismi da manovrare con i piedi. Ma naturalmente non c’era niente. Ha dato 50mila e ricevette 30 di resto. Era arrabbiato e diceva: “Cosa me ne faccio adesso di questi?” e sventolava le tre carte da 10mila davanti ai pantaloni. (in direzione dei testicoli). Una sera a Cerea Severino era solo, mancava l’uomo che lo aiutava a raccogliere le puntate perdenti. Mi propose di aiutarlo. Ma i giocatori perdenti tentavano di convincermi a lasciare i soldi puntati sul tabellone. Io ero emotivo e mi mostravo incerto, mentre Severino appariva freddo, duro e toglieva immediatamente le puntate perdenti. Così dopo un po’ mi regalò 500 Lire e mi licenziò. Alla quarta domenica di luglio io e Piero andiamo in bici alla sagra di Isola della Scala. C’era un banco con una piccola e bella roulette di legno, con circa 20 numeri e 4 zeri. Puntavo sul rosso, ma all’uscita degli zeri verdi perdevo la posta. Alla fine persi mille lire. Per rifarmi andai al banco di Severino e puntai mille lire sul quadrato del tabellone. Severino non voleva lasciarmi giocare mille Lire ma io insistei e Piero lo convinse dicendo che io spendevo molto a puttane. Allora lanciò i dadi e li tenne sotto il bussolotto. Poi lo alzò appena dalla sua parte per sbirciare sotto. Abbassandolo, col bordo, capovolse il dado vincente. Poi alzò il bussolotto e io avevo perso. Mi diede 200 Lire di consolazione. Puntai e vinsi. Puntai 400 Lire e perdetti. L’ultima vota che ho visto Severino a Castagnaro è stato nel 1976. Ci sono andato con il sardo Gabriele. Severino si lamentava perché gli avevano sequestrato una roulette. Ma progettava di andare ancora alle sagre con altre roulette. Descriveva le roulette come fossero sue figlie. Le amava. Caro Severino. Alle domeniche rimaneva in piedi dietro il suo banchetto dal primo pomeriggio fino a mezzanotte. Io l’ho sempre visto lì e non l’ho mai visto mangiare o riposarsi. Sono andato a trovarlo nel 1979 ma era deceduto. Sono andato nel cimitero di Castagnaro a fotografare la sua tomba. +++ SAGRE Nota: in alcuni paesi la sagra avviene 2 volte in un anno GENNAIO Ultima domenica di gennaio, sagra di san Biagio a Bovolone. Era nel parco vicino alla ferrovia. Ci sono andato in motorino negli anni ’60. Giorno freddo col sole e la neve per terra. Dopo il 2000 con l’amico Efrem abbiamo visitato la fiera immensa. +++ FEBBRAIO La bella sagra di s. Apollonia (Cologna) che si svolgeva a metà febbraio. Ci sono andato per molti anni finchè non la fecero più perché, mi dissero, erano morti gli organizzatori. La sagra si svolgeva in un grande capannone in mezzo a un campo. All’interno c’erano tavoli, sedie, un palco e banchetti di dolci e giocattoli. C’era anche la cucina dove preparavano da mangiare. Ricordo una domenica dei primi anni 80 circa. Pomeriggio di sole, i campi erano coperti di neve, l’aria era gelida. Dentro il capannone riscaldato si stava bene, c’era molta gente e sul palco improvvisavano spettacoli per bambini. C’erano molte belle ragazze che arrivavano in bicicletta dai paesi vicini. Ricordo una ragazza con una cascata di capelli biondi, soffici. Rimasi là tutto il pomeriggio a guardarla. Era seduta proprio davanti a me, insieme con i familiari. Qualcuno le fece i complimenti per la bellezza dei capelli. L’uomo vicino, il padre, disse che ci aveva impiegato tutta la mattina per lavarli, asciugarli e pettinarli. Io rimasi al mio posto per ammirarla fino a sera. A volte mi alzavo, uscivo fuori per guardare lo spettacolo del sole rosso che si abbassava sulla campagna sotto la neve. Ma l’aria era gelida e mi obbligava a rientrare presto. Così tornavo al mio posto per ammirarla ragazza. È stato un pomeriggio meraviglioso. Alle 5 e 30 arrivò il buio e io andai alla macchina per far ritorno a casa. Un anno ci sono andato insieme a Renzo e là dentro ho trovato un amico. Sono salito sul palco e ho fatto una foto. +++ Terza domenica di febbraio sagra di Castelbaldo. Ci sono andato con Renzo nel 1974 circa, passando da Begosso. Giorno tiepido col sole. La facciata della grande chiesa era addobbata con file di lampadine. Per le strade c’erano tanti banchi di arance. Le giostre erano in centro. Abbiamo visitato una interessante mostra di farfalle. Abbiamo esplorato il paese, siamo saliti sull’argine. Favoloso tramonto e poi il buio presto. Siamo ritornati alla sera con l’oscurità. +++ Quarta domenica di febbraio sagra a Caldiero di san Mattia. 1974 circa. Sono arrivato in macchina insieme a Renzo. Giorno freddo con sole. Le giostre erano piene di giovani. Belle ragazze affollavano il paese. Siamo saliti sulla Rocca, allora aperta, poi abbiamo visitato il paese. Casualmente ho scoperto un gruppo di truffatori e ho osservato molte volte come agivano. All’inizio di una lunga via percorsa da un fiume di folla, stava un signore alto oltre due metri, in piedi, sempre fermo. Più avanti c’era un banchetto con un biscazziere piccolo e sorridente. Sul piano c’era una stoffa bianca con sopra tre campanelle rovesciate. Il biscazziere metteva una pallina nera sotto una campanella, poi le spostava cambiandole di posto. Puntata 50mila Lire per vincere il doppio. Un compare indicava la campanella giusta. Poi si girava per togliere il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni.. Nel frattempo il biscazziere spostava la campanella. Il compare perdeva e andava via. Un altro compare commentava con un signore lì presente: “Ha visto il trucco? Adesso scommetto io.” Il biscazziere ripeteva le mosse: mostrava le campanelle vuote, metteva una pallina sotto una campanella, poi le spostava. La pallina, era evidente, adesso stava sotto alla campanella a sinistra. Il compare diceva al signore lì vicino: “Per favore, tenga la mano sopra alla campanella a sinistra.” Il signore eseguiva. Il compare si girava per sollevarsi il paltò e prendere il portafoglio dalla tasca dietro dei pantaloni. Poi metteva 50mila lire sul banco. Il biscazziere: “Bene signore, può guardare.” Il compare: “No! Aspetti. 50 a me e 50 al signore che mi ha aiutato.” Il biscazziere. Certo signore. Ma io ho visto i suoi 50mila ma non quelli del signore suo amico.” Il compare rivolto al signore: “Glieli faccia vedere, glieli faccia vedere!” Così il tizio veniva coinvolto nel gioco e metteva la sua banconota sul banco. Il biscazziere diceva: “Alzi la campanella.” Il signore alzava la campanella dove teneva sopra la mano e… Non c’era la pallina. Il compare andava via. Il biscazziere intascava i soldi e diceva: “Alzi, ne alzi un’altra.” Sotto la campanella al centro non c’era la pallina. “Alzi, alzi, ancora.” Il signore alzava la campanella a destra e sotto stava la pallina. Il signore impallidiva. Sua moglie quasi piangeva. Il biscazziere: “Voglio darle la possibilità di rifarsi signore. Adesso ripeterò il gioco molto più lentamente, per darle la possibilità di pareggiare.” Ripeteva il gioco. Il signore puntava per la seconda volta (come ho visto accadere) e perdeva altre 50mila. Quando l’uomo alto passava lungo la via, quello era il segnale. Il biscazziere piegava il banchetto e andava via. Poco dopo passavano i vigili urbani. +++ MARZO Terza domenica di marzo sagra a Minerbe di san Giuseppe. L’ho vista con tutti i climi. Con il sole caldo e splendente in un pomeriggio degli anni ‘60. Con la pioggia durata tutto il pomeriggio del 197?, mentre io guardavo la sagra stando seduto in macchina. L’ho vista con il cielo grigio e il vento tagliente di tramontana. L’ho vista con la neve nel 198? Insieme all’amico Nicola. L’ho vista al culmine dello splendore negli anni’60 con le giostre che giravano e centinaia di ragazze in minigonna e short. E l’ho vista desolata, senza giostre, con 2 o 3 mocciosi che saltavano sulla rete dopo il 2015. È sempre stata meravigliosa per me. La prima volta che ci sono andato, in autostop era il 1967. Sagra stupenda, piazza gremita di giovani e ragazze in short, belle e attraenti. Incontrai Franca e la accompagnai lungo il viale dei tigli fino alla casa di sua zia. Sulla piazza incontrai Annamaria di san Vito ma non mi salutava. (ignoravo che i maschi devono farlo per primi) così le chiesi: “Sei arrabbiata con me?” Rispose: “No. Non hai fatto niente per farmi arrabbiare.” I bei capelli lunghi non li aveva più. Li aveva tagliati sua nonna, mi disse. Mi disse che voleva fare l’infermiera. (Circa 40 anni dopo mi è venuto il desiderio di rivedere Annamaria e l’ho cercata a san Vito senza più ritrovarla. Ho chiesto informazioni a una signora e mi disse che in quel minuscolo paesino esistevano due Annamaria e tutte e due infermiere.) Nel viale di Minerbe ho conosciuto un gruppo di ragazze di Angiari, arrivate in bicicletta. Alla sera di quel marzo 1967, stando sulla piazza si vedeva il sole rosso al tramonto. Provai a fare l’autostop ma non si fermava nessuno. Per fortuna si fermò il nuovo amico Claudio da Begosso, conosciuto alla sagra. Mi fece salire sul suo motorino e mi portò sul ponte del Bussè a Legnago. Poi lui ripartì per tornare a Begosso. Era buio completo e io mi misi sotto un lampione per fare l’autostop verso il mio paese. Quella settimana mi ammalai di bronchite. +++ Ultima domenica di marzo sagra a Lonigo. Ci sono andato insieme a Renzo nel 1974 circa. Pomeriggio di domenica grigio e freddo. La strada che portava alla fiera era un fiume di folla. Io e Renzo ci siamo messi in coda e avanzavamo pianissimo attorniati da persone. A metà strada c’era una erboristeria che offriva infusi caldi e gratuiti. Buonissimi. Poi riprendemmo il cammino. In fondo c’era il Luna Park strapieno di giovani e le giostre erano tutte affollate. ( A differenza di adesso che i Luna Park sono semideserti). Quello che attirò la mia attenzione era un vecchietto davanti a un banchetto sormontato da una cupola con quattro sostegni. Vedi GIOCHI DI AZZARDO per la descrizione. APRILE A pasqua la bella sagra di san Pietro di Legnago, nel cortile a destra della chiesa. Giostre, belle ragazze. Poi c’era anche il bar parrocchiale e le mostre nell’edificio con le due torri. La pesca di beneficienza era nel cortile a destra. Mi sono sempre divertito a questa sagra dove ho conosciuto nuovi amici e amiche negli anni ’70. +++ Al lunedì di pasqua sagra a san Salvaro di Urbana. Ci sono andato negli anni ’80 con Renzo e ho fotografato il convento abbandonato e diroccato. Dopo il 2007 il convento era restaurato, con bar, museo, mercatino, mostra pittura, corse dei trattori, ristorante e un gruppo di belle danzatrici romene, ogni anno differenti. Ho filmato le danze per alcuni anni. Dopo il 2018 circa tutta queste meraviglie sono finite e il convento è chiuso. +++ Prima domenica di aprile sagra a san Pietro di Morubio. Negli anni ’60 ci sono andato in vespa con l’amico Antonio. Giorno grigio per la pioggia dei giorni scorsi. Una bella sagra allietava il paese attirando gioventù dai paesi vicini. Poi abolita e spostata all’ultima domenica di agosto. +++ Quarta domenica di aprile sagra a Casale di Scodosia. Negli anni ’70 sono arrivato a Casale in macchina (fiat 500) in un pomeriggio di sole e vento forte. Percorrendo il paese mi sono stupito di trovare tante mostre di mobili antichi come a Cerea. Alla sagra ho incontrato l’amico Fausto di Cologna, anche lui appassionato di sagre. Insieme abbiamo esplorato il paese. Ricordo che c’era un vento forte che soffiava in continuazione. In fondo al paese siamo arrivati a una villa grande e abbandonata in cima a una scalinata. Siano saliti, le porte erano aperte e siamo entrati in un salone, completamente vuoto. Abbiamo attraversato altre stanze, poi siamo discesi per un’altra scala fino al piano terra, dentro un salone vasto e vuoto. Alla fine siamo usciti fuori. Io avevo intenzione di tornare ancora in questo paese, invece non vi tornai più. Lo stesso amico l’ho trovato alla fiera di San Bonifacio, ultima domenica di aprile o prima di maggio. Quel pomeriggio faceva molto caldo. Luna Park, fiera e tante belle ragazze da conoscere. +++ MAGGIO Negli anni ’70 in maggio ho visto la sagra dei piselli a Minerbe. Eravamo in piazza io e Renzo. Da tutte le strade sono arrivati carri carichi di sacchi. In piazza hanno scaricato i sacchi ed esposto mucchi di piselli. I compratori arrivavano numerosi, contrattavano, pesavano e caricavano i sacchi da portare via. È stato uno spettacolo bello e originale. L’ho visto una sola volta nella vita. +++++ Prima domenica di maggio sagra a Terranegra. L’ho vista per tanti anni a partire dagli anni ’60. Anni con il sole caldo, quando sono arrivato in pantaloni corti. E altri anni con freddo e vento gelido di tramontana, che mi ha impedito di uscire dalla vettura. Quella volta era il 1982 e sono ripartito per andare a trovare il pranoterapeuta Marino di Castagnaro. Negli altri anni ho visitato il paese, sono entrato nella chiesa nuova, molto avveniristica, come quella di san Vito di Legnago e Concamarise. La chiesa vecchia era usata per la pesca di beneficenza. +++ Prima domenica di maggio sagra degli asparagi a Arcole, poi abolita Nel 1986 c’era un banchetto con un prestigiatore che faceva giochi strabilianti con le carte. Poi vendeva i mazzi di carte svengali. Lì ho conosciuto Gianna, un bella ragazza in minigonna. Mi disse che stava imparando a guidare la macchina e mi chiese di lasciarla guidare la mia 500. Siamo andati sulla strada inghiaiata lungo il fiume Alpone e lei, seduta sulle mie ginocchia, ha guidato verso san Bonifacio. Sono tornato la domenica successiva, ma era un pomeriggio di pioggia. Alla domenica dopo la ho rivista ma doveva tornare a casa. +++ Prima domenica di maggio Fiera dei fiori a Cologna Veneta Le vie erano straripanti di bancarelle e visitatori. Negli anni ’80 mi pare, ho conosciuto l’artista di strada Walter Bassanese di Alte di Montecchio, che faceva l’uomo statua: un viaggiatore appoggiato a una colonna. Ho fatto amicizia e dopo il 2000 l’ho filmato vestito da prete a Lonigo. Come una statua di fontana a Montagnana. Eccetera. +++ Prima domenica di maggio sagra della fragola a Bonavigo. Nella piazza davanti alla chiesa nuova c’erano le giostre. Nei primi anni ’80 circa ho visto una ragazza che mi attraeva. Sono rimasto a guardarla ma mi è mancato il coraggio di parlarle. Era Simonetta. (vedi). +++ Seconda domenica di maggio sagra di santa Monica a Bevilacqua. La prima volta che sono andato alla sagra di Bevilacqua era il 1967. Ci sono andato in bici lungo la statale Cerea, Legnago, Bevilacqua allora tutta ombreggiata da grossi platani. La sagra bella e funzionante era davanti alla chiesa. Io sono entrato in un bar per bere un chinotto. Poi sono tornato alle giostre dove ho conosciuto una ragazza grassottella Mariarosa di san Vito e la ho invitata in giostra. Lei ha accettato, però subito mi sono ricordato che avevo speso 100 Lire per bere e adesso non avevo più soldi. Sono rimasto lo stesso insieme a lei e le ho detto che il giorno dopo sarei andato a Londra, ma lei sicuramente non mi ha creduto. (sono partito ma a Valencennes sono ritornato). Alla sera sono tornato indietro ma al bivio ho deviato per san Vito per scoprire anche questo bel paesino. Sono tornato tutti gli anni successivi alla sagra di Bevilacqua. Una volta sono arrivato in autostop con tre ubriachi che correvano mentre io tremavo di paura. Questa bella sagra l’ho vista col sole e con la pioggia. Negli anni ’70 io e l’amico Fausto abbiamo esplorato il castello abbandonato con tutti i tetti crollati. Negli anni ’80 giorno di pioggia, con Nicola che ha trovato un bel lucchetto rotondo, usato 40 dopo nel mio video Destino. Ho visto le mostre di pittura. Ho fotografato i ruderi a sinistra e attorno al castello. Un anno ero attorno all’autoscontro e una ragazza vicina si è strusciata contro di me. Poi è andata a lamentarsi col suo ragazzo che è venuto per sgridarmi. Lei si era comportata così per farlo ingelosire. Un anno con Renzo. C’era una mongolfiera distesa sul prato. Hanno acceso il bruciatore, la fiamma entrava nel pallone (non infiammabile, mi spiegarono) riscaldava l’aria e il pallone si gonfiava. Un giro costava 5mila Lire, mi pare. Non siamo saliti. Il pallone si è alzato e con un’elica dirigevano la navicella con le persone a bordo. Un anno sotto il tendone c’era il prestigiatore che dava spettacolo. Alla sagra ho trovato Monica, la gemella di Cinzia, ma non mi ha riconosciuto. Recentemente ho visitato il castello restaurato, ho filmato gli sbandieratori. +++ Terza domenica di maggio sagra a san Zenone di Minerbe Ci sono andato negli anni ’70 quando c’era ancora la Pesa pubblica e la vecchia Jolanda col suo banchetto vicino al casotto della Pesa. (oggi in quel posto c’è una rotonda). Ho conosciuto molte belle ragazze a san Zenone: Patrizia, Sabrina, Cristina e altre. Ricordo una sera di giugno 1974 col profumo dei tigli, quando ragazze e ragazzi andavano a baciarsi dietro alla Pesa. Io stavo in macchina con Renzo. Ho conosciuto Patrizia che mi ha portato a casa sua per presentarmi a sua mamma. Nell’ottobre 1973 Renzo ha forato la bici e fortunatamente abbiamo trovato un vecchietto che la ha riparata. (vedi il mio Ricordi di Renzo Ferrari). Ho tanti bei ricordi legate alle sagrette e al meraviglioso paesino di san Zenone (allora senza campanile) con i tigli, le panchine bianche come a Minerbe e il gabinetto di fianco alla chiesa. Ci sono andato con Renzo per tanto tempo. Abbiamo fatto amicizia con Flavio, (ora deceduto) un ipovedente che ci ha fatto conoscere Cristina da Minerbe. Nel 2009 ho filmato la rievocazione storica della Dea Minerva. Siamo stati ospiti del Parco degli Artisti dell’amico Renato +++ Quarta domenica di maggio sagra a Concamarise. Ci sono andato poche volte. Nel 1968 col mosquito. Un giostraio mi ha proposto di smontarlo e regalarlo. Nel 2007 circa con l’amico Augusto. Ho filmato una sfilata di moda. Poi siamo andati dalla cartomante Mara. +++ Quarta domenica di maggio sagra a Angiari. Nel 1987 Ci sono andato con Adriana e abbiamo passeggiato sull’argine dell’Adige. Lei aveva l’orologio con il centurino staccato e io stando sulla cappotta della 500 sono riuscito a riapplicarlo. +++ Quarta domenica di maggio sagra a Pilastro di Bonavigo. Mi ci hanno portato una sera tre amici su una 600 sgangherata. La sagra era bella e suggestiva su uno spiazzo con dritto la strada per Bernardine, a sinistra la strada per Coriano e a destra la strada per Minerbe. Ora questo spiazzo non esiste più perché hanno fatto una rotonda. +++ GIUGNO Prima domenica di giugno sagra a Orti. Arrivai a Orti di Bonavigo sul motorino di un amico che mi portò là nel 1967. In seguito la sagra venne abolita. Bel paesino con chiesetta caratteristica, villa antica, strada alberata verso l’argine dell’Adige. All’unica giostrina feci amicizia con la ragazza, figlia del proprietario. Quando seppe che provenivo da Cerea mi raccontò che era corteggiata da un mio compaesano, Luciano, un mio amico. La ragazza mi disse che Luciano andava a tutte le sagre dove c’era lei. Arrivava alla sera, in moto, vestito con jeans di pelle nera e giubbino nero. Loro si incontravano di nascosto perché Luciano aveva pura del padre della ragazza. Questa bella sagretta è stata abolita negli anni ’80 circa. ++++ Prima domenica di giugno sagra a Presina. Bella sagra, bel paesino. Tutti gli anni sono arrivato con un gran caldo. Un anno le suole delle ciabatte mi si sono appiccicate all’asfalto della strada. Spesso il frumento era già tagliato e si posteggiano le auto sulle stoppie. Io invece posteggiavo la macchina all’ombra di un gelso carico di more. Un anno ho fotografato le cavallerizze. Altre volte ho visitato e fotografato la bella casa abbandonata sul retro della chiesa. Ho visto la pesca di beneficienza al primo piano di un edificio nuovo, accessibile con una scala esterna. Visto il vecchio molino abbandonato. Nel capannone mangiano, c’è il palco e la pista ballo. Di solito ritrovo l’amica Franca, poetessa da Presina (ora abita a Porto). Piccolo paese, ma che per me ha un fascino particolare. Anche perché da lì oltre la piazza col tiglio (ora non c’è più) parte la strada per Veronella… +++ Prima domenica di giugno sagra a Roverchiara. Ci sono andato nel 1967 con Adriana. Sull’argine l’ho baciata. Vicino a noi c’era anche Nicola con Simonetta. Lui voleva baciarla ma lei non ha consentito. +++ Seconda domenica di giugno sagra a san Vito di Legnago. Il vecchi paese è stato abbandonato e ne hanno costruito uno nuovo vicino alla statale per Minerbe. C’è una chiesa nuova molto avveniristica. Ci sono andato negli anno 80 circa, sempre col caldo e sole. Una volta ho pescato un biglietto alla pesca di beneficienza. Ho inserito la mano nella scatola piena di biglietti arrotolati e ne ho preso uno in fondo. Ma un biglietto è rimasto impigliato fra il mignolo e l’anulare. Quando ho estratto la mano avevo due biglietti: quello che avevo preso, fra il pollice e l’indice e un altro rimasto impigliato alla base del mignolo e dell’anulare. Con difficoltà ho staccato questo biglietto e l’ho rimesso nella scatola. Il biglietto scelto da me non corrispondeva a nessun regalo. (Ce ne volevano altri 2 uguali per ottenere un regalo). Avevo scartato il biglietto che il Destino aveva scelto per me? Un altro anno mi sono fatto portare in macchina dall’amico Dino. Al bar gli ho pagato una birra e gli hanno servito un grande bicchiere pieno. Lui ha commentato: “Che birrone”. ++++ Seconda domenica di giugno, sagra a Sanguinetto. 1967 circa. Di sera sono partito col Mosquito e Uber con il motorino Corsarino. A Venera Uber si è fermato al bar e io ho proseguito. Arrivato quasi a Sanguinetto mi sono voltato e la strada era deserta a perdita d’occhio. (Allora c’era pochissimo traffico). Ma all’improvviso Uber si è affiancato col suo motorino da corsa. Piazza di Sanguinetto. La giostra suonava Let it be dei Beatles. Sera tiepida, bellissima. Uber si è affiancato a due donne, madre e figlia. Ha parlato con la madre, la ha fatta ridere e poi ha portato la figlia in autoscontro. La notte era meravigliosa. C’era la pubblicità della sagra di Macaccari per la domenica successiva. Ricordo la piazza affollata di ragazze e giovani nella stupenda notte di giugno. +++ Seconda domenica di giugno sagra a Crosare di Pressana. Ci sono andato con Renzo e ho visto un toro infilato in un grosso spiedo che girava ul fuoco. +++ Terza domenica di giugno sagra a san Vito di Cerea. Primi anni ’80. All’esterno l’imbonitore presentava una bella ragazza in bikini affermando che si tramutava in gorilla. Io e Nicola siamo entrati e rimasti in fondo. Sul palco c’era una gabbia con lo sportello aperto. L’imbonitore creò un po’ di suspense, poi accompagnò la ragazza dentro alla gabbia e chiuse il cancello col lucchetto. Le luci dentro al baraccone incominciarono a tremolare. Il tremolio aumentò finchè attimi di buio si susseguivano ad attimi di luce. Intanto la ragazza dentro alla gabbia sembrava ingrossarsi. Dopo ogni brevissima pausa di buio il corpo della ragazza diventava più scuro. Dopo alcuni minuti il tremolio di luce cessò e dentro alla gabbia c’era un gorilla peloso. A questo punto il gorilla urlò e con una spinta della mano fece cadere in avanti il cancello. L’imbonitore estrasse una rivoltella e sparò un colpo in aria. Il gorilla rientrò nella gabbia. La luce tornò ad accendersi e spegnersi velocemente. Negli attimi di luce il corpo del gorilla dimagriva e si schiariva. Quando la luce tornò normale, dentro alla gabbia c’era la bella ragazza in bikini. La sera successiva sono entrato ancora nel baraccone e sono andato in prima fila davanti al palco. Tutto si ripeté come la sera precedente. L’amico Nicola durante il giorno riuscì a parlare con la ragazza, le chiese la spiegazione e lei rispose: “C’è il trucco.” +++ Terza domenica di giugno sagra a Oppeano. Ci sono andato con Renzo. Pomeriggio caldo col sole. Abbiamo cercato un raccoglitore di cose vecchie che mi avevano indicato, ma non siamo riusciti a trovarlo. Sul prato ho trovato una bella boccia di plastica per pesci rossi e l’ho conservata per molto tempo. Poi l’ho portata alla fattoria. +++ Quarta domenica di giugno. Sagra a Cagnano. 1983 circa. Pomeriggio caldo e assolato. Io e Renzo ci siamo andati per la prima volta passando da Cologna. Ho posteggiato l’auto vicino al cimitero e poi abbiamo esplorato il paese scoprendo tanti bei posti caratteristici che adesso non ricordo bene e non saprei descrivere. La sagra con una o due giostre stava proprio al centro. Improvvisamente è incominciata a cadere la pioggia. Io, Renzo e decine di ragazze siamo corsi attorno all’autoscontro per ripararci. La pioggia è aumentata, è caduto un acquazzone. Sono arrivate altre ragazze e tutte si sono strette attorno a noi per stare al riparo dal tendone ed evitare di bagnarsi. Io sentivo seni e sederini tutto intorno che mi premevano piacevolmente. Poi la pioggia è finita ed è tornato a splendere il sole. Tutto è tornato come prima e siamo rimasti là fino a sera. Sulla strada del ritorno ho fotografato qualche vecchia casa abbandonata. Questo è il bel ricordo che mi ha regalato Cagnano. Siamo ritornati là molti anni dopo ma il paese era deserto e la sagra non la facevano più. +++ Quarta domenica di giugno sagra a Porto di Legnago. Ci sono andato per tanti anni. Nel 1968 col motorino Mosquito39. La sagra era sulla piazza (allora piana) davanti alla chiesa. All’autoscontro ho invitato una ragazza e abbiamo fatto 5 giri in giostra con 200 Lire. +++ Nel 1968 circa, passeggiavo per il paese insieme a un amico. Incontrammo due ragazze e il mio amico (più esperto di me) cominciò a corteggiarle. Proseguivamo insieme. Il mio amico era più bravo a parlare. Io intervenivo solo qualche volta. Davanti a un portone le ragazze ci dissero: “Aspettate qui mentre noi andiamo a sistemarci le calze.” Loro entrarono in un portico e noi aspettammo fuori. Dopo un po’ il mio amico spiò dal buco della serratura, poi aprì il portone e mi disse: “Vieni, stanno scappando via.” Attraversammo il portico e raggiungemmo un altro marciapiede dove le ragazze stavano allontanandosi. Le raggiungemmo e le ragazze ci dissero: “Voi non andate bene per noi perché siete troppo giovani.” L’amico rispose: “Mi metta alla prova signorina.” Ragazza: “No, non in quel senso. Noi abbiamo 27 e 28 anni e cerchiamo un fidanzato vero, un 30enne. Ci dispiace, ma non possiamo perdere tempo con voi.” Noi avevamo solo 20 anni, così le abbiamo salutate e siamo andati via. Negli anni ’80 c’era un personaggio bizzarro, soprannominato Macchina che faceva ridere facendo smorfie e boccacce. Era tardo pomeriggio e la giostra suonava Dormitorio Pubblico di Anna Melato. Nel 1967 circa ho conosciuto Antonella, una ragazza da Milano che veniva in ferie dai parenti a Porto. Ricordo che era bionda e l’ho incontrata anche alla sagra di Legnago. Venti anni dopo, negli anni ’80 ero alla sagra e una voce chiamò il mio nome. Mi sono voltato e c’era una donna bionda che subito non riconobbi. Era Antonella, un po’ cambiata ma sempre bella. Quella volta non sono rimasto lì insieme a lei e più tardi mi è dispiaciuto molto. Negli anni successivi la ho cercata disperatamente. In giugno degli anni 2000 mi sedevo sulla panchina di un giardinetto vicino alla casa dei suoi parenti aspettando di vederla uscire. Non la ho mai più rivista. +++ Quarta domenica di giugno sagra a Sule. Alla sagra ho trovato anche l’amico Fausto. Il paese è lungo la strada fra Veronella e Cologna. Quella domenica del 1974 circa c’era solamente la pista da ballo. +++ LUGLIO Prima domenica di luglio sagra a Cerea. La sagra a Cerea era un grande avvenimento per il paese. Di sera tutti i negozi erano aperti con vetrine allestite sontuosamente. Mio papà metteva un televisore in vetrina. Il macellaio esponeva una testa di maiale con un limone in bocca. Il bar centrale Passarin e le pasticcerie Magagnotti e Zuccolo esponevano torte e pasticcini di tutti i tipi. Un anno il cinema Sociale dava Lo Strangolatore di Londra (siamo andati a vederlo). In piazza c’erano le girandole con i fuochi d’artificio. Via 25 Aprile aveva una lunga fila di bancarelle con venditori ambulanti. Ricordo il banchetto di giochi strani: un fischietto da tenere in bocca che imitava il cinguettio degli uccelli. Dadi e carte truccate. Un omino dentro un WC. Un pupazzetto che toccandolo faceva pipì. Un ragazzo provava e le sorelle vicino dicevano: “Facci vedere. Lasciaci vedere.” C’erano tutti i giochi di moda nel corso degli anni: lo yoyo, l’hula hop, poi lo scoubidou, le palline clik clak. Nella folla un uomo toccato da un omosessuale gridò: “Il culo me lo possono toccare solo le ragazze da venti anni!” In Prato della Fiera c’erano i banchetti: quello dello zucchero filato. Il gestore infilava un bastoncino in una pentola, dove si produceva lo zucchero filato. Poi ritirava il bastoncino avvolto di zucchero e lo consegnava al cliente. Il banchetto delle amarene o granite. Il gestore usando una grattugia con serbatoio raspava una forma di ghiaccio, che poi avvolgeva in un sacco. Il ghiaccio triturato andava nel bicchiere. C’erano delle bottiglie con una cannuccia nel tappo, per dosare il liquido. Versava nel bicchiere un liquido colorato a scelta: rosso ciliegia, verde menta, eccetera. Mandorle e croccanti. La pentola di rame dove si cuocevano le mandorle spandeva un profumo invitante. Il vecchietto che mescolava gridava: “E’ calda, è bella calda la mandorla!” Il doppio senso si riferiva al sesso femminile. I piazza al martedì suonava la banda. Il maestro Pallaro si agitava molto sul palco, mentre dirigeva. A volte spaccava la bacchetta. Nelle pause il figlio gli portava un asciugamano per asciugarsi la faccia sudata. A mezzanotte sparavano i fuochi d’artificio. Negli anni ’60 a Cerea al mercoledì dopo la sagra, arrivava il circo. Era un circo piccolo che stava in un angolo del Prato della Fiera. Ricordo il 1967. L’amico Piero era partito per la Germani. In quella sera stavo lì a guardare mentre piantavano il tendone. Stetti là fino a notte per guardare una ragazza che mi piaceva e della quale mi ero innamorato. La rividi anche negli anni successivi. Poi il circo non arrivò più. Da bambino andavo alla sagra con i genitori. Da adolescente ero da solo o con gli amici Gianni T. Piero, Vito, Gianni S. Ricordo le musiche che suonavano: 1961 Cin Cin. 1963 Abbronzatissima. 1967 Tutta mia la città. Ricordo gli incontri con gli amici o conoscenti. Sul tardi si radunavano e poi partivano con i motorini 49cc. per fare le gare sulla statale per Legnago, in quei tempi semideserta. Le giostra intanto suonava Tutta mia la Città. Ricordo un incidente. Una sera le vibrazioni dell’autoscontro hanno fatto scoppiare un tubo al neon (allora non avevano la gabbia protettrice). Il tubo si spezzò a metà con un lampo e cadde sulla testa di un capellone, ferendolo. Lui, aiutato dagli amici, tentava di togliersi le schegge di vetro sulla testa. L’amico Nicola mi ha raccontato di aver assistito a un pestaggio una sera. Un ragazzo sull’autoscontro estraeva il gettone attaccato a un filo e lo riutilizzava per una nuova corsa. Il giostraio lo vide, tirò il ragazzo giù dalla carrozzina e lo prese a calci e pugni. Ricordo le poche ragazze con le quali ho parlato: Teresa da Cerea, Giovanna che ha criticato il mio modo di vestire. Io ho risposto”Perchè, vedi, io sono un artista.” Lei ebbe un’espressione di stupore e io la lasciai. Ricordo quel pomeriggio 1968 circa, quando ho venduto la mia camicia a fiori per mille Lire a un banchetto che le vendeva a tre mila Lire. +++ Prima domenica di luglio sagra a Roveredo di san Pietro e Paolo. Ci sono andato nel 1987 con Adriana. Siamo saliti sull’autoscontro ma c’erano troppi scontri frontali e noi siamo scesi. +++ Seconda domenica di luglio sagra a Zevio. Siamo andati a Zevio un pomeriggio degli anni ’60 con mamma, e papà sulla sua 600 fiat. Bella la piazza, la peschiera dove papà aveva tanti ricordi, da bambino quando abitava a Zevio. (La vita è un romanzo). Abbiamo visitato il paese, papà ci ha insegnato dove c’era l’orologeria del nonno, vicino alla farmacia in piazza santa Toscana. Ci ha raccontato quando da bambino pattinava sulla peschiera ghiacciata. Abbiamo visto la grossa pietra del Pesce, una pesante tavola di pietra dove vendevano il pesce. Abbiamo visitato il castello. Ho visto la tomba del cane con la commovente iscrizione sulla lapide. Tornati in piazza, vicino alla chiesa abbiamo incontrato un nostro parente orologiaio. Dopo messa abbiamo mangiato panini nel giardino adiacente alla chiesa. Poi alla sagra. C’erano le stesse giostre che la settimana prima erano a Cerea. Siamo rimasti là fino a notte e abbiamo ammirato il doppio spettacolo dei fuochi d’artificio. Nel 1972 sono andato a Zevio con Renzo. Mi ha prestato il suo motorino Califfo e lui salì sulla mia bici. Attaccato alla spalla l’ho tirato fino a Zevio passando per Bonavicina, Oppeano, Palù, Volon, Zevio. Bella sagra, ma quando siamo arrivati era già sera ed era ora di tornare. Arrivati a Cerea Renzo aveva mal di gola per il gran vento. Io invece sul suo motorino ero riparato dal parabrezza. +++ Seconda domenica di luglio sagra a Palesella. Successivamente spostata alla quarta di giugno. Ci sono andato nel 1969 in motorino Sachs Legnano. Nella notte oscura la sagra mi apparve come un’isola magica di luce. Era situata nel terreno che negli anni ‘80 sarebbe diventato un immondezzaio. Non esisteva superstrada, nè capannoni. L’unica giostra a seggiolini era in direzione del vecchio convento abbandonato (ora abbattuto). Nel campo c’era un forte profumo di paglia e per terra i resti dei gambi del frumento tagliato. Dalle bancarelle chiamavano i presenti, un vecchio faceva strani disegni sulla terra con un bastone chiodato. Tutto era molto suggestivo. Nel cielo è apparso un chiarore, poi inghiottito dal buio della notte. Nel 1989 ho scritto un racconto inserito nei Racconti Mistery. +++ Seconda domenica di luglio sagra a Michellorie anni 80. Non c’erano giostre ma solo la corsa dei corridori che ripetevano un percorso circolare passando per il centro. Ai lati della strada erano assiepati gli spettatori. Vicino a me stavano due vecchietti. Il primo raccontava al secondo i suoi malanni e le sue disgrazie. Quando ebbe finito chiese: “E tu, come ti va ?” Il secondo vecchietto rispose: “Sai che cosa è che mi tiene in vita? Questa!” E gli mostrò una telecamera pronta per filmare i corridori. Evidentemente la sua passione lo teneva attaccato alla vita e gli faceva sopportare meglio i malanni della vecchiaia. +++ Seconda domenica di luglio sagra a Noventa vicentina. Grossa sagra col paese in festa. Nel 1990 io e l’amico Fausto abbiamo chiesto in canonica di salire sul campanile. Ci ha accompagnato il prete. Lassù il prete si è sporcata la camicia bianca passando sotto una catena unta che faceva girare la campana. Nel 2015 circa, sono tornato alla sagra di Noventa. Alla Casa di Riposo ho trovato Sereno che aveva fatto un ictus. Ho trovato anche Teresa di Asigliano. I genitori erano morti, le sorelle sposate e lontane, Teresa era rimasta sola, aveva venduto la casa e si era trasferita lì. +++ Seconda domenica di luglio sagra del carmine a Roverchiaretta. Giostre davanti alla chiesa e anche nel campo dietro. Mostra di pitture alle scuole e in un edificio religioso. Musiche con strumenti antichi. Espone la pittrice Antonella Burato e ho filmato. +++ Terza domenica di luglio sagra a Nogara. Alla straordinaria sagra di Nogara ci sono andato la prima volta con i genitori, in moto, negli anni ’50. Ricordo un baraccone meraviglioso dove si muovevano figurine meccaniche, in legno, impegnate in vari mestieri o attività. Il proprietario affermava di aver costruito tutto lui. Siamo andati alla stazione per aspettare zia Irma che arrivò col treno. Mio papà la portò a Cerea, mentre noi aspettammo sotto i platani imponenti, lungo tutta la strada. Poi ritornò a prendere anche noi. Nel 1967, sono andato alla sagra in bici insieme all’amico Piero. Abbiamo conosciuto alcune ragazze vicino all’autoscontro, ma io stupidamente anzichè fare discorsi frivoli ho commentato la canzone Dio è Morto. Quando le abbiamo lasciate Piero ha criticato il mio comportamento. Mel 1973 alla sagra in bici insieme a Renzo. Siamo tornati di notte e la strada fiancheggiata da platani era deserta. In quella occasione ho inventato un nome da dare a Renzo: Oreste. Nel 1990 insieme ai genitori, perché ero malato in quell’anno. Abbiamo assistito a un violinista meridionale vestito di rosso che eseguiva il Trillo del diavolo di Paganini. Poi seguivano altri spettacoli interessanti ma era tardi e siamo ripartiti con la nostra Fiat 600. +++ Terza domenica di luglio sagra a Veronella. Questo paese adorato l’ho scoperto nel 1974, dove ho scritto una poesia. La prima sagra che ho visto è stata nel 1975 e sono arrivato seguendo la vecchia strada che passava fra la chiesa e il campanile di Michellorie La sagra era nel campo sportivo, sotto gli ippocastani, ora tagliati. Sono arrivato di sera col motorino Califfo e sono rimasto fino al buio. Ho scritto una poesia su questo viaggio. E un’altra poesia me l’ha ispirata il palazzo di fronte alla sagra. Io ammiravo le 2 tende bianche del palazzo (ora abbandonato). Il vento gonfiava le tende che uscivano dalle finestre. Sembravano un seno. (Vedi Notturne Carezze). Nel 1977 in piazza c’era una specie di Cantagiro, dove un cantante bravissimo cantava La Mezzaluna di Celentano, molto suggestiva. Negli anni ’80 la sagra si è spostata in piazza, al centro. Qui nel 1986 ho conosciuto Adriana. Attorno all’autoscontro c’era una ragazza con maglietta rossa e pantaloncini bianchi. Mi avvicinai, le chiesi di portarla in giostra ma rifiutò. Però dopo alcuni minuti cambiò idea e si offrì di pagarmi il biglietto. La portai in giostra a mie spese. Poi a san Gregorio a mangiare il gelato. Sulla strada del ritorno, in via Lavagnoli, abbiamo fatto sosta in un sentiero di fronte a un dancing abbandonato. E lì ci siamo baciati. In seguito ci siamo frequentati per un anno. (Vedi Autobiografia). Dopo il 2000 la sagra si è spostata nella piazza del Volontariato. Dopo il 2006 ho visto e filmato gli sbandieratori, rievocazioni storiche, mostre di pittura dove interveniva Giovanni Rana. Nel 2012 insieme a Lidia ho filmato le ragazze in bikini che lavavano i camion. Nel 2022 con Giorgio ho filmato il body panting. +++ Quarta domenica di luglio sagra a Bonaldo. Dopo Veronella le giostre si spostavano a Bonaldo, dove ritrovavo tutte le ragazze viste a Veronella. Ci sono andato con Renzo che ha rotto una scarpa e siamo andati fino a santo Stefano per comprare un paio di ciabatte. Abbiamo trovato un venditore che le ha regalate. Un anno con l’amico Fausto ho esplorato il campanile salendo fin sulla cima. Nel 1987 insieme a Simonetta. Nel 2012 insieme a Lidia ho filmato sagra e mostra. +++ Quarta domenica di luglio sagra a Scardevara di Ronco. Ci sono andato una volta sola, tanti anni fa, passando per caso. Le giostre erano davanti alla chiesa. C’erano tante belle ragazze ma ero di passaggio e avevo poco tempo. +++ Quarta domenica di luglio sagra a Baldaria. Grossa sagra con macchine d’epoca. Una macchina a vapore per mezzo di una cinghia fa funzionare la trebbiatrice. Il prete sta sulla trebbia. Ragazze che sfilano con ceste di grano. Danzatrici brasiliane vestite di piume. Forno funzionante con pane e dolci. Capannoni per mangiare. Banchetti di giochi. L’immancabile amico Sereno Pravato che filma. Ho filmato anche io, vedi su youtube. +++ Ultima domenica di luglio 1966 sagra a Castagnaro. 1966. Al pomeriggio sono andato a casa di Piero. Lui per non svegliare la nonna è sceso dal piano superiore aggrappandosi a un inferriata. Siamo partiti in bici sulla strada ombreggiata di platani verso Legnago. Lungo il percorso abbiamo affiancato due corridori dilettanti che andavano a Legnago per vedere il passaggio di corridori professionisti. Uno ha fatto un cenno all’altro e sono partiti alla massima velocità. Ma non sono riusciti a seminarci e li abbiamo tallonati fino a Legnago. Io avevo una bici Clodia celeste e Piero una bici rossa. Qui abbiamo percorso la strada per Vigo, Villabartolomea, Spininbecco, Carpi e Castagnaro. La sagra era al centro della piazza con una autoscontro funzionante. Mancava il banco della roulette ed io ero deluso. Abbiamo corteggiato una ragazza ma non voleva e ci ha gridato di andare via. +++ Ultima domenica di luglio sagra a Boschi san Anna. La sagra è sempre stata nel prato in centro al paese. Ci sono andato col motorino mosquito nel 1968. È arrivata la pioggia e mi sono riparato sotto un poggiolo. Ci sono andato anche negli anni successivi. Nel 1987 con Adriana e Simonetta. Questa mi ha portato al cimitero a trovare i suoi parenti. Poi una sera del 1988 con Nicola. Ho ritrovato Paola, la ragazza conosciuta alla stazione di Legnago. Ma era insieme ai parenti e non ho potuto stare insieme. Negli anni recenti ho visitato e filmato la villa. Ho intervistato il poeta Maurizio Rinaldi. +++ AGOSTO Prima domenica di agosto. 7 Agosto 1966 fu il giorno che cambiò la mia vita. Partenza in bici con Piero all’una e mezza. Arriviamo dopo un’ora a Minerbe. Sulla piazza davanti alla chiesa c’è la sagra con le giostre funzionanti strapiene di ragazze. Piero mi ha indicato le gemelle Beltrame del negozio di calzature. Belle, desiderabili, ma non osammo avvicinarci. Pomeriggio caldo, bellissimo e indimenticabile. Nel viale dei tigli ho conosciuto Franca. La storia romanzata è scritta nel mio libro Sortilegio. Alla sera siamo ritornati accompagnando due ragazze anche loro in bicicletta. ++++ Prima domenica di agosto sagra a san Gregorio. Negli anni ’70 ricordo una bella casetta antica, poi abbattuta per far posto al centro giovanile. Negli anni ’80 ho portato l’amico Roberto, molto bravo nel conquistare le ragazze. Nel il 2007 circa con Renzo, ho filmato il paese e la villa. +++ Terza domenica di agosto sagra dell’assunta a Legnago. Bella e ricca sagra, nel parco. Vicino all’autoscontro ho incontrato Antonella da Milano. Un mio compaesano antipatico si è avvicinato e mi ha chiesto come si chiama. Ma lei gli ha risposto: “Il mio nome”. E poi siamo andati via. Un altro anno ero con Uber e un suo amico. Siamo entrati in un bar dove c’era un contenitore rotondo con piccole paste. L’amico disse che le avrebbe mangiate tutte, Uber disse che ciò era impossibile. Nacque una scommessa. Ci sedemmo a un tavolino e il cameriere portò tutte le paste. Erano trenta. L’amico ne divorò voracemente una decina in pochi secondi. Poi altre 5. Si fermò e ordinò un’aranciata. Riprese a mangiare sempre più lentamente. Arrivò a 24 paste. Poi smise perché stava male. Buttò sul tavolino 10 mila lire dichiarando di aver perso. Poi si sdraiò su un’aiola per vomitare. Alla sera del martedì c’era la banda che suonava in piazza san Rocco. Ci sono andato con i genitori e papà che ha riconosciuto l’amico Dallaglio fra i suonatori. A mezzanotte bei fuochi d’artificio. +++ Terza domenica di agosto sagra Albaredo di san Rocco. Ci sono andato con Renzo. In fondo al campo sportivo c’era una raccolta di metalli con molti oggetti di antiquariato. Un altro anno ho conosciuto un ex campanaro che diceva di conoscere una donna a pagamento in paese. Promise di presentarmela dopo averle parlato. Successivamente ho cercato questo ex campanaro, seguendo le sue indicazioni, ma non sono riuscito a trovarlo. Dopo il 2010 ho filmato le bici che saltavano. Nel 2018 ho conosciuto una pittrice Fabiola e ho fatto un video fra i manichini di un negozio. +++ Terza domenica di agosto sagra a Montagnana. Ci sono andato poche volte con l’amico Fausto, appassionato di motocross. +++ Quarta domenica di agosto sagra a Canove di san Agostino. Ci sono andato con Adriana nel 1987. +++ Quarta domenica di agosto sagra a Villabartolomea. Grossa sagra con giostre, stand, mostre. Con Giorgio ho fotografato le ville vicino all’Adige. Ho visto mostre. Con cugina Cristina ho visitato il teatro. Con Roberto ho visto villa Ghedini e la casa del grande scrittore Arnaldo Fraccaroli. +++ Quarta domenica di agosto sagra a Stefano di Zimella. Ci sono andato nel 1974 circa, insieme a Renzo. In paese abbiamo trovato una bambina piangente che in mezzo alla folla aveva perduto i suoi genitori. L’ho accompagnata all’autoscontro e ho fatto un annuncio all’altoparlante. I genitori sono arrivati e mi hanno ringraziato. Questo avvenimento lo ho utilizzato per l’inizio di un mio racconto. +++ Ultima domenica di agosto sagra a san Pietro Morubio. Estinta la sagra di aprile si fece questa sagra nel terreno di fronte villa Verità. La villa era stata abbandonata per molto tempo. Io ero entrato per esplorarla negli anni precedenti. 1986 circa, pomeriggio caldo con sole. Bella sagra. L’amico Nicola mi aveva parlato di una ragazza. Giuliana da Roverchiaretta, e me la aveva descritta: piccola, magra, capelli corti. Quando la ho vista arrivare in bici mi sono presentato. Ma Giuliana aveva appuntamento con un ragazzo che l’ha portata a un cinema a luci rosse. Sono rimasto alla sagra fino a sera per aspettarla. Quando la ho vista arrivare e partire sulla bici verso il suo paese, io l’ho seguita. In campagna mi sono fermato e le ho regalato alcuni cosmetici. Mentre lei li provava io le ho alzato la minigonna e accarezzato il sederino. Aveva mutandine nere. Negli anni successivi la sagra si è spostata in centro, alla prima domenica di agosto. +++ Ultima domenica di Agosto sagra a Asigliano. Qui nel 1987 vicino alla giostra ho conosciuto Teresa. Le domeniche successive l’ho portata a Cologna, poi a Montagnana. Negli anni ’90 ci sono andato con Nicola e Roberto. Visto la pesca di beneficienza situata al piano superiore della Casa della Dottrina. Nel 2009 insieme a Renzo ho filmato il molino abbandonato e la chiesa abbandonata nelle vicinanze. Poi ho filmato la meravigliosa bottega di Sereno e fatto videointervista. C’era anche il suo amico Mario. Sono tornato nel 2020 di sera, con l’amico Giorgio. Sotto il tendone c’era una ragazza che mi piaceva, ma è arrivato il temporale, non ho potuto filmare e siamo andati via. +++ SETTEMBRE Prima domenica di settembre, sagra della mela a Begosso. Bella sagra, bel paese in riva all’Adige. Là conoscevo l’amico Franceschi che mi regalava mele e pere. Descriverò adesso una scena che ho visto altre volte nei paesi. Anno 1974 circa. Arrivo in macchina percorrendo la bella strada che da Terrazzo attraversa le distese dei meli. Posteggio davanti alla chiesa e mi preparo per uscire. Davanti a me passa un gruppo di ragazze in bicicletta. Tutte vanno a nascondersi dietro il campanile. Dalla mia posizione, attraverso un piccolo spazio fra il campanile e un edificio, vedo quello che stanno facendo. Le ragazze si spogliano tutte e mettono gonne lunghe e maglie dentro alle borse. Poi indossano minigonne e magliette scollate, escono e vanno verso le giostre. Questa sera, prima di tornare a casa indosseranno ancora i vestiti con i quali erano arrivate. Così le famiglie sono contente di aver lasciato le figlie andare alla sagra con i vestiti lunghi. Anche a una festa a Palesella. Le ragazze mie amiche si sono spogliate in una casa abbandonata e hanno indossato abiti succinti. A me che stavo con loro hanno spiegato: “Facciamo così altrimenti le mamme ci sgridano e dicono che le minigonne sono scandalose perché siamo troppo nude.” Era usuale in quegli anni. In famiglia indossavano vestiti lunghi, poi a casa di una amica o nascoste dietro un platano, si cambiavano indossando vestiti sexy. Succedeva anche a me. A casa non mi permettevano di indossare jeans neri Rifle e camicia a fiori. Perciò tenevo questi indumenti nell’osteria dell’amico Bellintani. Mi cambiavo alla partenza e al ritorno, prima di rientrare a casa. +++ Prima domenica di settembre sagra a Roverchiara. Ci sono andato per anni, in bici lungo la strada tortuosa che partendo da Morubio arrivava sul fiume Bussè. Era meravigliosa prima della costruzione della superstrada. Ricordo pomeriggi meravigliosi sulla piazza. C’era un piccolo cinema dove mi portava papà quando ero bambino mentre lui regolava il proiettore. Successivamente hanno fatto un ballo e adesso non c’è più niente. Una domenica degli anni 70 rimasi vicino all’autoscontro per guardare una ragazza che mi piaceva molto; ma ero timido e mi mancava il coraggio di avvicinarmi e parlarle. La ragazza notò la mia indecisione e disse qualcosa all’amica che stava vicino a lei. Questa fece un gesto e un’espressione che voleva dire: “Non c’è niente da fare se lui non si decide all’approccio.” Ricordo una sera che sono rimasto là finchè il campanile ha battuto 10 rintocchi. Poi sono partito in bici sulla strada rischiarata dalla mezzaluna. C’era fresco e profumo di mele. Sono arrivato a casa esattamente un’ora dopo, alle 11. +++ Prima domenica di settembre sagra a Cologna Veneta. Bella sagra. Ci sono andato per tanti anni insieme a Renzo. La via principale era pieno di folla. Le giostre erano spostate verso la piscina. +++ Prima domenica di settembre sagra a Venera. Di ritorno da Cologna, a volte andavo in motorino alla sagretta di Venera. +++ Seconda domenica di settembre. Sagra a San Tommaso di Orti di Bonavigo Questa bella sagra sull’argine sinistro dell’Adige è ancora attiva anche se non come negli anni ’60 ’70 ‘80. Negli anni 70 ho visto i paracadutisti lanciarsi dall’alto. Uno si è rotto le gambe, è arrivata l’ambulanza e lo ha portato via. C’era l’elicottero e si poteva fare un giro a pagamento. C’erano gli stand con cibi, baracconi con frittelle, bambole, giocattoli, vestiti e mercanzie varie. E naturalmente c’erano le giostre, in quegli anni super affollate. Nella chiesetta sull’argine c’è una parete ricoperta con ex voto. Nel 2015 circa ho filmato. +++ Seconda domenica di settembre sagra a Ronco. Ci sono andato in macchina con i genitori perché papà voleva trovare un suo amico. Il luna park era super affollato di ragazze e ragazzi. Mamma osservò: Quanta gioventù; il mondo non finirà mai.” Papà chiese notizie del suo amico ad alcune persone. Risultò che era morto fulminato in una cabina elettrica. +++ Sagra di Aselogna. Ci sono andato alcune volte in bici. Sagra piccola, il crepuscolo arrivava presto e dovevo ritornare a casa. +++ Terza domenica di settembre sagra della vendemmia a Pressana. Molto bella e ricca: pigiatura uva con belle ragazze che fingevano di pigiare l’uva dentro i tini. Spettacolo musicale con la cantante Rossella. Sfilata di vestiti d’epoca. Un anno ho trovato Teresa. Un’altra volta ho filmato la poetessa Pasqualina Marin. +++ Terza domenica di settembre sagra a Terrazzo. Giostre nel prato in centro. Ho visto la mostra delle mele e una vecchia villa abbandonata. +++ Terza domenica di settembre sagra di s. Andrea di Cologna, sagra della patata. Ci sono andato per anni. Ho conosciuto Antonio Tomba che mi ha mostrato il suo Museo dei Carri Armati. (mio video su youtube). Ricordo i vecchietti dell’osteria che giocavano a bocce. Ricordo la chiesa vecchia che ha un campanile altissimo. Dentro a questa imponente chiesa abbandonata c’era la pesca di beneficenza. Nel campo si facevano giochi e spettacoli. Arrivavano carri di patate, io ne compravo un sacco da 30 kili e Renzo mi aiutava a portarlo in macchina. Il posteggio era lontano, su un campo con le stoppie del mais. Una sera ho mangiato polenta e carne nei tavoli allestiti a destra della chiesa nuova. Un anno ho trovato l’amica Teresa e l’ho portata al bar di Montagnana. Era bella l’atmosfera di quella sagra: la luce gialla del sole settembrino. I sacchi di patate ammucchiati lungo la strada. La polvere, la confusione della gente che mangiava e si divertiva. Non c’erano giostre, ma banchetti. Per rilassarmi andavo sulle panchine del parco incuneato nel bivio fra Asigliano e Roveredo. Alle mie spalle c’era una villa misteriosa e chiusa. C’era anche la fontana per bere. Di fronte a destra, c’era il cortile delle scuole dove le ragazze si esibivano con giochi e danze. Adesso è tutto cambiato e la sagra è estinta +++ Quarta domenica di settembre sagra a Tombazosana. In questo grazioso paesino sulla riva destra dell’Adige c’era una giostra davanti alla chiesa, belle mostre e vendita delle mele oltre a spettacoli vari sotto il tendone. +++ Quarta domenica di settembre sagra di san Michele a Angiari. Pomeriggio fresco col sole giallo dell’autunno. Adesso si mangia pane e cotechino. Giostre con attorno le ragazze che hanno smesso i vestiti estivi e indossano quelli autunnali. Banchetti con cibi vari. In piazza c’è la pista da ballo dove alla sera viene a ballare l’amico Arrigo. +++ OTTOBRE . Prima domenica di ottobre sagra di Belfiore. Pomeriggio nuvoloso, senza sole. Ci sono andato con Renzo negli anni 70 seguendo la strada serpeggiante che parte da Desmontà. A destra c’era la imponente fila di edifici storici, con stemma nobiliare. (che nel 2000 ho filmato). E poi le distese di campi di meli. Siamo arrivati alla sagra piena di folla, con tante ragazze in minigonna nonostante il freddo. Noi abbiamo esplorato il paese, piccolo ma affascinante. La chiesa nuova, la chiesa abbandonata, i dipinti sulle facciate delle case. Abbiamo visitato le mostre delle mele dove ho trovato una penna biro che ho conservato per tanti anni. Alle 5 è arrivata l’oscurità e la pioggia. Noi, al riparo di un cornicione, guardavamo la folla che fluiva incessante, ed era piacevole guardare le ragazze coi vestiti colorati, in bici, incuranti della pioggia, che passavano sulla strada per tornare a casa. Al ritorno la strada era buia e la pioggia diminuiva la visibilità. Ai lati della stretta strada c’erano due fossi profondi. Mi rimane un bel ricordo di quella domenica triste di ottobre, in quel paese vivificato da giostre, bancarelle, esposizioni e tante belle ragazze. Sono tornato in un pomeriggio negli anni 80 e ho fotografato gli stand dei lavori del passato. Giorno di sole tiepido. Sono tornato dopo il 2010 e ho filmato l’interno della chiesa abbandonata, visibile su youtube. In quel periodo, quando le tutte le sagre erano in decadenza o estinte, la sagra di Belfiore conservava tutte le sue attrazioni con giostre, bancarelle di libri e oggetti vari, mostre di mele, pere e strade affollate di gioventù. +++ Prima domenica di ottobre sagra del vino Clinto a Miega. Ci sono andato per molti anni di seguito. Nei primi anni 70 lungo la via del paese c’erano le bancarelle con lupini, castagne, patate dolci, zucche, noci, mele cotogne. C’erano le gare dei campanari che si alternavano a suonare tirando le funi del piccolo campanile. Molti vecchietti indossavano il tabarro Ricordo la sera che arrivò precoce e grigia a Miega. C’erano bambini che piangevano perché non volevano rincasare. Nel pallido sole che tramontava in fondo alla strada si vedeva un vecchietto che camminava traballando, per aver bevuto troppo vino. Tutto era uguale alla poesia “San Luca” di Giacomo Zanella. Negli anni 90 e 2000 sono arrivati capannoni sempre più grossi; c’erano le gare di trattori; al posto delle case vecchie sorgevano villette nuove. Ma la magia di quel piccolo paese è un poco scomparsa. +++ Seconda domenica di ottobre sagra a Sanguinetto dei Rofioi (un dolce tipico). Ci sono andato in motorino. Pomeriggio freddo con poche ragazze, poche giostre. Al ritorno ho preso il raffreddore. +++ Seconda domenica di ottobre sagra a Marega. Ci sono andato con Renzo negli anni 70, passando da Boschi s.Anna. Renzo aveva il raffreddore. Pomeriggio grigio con pioggerellina. Ho posteggiato la macchina poi ci siamo incamminati facendo tutto il giro del paese. Ricordo i due leoni di tufo davanti alla chiesa, le case vecchie e basse con i camini che fumavano. Verso sera la pioggia è aumentata e allora siamo andati a scaldarci nel capannone della sagra dove si beveva buon vino. +++ Seconda domenica di ottobre sagra a Vigo di Legnago. Pomeriggio grigio e freddo. Ho raccontato a Ezio che conoscevo alcune ragazze a Minerbe e gliele avrei presentate. Siamo partiti con la sua Lambretta. A Minerbe Franca stava davanti alla porta di casa. Era bellissima. Capelli lunghi, gonna in velluto, scarpette basse nere di vernice con cinghietta. Non mi ha guardato e mi è mancato il coraggio di parlarle. Partenza per Vigo. La sagra era di fianco alla chiesa. Musica, luci, giostra, ragazze. Era l’imbrunire e faceva freddo. Ho provato a corteggiare una ragazza con le amiche, ma non voleva. Ho insistito e lei mi ha dato uno schiaffo. Le amiche hanno approvato. Alla sera siamo tornati indietro. Ezio era deluso e ha preteso che pagassi la benzina. +++ Seconda domenica di ottobre sagra di san Serafino a Cadelferro frazione di Oppeano. Altra bella sagra autunnale era quella di Cadelferro. Negli anni ’80 la strada era strapiena di folla e c’erano le bancarelle. Pomeriggio freddo di sole con le majorette che percorrevano la via. Bel ricordo +++ Terza domenica di ottobre sagra di san Gallo a Urbana. Sono arrivato a Urbana per la prima volta insieme a Renzo, alla terza domenica di ottobre degli anni 70 forse. Era un pomeriggio freddo, col sole fioco. Nei giorni scorsi era piovuto molto e sulla strada luccicavano le pozzanghere. In un prato giravano una o due giostre. Lì vicino c’era un piccolo edificio quadrato, forse un bar chiuso, con un bel pergolato coi rami senza foglie. C’era una scala esterna che portava alla terrazza sopra al tetto. Io sono salito per vedere la sagra dall’alto. Sul prato due uomini commentavano un fatto appena accaduto: “In che guaio sono finiti quei ragazzi.” Si riferivano ai ragazzi che si erano barricati nel campanile di Venezia e avevano inneggiato al Veneto indipendente. Alle ore 3 circa siamo ripartiti e siamo andati alla sagra di Nichesola che cadeva nella stessa domenica. +++ Terza domenica di ottobre sagra a Anson. 1974 circa, prendo la strada obliqua che parte dalla periferia di Minerbe e arrivo in questo piccolo paese seminascosto nella campagna. Ricordo una lunga fila di ragazze biancovestite, in processione con davanti la statua della madonna. Ci sono andato con l’amico Fausto un altro anno. Negli anni successivi la sagra è stata spostata alla seconda domenica di ottobre. Ci sono andato saltuariamente, in quelle tristi domeniche col sole giallo e basso. C’è l’osteria, la via corta che arriva fino alla chiesetta. Ancora un altro paio di case e poi il paese finisce con un sentiero che si inoltra nella campagna. Dopo il 2000 sono tornato ad Anson con Renzo e la videocamera. Volevo fotografare la processione delle ragazze, ma mi attendeva una grossa delusione. La processione c’era ma era formata solo da vecchiette. Dopo il 2010 ho filmato la grande villa abbandonata in mezzo alla campagna. (miei video su youtube). +++ Terza domenica di ottobre primi anni 80 Sagra di Nichesola. Ricordo con nostalgia questa meravigliosa sagra di un minuscolo paesino sulla riva sinistra dell’Adige. Pomeriggio freddo, tetro e nebbioso. Ho preso la strada a destra, prima di Terrazzo. Ho lasciato la macchina molto indietro perché c’era un gran folla. A piedi sono arrivato fino all’argine dell’Adige. Lungo la strada c’erano banchetti di patate dolci cotte, caldarroste, mandorle, zucche, lupini, arachidi, noci e altro. A destra della chiesa c’era una piccola autoscontro con tutte le vetture occupate e tanti ragazzi attorno che aspettavano di salire. A sinistra c’era una vecchia casa con un lungo tubo obliquo che fumava in continuazione e aveva annerito perfino la parete. Alla finestra del piano superiore stava una vecchia affacciata che guardava fuori. (Questa identica scena l’ho vista anche per molti anni successivi). Ho trovato l’amico Fausto anche lui frequentatore di sagre. Dalla via del centro sono arrivate le majorette. Non magre o mingherline, come mi è capitato di vedere in altre occasioni. Quelle a Nichesola erano vere maggiorate con belle poppe e curve armoniose. Sfilavano per la via verso l’argine attorniate dalla folla che premeva ai lati. Io le guardavo ma l’amico che era con me era scomparso. Quando è ritornato mi ha detto: “Una majorette mi ha sfiorato e io le ho toccato una coscia. Sono andato a masturbarmi.” Salii la scalinata sull’argine del fiume e da lassù ho fotografato la sagra. Sono tornato a Nichesola anche negli anni 90, quando c’era un elicottero che faceva le evoluzioni vicino all’argine. Negli anni successivi la sagra è stata annullata. +++ Terza domenica di ottobre sagra a Asparetto. Estinta la sagra di Nichesola, la sagra di Asparetto durò ancora. In quella terza domenica di ottobre di solito con freddo, pioggia o cielo coperto, ci sono andato con l’amico Efrem, Giorgio. Nel teatro l’amico Giancarlo invitava pittori,scultori con le loro opere. Ricordo Barbara, una bellissima ragazza bionda che creava opere in vetro. L‘edificio parrocchiale ospitava un meccanico che esponevano modellini di macchine funzionanti. Poi altri espositori erano nelle varie sale. Nel cortile c’era il capannone per mangiare. Io mi sono fermato per ammirare e fotografare la piazza, suggestiva sotto il cielo grigio. Sono entrato nella chiesetta, semibuia al crepuscolo e sono salito sulla loggia. All’uscita ho percorso il corridoio fra chiesa e teatro, dominato dalla mole del campanile. Sono arrivato al Luna Park, sull’erba, con gli stand attraenti, colorati e le giostre piene di gioventù. +++ Terza domenica di ottobre sagra a Borgo di Veronella Sagra autunnale, piccola, senza giostre, senza folla, senza ragazze. Ci sono tante bandierine triangolari gialle e rosse tese sopra la via. Le case espongono bandiere gialle e rosse. Io percorro la via filmando. +++ Quarta domenica di ottobre sagra a Bonavicina. Detta la sagra del tabarro perché faceva sempre freddo a fine ottobre. Affollatissima negli anni ’70 e ’80. Ci sono andato per anni, in moto o in auto. Il pomeriggio è nebbioso, con il sole basso e fioco. Costeggio orti sfasciati con peperoni e pomodori marciti. Seguo la riva di un fosso. Camminando a caso arrivo al piazzale della sagra. Qui la luce è grigia perché siamo all’ombra delle case. Ma ci sono le ragazze con vestiti colorati che rallegrano la sagra. La giostra è al completo, gli altoparlanti suonano e la folla continua ad arrivare. Alle ore 5 del pomeriggio c’è freddo e buio e vado via. Per la strada vento gelido di tramontana come se dovesse nevicare. +++ NOVEMBRE Prima domenica di novembre nessuna sagra per la festa dei santi e dei morti. Seconda domenica di novembre sagra a Salizzole. Non ci sono andato perché ero a Minerbe insieme a Franca. Poi la sagra è stata spostata in estate. Era dietro il castello, a quel tempo abbandonato e che io ho esplorato. Ho mangiato un panino all’osteria dove c’era una ragazza che mi piaceva. Poi quella ragazza la ho trovata alla sagra, ma mi è mancato il coraggio di parlarle. +++ Prima domenica di dicembre. Fiera del mandorlato a Cologna. Ci sono andato con Simonetta che ha assaggiato il mandorlato dai banchetti. Io no perché era troppo duro. Giorno freddo, nebbioso con neve per terra. +++ 27 Gennaio 2024 18Marzo 24

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